L’introduzione nella scuola secondaria di primo grado (scuole medie) di percorsi di educazione sessuale e affettiva è al centro di un acceso dibattito politico. La Lega, presentando un emendamento alla Camera, ha fatto dietrofront sul disegno di legge «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico» voluto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: sarà eliminato il divieto per le scuole medie di organizzare corsi di educazione sessuale e affettiva ma – come prescritto per le scuole superiori – sarà necessario avere il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico. Resta invece il divieto per la scuola dell’infanzia ed elementare. L’ok in prima lettura al testo è atteso tra mercoledì 12 e giovedì 13 novembre dopodiché il provvedimento andrà in Senato per ricevere l’approvazione definitiva.

La marcia indietro della Lega

Era stata la deputata leghista Giorgia Latini a firmare, un mese fa, l’emendamento che vietava l’inserimento dell’educazione sessuale alle scuole medie, un’azione che aveva scatenato critiche non solo nell’opposizione, ma anche nel mondo della scuola. Alla luce della generale perplessità, è stata la stessa Latini a presentare l’emendamento all’articolo 1 del ddl, che al comma 5 chiede di sostituire le parole «per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado» con le seguenti «per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria», si legge nell’emendamento.

Il relatore del ddl: «Famiglie siano informate su relatori e materiale didattico»

«Il ddl sul consenso informato non vieta l’educazione sessuale, che è già previsto nelle indicazioni nazionali», ha dichiarato Rossano Sasso, deputato della Lega e relatore del Ddl, che ha aggiunto: «Giusto che a scuola si parli con adolescenti e ragazzi di malattie sessualmente trasmissibili, di gravidanze indesiderate e di educazione all’affettività e al rispetto. Questo lo si fa già e anzi, il ministro Valditara lo sta potenziando». «Quello che vietiamo – le parole dell’esponente leghista – sono le distorsioni ideologiche care alla sinistra: grazie a questa legge fortemente voluta dalla Lega, non potranno più entrare a scuola attivisti ideologizzati trans e Lgbt, drag queen, porno attori privi di competenze pedagogiche, per parlare a bambini e ragazzi di fluidità di genere, di utero in affitto e di confusione sessuale. Per i ragazzi più grandi chiediamo solo che le famiglie vengano informate preventivamente su contenuti, relatori e materiale didattico utilizzato».

L’opposizione: «Governo vuole la scuola dei tabù»

Il Partito democratico ha criticato senza mezze misure la modifica presentata dalla Lega. «Dal disegno di legge Valditara è stato tolto il divieto all’educazione sessuale alle scuole medie – ha spiegato l’eurodeputato dem Alessandro Zan – ma subordinarne l’insegnamento, così come alle scuole superiori, al consenso dei genitori resta una scelta incomprensibile. In quasi tutti gli Stati europei l’educazione sessuale è obbligatoria, mentre in Italia il governo Meloni vuole la scuola dei tabù». Anche la deputata Pd Irene Manzi ha sottolineato le carenze del provvedimento sul fronte dell’educazione dei giovanissimi all’affettività e all’educazione sessuale: «È evidente che Valditara e la Lega, di fronte alle critiche diffuse e all’imbarazzo crescente, abbiano dovuto cambiare posizione almeno rispetto a questo aspetto. – ha affermato Irene Manzi – Non basta un correttivo a cancellare l’errore di fondo: quello di pensare che la scuola debba tacere su tutto ciò che riguarda la crescita emotiva, relazionale e sessuale degli adolescenti». Secondo la deputata del M5s, Daniela Morfino, «la maggioranza si è svegliata di colpo sull’educazione affettiva e sessuale con un correttivo dell’ultimo minuto non per convinzione, ma per pura pressione. Non è illuminazione, è paura di un autogol politico».

Le implicazioni pratiche per scuola e studenti

Per gli studenti della scuola secondaria di primo grado l’organizzazione di corsi di educazione sessuale e affettiva dovrà dunque sottostare alla procedura di informazione e consenso delle famiglie. Le istituzioni scolastiche dovranno adeguarsi ai nuovi criteri: comunicazione preventiva alle famiglie, trasparenza sui temi trattati, coinvolgimento dei docenti, predisposizione di attività alternative per chi preferisce non partecipare. I sostenitori della norma affermano che si rafforza il ruolo delle famiglie e si evita che la scuola diventi terreno per «indottrinamenti». Al contrario, le opposizioni temono che la condizione del consenso e l’esclusione di esperti esterni nelle medie possano ridurre drasticamente l’efficacia dei percorsi previsti, limitando l’accesso a informazioni fondamentali per la salute e la formazione relazionale degli adolescenti.