«La musica classica è per tutti». Se c’è un insegnamento che la 28enne violinista Ginevra Bassetti, portavoce del Trio Hèrmes – formato, insieme a lei, dalla violoncellista Francesca Giglio, 28, e dalla pianista Greta Lobefaro, 24 – vuole che arrivi agli artisti e agli ascoltatori del futuro, è questo. È un compito apparentemente arduo accendere il fuoco della passione in una generazione che ha imparato a considerare questo genere solo come una materia di studio. Ma lei lo “svolge” con entusiasmo.
La divulgazione della classica
«Ogni volta che concludiamo un progetto con le scuole, il risultato è sorprendente» racconta. «Ci chiedono sempre un bis, di saperne di più, di tornare presto». A conquistare è la musica, certo, ma sicuramente anche l’inesauribile energia delle tre ragazze. La stessa con cui, oltre alle attività di divulgazione, si destreggiano tra concerti, registrazioni in studio, tournée internazionali, attività promozionali. È così che hanno trasformato un sogno di bambine in un lavoro e si sono fatte conoscere in tutto il mondo, dimostrando che non c’è niente in grado di fermare chi ha una grande passione.
Il sogno di diventare musiciste, fin da bambine
Come si è avvicinata alla classica?
«Quando andavo alle elementari, un’orchestra di una scuola di musica faceva le prove nelle nostre aule tutti i venerdì. Anche se quel giorno io avevo l’orario lungo, volevo comunque fermarmi ad ascoltarli. A un certo punto ho chiesto ai miei genitori di poter studiare musica. Il resto è storia!».
E le sue colleghe?
«Francesca è figlia di un chitarrista classico e Greta ha entrambi i genitori musicisti, pianisti anche loro».
Quanto è importante la formazione nel vostro lavoro?
«Moltissimo. Il sistema educativo italiano dà poca importanza alla musica, per questo cerchiamo di portare avanti progetti divulgativi collaborando con gli enti musicali. Suoniamo spesso in teatri che organizzano prove aperte per i bambini e coinvolgono le scuole portando le classi a eventi, workshop, talk… Per noi è molto importante, sentiamo l’urgenza di formare il pubblico di domani. Ci sono Nazioni dove la musica è parte significativa ed integrante del sistema educativo: in Italia, purtroppo, le ore dedicate sono poche e spesso ferme alla “vecchia maniera”».

I progetti di divulgazione a cui partecipate funzionano?
«Tantissimo. Spesso i ragazzi ci chiedono di ripetere i programmi che abbiamo suonato, si interessano alla storia dei musicisti o agli strumenti. Non è difficile ascoltare la classica, che per i giovani è anche popolarissima sui social! Basta liberarsi da alcuni stereotipi».
Voi, che lavorate nella musica, cosa ascoltate?
«Ognuna ha i suoi gusti personali, io spazio tantissimo: musica pop, jazz, anni ’80 e ’90. La conoscenza della musica classica ti consente di avere gli elementi per comprendere tutta la “materia musicale”: per chi vuole suonare, serve studiare tanto, l’ascolto, invece, è fruibile a tutti».
Un desiderio comune le ha spinte a lavorare insieme
Come mai avete scelto di suonare in trio?
«Ci siamo laureate in tre conservatori diversi e lontani, ma tutte e tre con il desiderio di fare della Musica da Camera il nostro principale progetto musicale, appassionandoci particolarmente al repertorio per Trio con Pianoforte».
Come vi siete conosciute?
«Il nostro gruppo ha iniziato a formarsi nel periodo del Covid, non ci siamo lasciate scoraggiare dalla pandemia. Allora io e la nostra prima pianista vivevamo a Roma e già suonavamo insieme, coltivando il sogno di fondare un Trio, quando un nostro docente mi mise in contatto con Francesca, napoletana. Dopo una telefonata lei mi ha detto: “Domani mattina sono lì”. Il giorno dopo, alle 7, era già pronta: “Io ci sono, cosa si suona?”».
Qual è il bello di suonare insieme?
«È una grande esperienza di condivisione, fatta di comunicazione, ascolto e rispetto reciprco. Insegna molto sulla vita».
Stare in trio ha insegnato loro che l’unione fa la forza
Cosa avete imparato in questi anni di collaborazione?
«Che l’unione fa la forza, sempre. Ci sono tante possibilità di carriera nel nostro mestiere, per questo è importante essere decise. Serve impegno e tanto sacrificio, insieme si condividono sia le gioie che le paure».
In un trio non c’è il rischio del “due contro una”?
«Quando si tratta di lavoro, siamo quasi sempre d’accordo. Poi, ognuna di noi ha una forte individualità. Penso che questa sia la cifra che ci contraddistingue: anche quando suoniamo si “sentono” le nostre tre personalità».
Secondo il Trio Hèrmes il loro lavoro resta comunque meritocratico
Per le donne, oggi, è ancora difficile farsi strada nel mondo della musica?
