«È strano come a volte le cose, semplicemente, accadono». È con questo tono scanzonato, tra casualità e incoscienza, che inizia il racconto del recupero di Poveglia – isola di 7 ettari che fa parte della laguna di Venezia – da parte di un’associazione creata dai cittadini. Poveglia per tutti (povegliapertutti.org), così si chiama, dallo scorso agosto è riuscita ad ottenerne la concessione per sei anni, dopo oltre dieci di resistenza nei confronti del Demanio.
L’associazione Poveglia per tutti è nata per salvare l’isola
Ma andiamo con ordine. «Di sicuro quella mattina di aprile del 2014, in un bar della Giudecca, nessuno dei presenti si sarebbe mai aspettato di imbarcarsi in una simile avventura, indignati di fronte al trafiletto di un quotidiano locale dove si annunciava l’asta, a zero euro e senza nemmeno interpellare i cittadini, per la concessione di Poveglia per 99 anni. Una vendita, di fatto» ci racconta Patrizia Veclani, cofondatrice, nel 2014, di Poveglia per tutti.

«Non ci volevamo credere: Venezia è impensabile senza le sue isole, è la “città di isole”, alcune collegate tra loro, altre no, ma ognuna con la sua funzione. Così si è deciso di fare una colletta. L’obiettivo era 20.000 euro: in poco tempo, ne abbiamo raccolti 460.000, con lo slogan “99 euro per 99 anni”. Il passaparola è stato immediato. Una famiglia veneziana su cinque ha contribuito alla causa. Pescatori, artigiani, architetti: la raccolta fondi è stata trasversale. Tutti ci siamo sentiti subito parte della stessa community e con un solo obiettivo: che Poveglia continuasse a essere un pezzo della mappa cittadina».
Nonostante la burocrazia l’associazione ha continuato la sua lotta
E come è andata finire?
«Il Demanio ha rifiutato l’offerta maggiore ricevuta, che non era la nostra, ma quella privata della holding Umana Spa, perché da loro considerata incongrua, lasciando Poveglia in balìa del suo futuro incerto».
Questo è stato solo il primo passo di un percorso accidentato, che però vi ha condotto, pochi mesi, fa a centrare il vostro obiettivo. «Sì, l’associazione ha fatto altri tentativi di richiesta della concessione di Poveglia, nel 2021 e nel 2023, senza successo. Le lungaggini burocratiche ci hanno rallentato, ma mai messo un freno. Anzi: abbiamo presentato al Demanio un piano di recupero dell’area verde e più selvatica, sull’isola nord (Poveglia è divisa in tre piccole isole, di cui due collegate da un ponte, mentre l’altra è artificiale, a forma di ottagono, ndr) realizzato con il contributo di botanici esperti e secondo i principi della biodiversità, con l’obiettivo di creare un parco lagunare accessibile a tutti, oltre a stringere partnership con istituzioni locali, internazionali e università».
A Poveglia vengono organizzati eventi
«Nel frattempo, chiedendo delle concessioni giornaliere, abbiamo anche continuato a tenere viva l’isola con eventi, tipo la Sagranomala, ogni anno a giugno, e poi a pulire dove altrimenti l’accumulo di spazzatura, non ci sono bidoni, perché gli operatori ecologici non passano, anche trasportata dal mare, non avrebbe più permesso ai cittadini di godersela, anche solo per una passeggiata col cane o un picnic. Invece noi volevamo mantenere viva Poveglia nell’immaginario cittadino come luogo di ritrovo per la comunità, scongiurando in tutti i modi un suo oblio progressivo».
Un grande esempio di empowerment comunitario. Ma da dove avete tirato fuori l’energia e lo stimolo per andare avanti, nonostante gli intoppi?
«Siamo oltre 4.000 iscritti al momento, e la forza l’abbiamo davvero trovata nel gruppo. Ci siamo divisi i compiti, anche in base alle capacità professionali di ciascuno. Architetti, legali, ingegneri, tutti hanno messo a disposizione il loro sapere. Non solo: in questo percorso di condivisione, non ci siamo improvvisati ma ci siamo fatti guidare da esperti di processi partecipativi che ci hanno istruito sui metodi di confronto più costruttivi, senza creare gerarchie tra di noi. L’avventura iniziata al bar si è quindi evoluta in un esperimento innovativo e socialmente rivelante per il recupero di terreni urbani. Tanto che l’Università di Verona, finanziata dal Pnrr, sta portando avanti un progetto di ricerca proprio per valutare l’impatto sociale, ambientale, storico-culturale ed economico della valorizzazione di Poveglia da parte della comunità».
La svolta è avvenuta la scorsa estate
E quando si è sbloccata la situazione a vostro favore?
«Ad agosto del 2024 abbiamo inoltrato una nuova richiesta per la concessione di sei anni sempre dell’isola nord. A novembre, il Tar del Veneto si è espresso a nostro favore dopo che avevamo fatto ricorso per l’ennesimo rifiuto da parte del Demanio. E infine, ad agosto di quest’anno, abbiamo ottenuto l’ok per poter creare il parco lagunare finanziato dall’associazione».
Sei anni non sono tanti. Quali saranno i vostri prossimi passi?
«Iniziamo dalle cose piccole, ma indispensabili, come costruire un pontile di sbarco, degno di questo nome, per poter far arrivare, in tutta sicurezza, i materiali necessari per far partire i lavori. Nelle nostre mire c’è anche la concessione dell’isola sud, dove si trovano gli unici edifici e che al momento non è accessibile. In più, da non trascurare: questa concessione ci dà una grande possibilità, che prima non avevamo, cioè quella di partecipare ai bandi di finanziamento europei, in modo da poter contare non solo sulle donazioni degli associati. Ci tengo a sottolineare poi, in merito a questi ultimi, che, dal 2014 a oggi, nell’attesa di centrare l’obiettivo, nessuno ha rivoluto i suoi soldi indietro, che quindi sono stati vincolati. In un clima di totale fiducia, tutti hanno creduto in un sogno, diventato realtà».
L’isola è stata abbandonata per 50 anni
Poveglia si trova a sud della laguna e per i veneziani è sempre stata l’isola delle domeniche in barca e delle grigliate. Sulla sua superficie ci sono un campanile, qualche edificio, degli orti e una colonia di conigli. È rimasta abbandonata per oltre 50 anni, dopo essere stata, nei secoli, avamposto militare, stazione sanitaria marittima di quarantena per la peste e sede di un ospizio. Sono stati studiati vari progetti di recupero, mai attuati. Nel 2014 è stata messa all’asta dallo Stato attraverso l’agenzia del Demanio: era già successo ad altre isole della laguna sud poi acquistate da privati e trasformate in resort di lusso. È così che un gruppo di cittadini si è mobilitato creando l’associazione Poveglia per tutti.