«Come in molte altre professioni, anche nel nostro campo molta strada è stata fatta sul discorso della parità di genere e sulla meritocrazia, e tanta ancora se ne può (e deve) fare. Sicuramente essendo tre giovani donne ci rendiamo alle volte conto che, anche nelle piccole e apparentemente banali cose come possono essere lo scegliere un abito da concerto o realizzare delle fotografie promozionali del nostro Trio, qualche pensiero in più rispetto agli uomini sull’essere prese “sul serio” in base a come ci si pone, forse ancora c’è. Come se poi un abito o una foto di copertina di un disco raccontassero qualcosa delle capacità musicali o tecniche. Per fortuna, però, il nostro lavoro rimane piuttosto meritocratico: scollatura o meno, sul palco devi dimostrare di essere capace e pronta».
E i riconoscimenti?
«Come dicevo, il nostro è un lavoro che non perdona: o sei preparata o non lo sei. E se non lo sei, vieni scoperta subito: chi ha investito su di te non ti chiama più. Anche quelli che inizialmente pensano di poter trovare una scorciatoia non arrivano tanto lontano».
Sono in partenza per importanti tournée internazionali
C’è qualcuno con cui vorreste collaborare?
«Quest’anno è già successo, abbiamo avuto delle collaborazioni artistiche nel nostro settore molto importanti. Io mi occupo anche della parte manageriale e di ideazione dei progetti, lavorando con vari festival in Italia e all’estero. A brevissimo partiremo per due grandi tournée internazionali: Cina e America, con una tappa in collaborazione con la Carnegie Hall di New York. Oltre a questo, inizierà un progetto europeo della durata di 5 anni (MERITACubed, ndr) che nel nostro specifico caso sarà dedicato alle figure femminili, al quale teniamo particolarmente: è fatto di concerti, contenuti multimediali, podcast, in partnership con importanti enti culturali. Ultime, ma non per importanza, le tappe promozionali del nostro debutto discografico: Ildebrando Pizzetti: Piano Trio, Works for Violin, Cello & Piano è uscito a febbraio ed è dedicato alla musica da camera italiana».
È un album di inediti?
«Sono brani che sono stati già eseguiti (Pizzetti è un compositore della prima metà del ’900, ndr)ma per la casa discografica per la quale abbiamo inciso, Brilliant Classics, è in effetti la prima volta che vengono pubblicati: in questo senso è unico!».
Solo i pregiudizi tengono lontani i giovani dalla musica classica
Ciò che racconta Ginevra Bassetti del Trio Hèrmes lo confermano i social: a tenere i ragazzi lontani dalla musica classica sono solo vecchi stereotipi. Basta fare un giro su TikTok. Tra i sottofondi più popolari ci sono il Dies Irae di Giuseppe Verdi (201.500 post), L’Inverno di Antonio Vivaldi (75.600 post), Romeo e Giulietta di Sergei Prokofiev (44.600 post), e il Notturno 2 di Fryderyk Chopin (ben 11 milioni!). La drammaticità che comunicano le orchestre è perfetta per enfatizzare le emozioni dei video-meme, la tensione che gli archi costruiscono si presta per vlog di ogni tipo.
Sempre più giovani italiani partecipano ai concerti di classica
Non solo. Sempre più dj sorprendono le folle con un intermezzo di classica o un remix: sono virali, per esempio le versioni techno delle Quattro Stagioni del dj australiano Corbin. E negli ultimi anni anche la musica pop ha cominciato a strizzare l’occhio alla classica. Un esempio è Berghain, il primo singolo tratto dall’album Lux di Rosalía, che la cantante spagnola ha “spoilerato” rilasciando online lo spartito prima del brano. I numeri confermano il trend. Il primo studio globale realizzato da Candlelight – che organizza concerti a lume di candela (candlelightexperience.com/italy) – rivela che nell’ultimo anno Millennial e Gen Z italiani hanno fatto registrare la partecipazione a concerti di classica più alta d’Europa. Lo studio, che analizza le abitudini di oltre 8.000 persone in 10 Paesi, dice che il 57% degli italiani vi ha assistito almeno una volta nella vita, percentuale che sale addirittura al 96% tra gli under 45.
Nonostante gli stereotipi la classica non è mai stata così pop
Le ragioni di questa passione? Lo studio conferma il ruolo chiave dell’educazione scolastica: il 45% degli intervistati dichiara di essere legato alla musica classica come studente, insegnante, musicista dilettante o professionista, oppure attraverso parenti e amici. Ma la parte più interessante è quella legata agli ostacoli alla fruizione: il 29% di chi non ha mai partecipato a un concerto dice semplicemente essere disinteressato, però tanti lamentano la mancanza di un’offerta musicale nelle vicinanze (23%), il costo elevato dei biglietti (21%), il non possedere conoscenze sufficienti (23%). La musica classica non è mai stata così pop, ma serve una vera rivoluzione per abbattere definitivamente lo stereotipo che la vuole inaccessibile.