Ci sono tre illustrazioni, colori accesi, esprimono la felicità di una famiglia al mare, in montagna, al parco. Tutto bene? No. Il figlio è palesemente distaccato, con un cellulare in mano. Sono le immagini della cam-pagna The Unseen Risk, voluta dalla Fondazione Carolina, e realizzata con il contributo dell’agenzia Mynd, per mettere in guardia i genitori dalle insidie del web. Che noi, adulti, non conosciamo completamente. «Questa è la prima generazione nata e che sta crescendo in una modalità totalmente online» spiega Ivano Zoppi, segretario nazionale di Fondazione Carolina. «Web, social network e piattaforme streaming per loro rappresentano la quotidianità. Ma, nel bene e nel male, proiettano il minore su dimensioni e linguaggi non sempre alla portata degli adulti. Con insidie e trappole difficilmente valutabili al momento e che possono trascinare i ragazzini in situazioni pericolose».
Cyberbullismo e adolescenza
L’adolescenza è una fase di cambiamento, che porta a curiosità e alla costante ricerca di gratificazioni. Il problema oggi è l’abuso dei device. Se lo schermo diventa un mondo in cui ci si addentra da soli, quotidianamente e senza l’aiuto e lo sguardo degli adulti, ci espone al rischio di subire violenze e prevaricazioni di ogni tipo: dal cyberbullismo alla pedofilia. «Gli sforzi in atto sono rivolti alla ricerca di chiavi di lettura da offrire ai genitori, per accompagnare, affiancare, partecipare e vigilare la presenza dei minori online» continua Ivano Zoppi. «Abbiamo anche ideato il Progetto Connessioni delicate, in collaborazione con i pediatri italiani, per integrare nelle visite di controllo una riflessione sull’accesso agli schermi e l’uso dei dispositivi».

Quali sono i rischi dell’utilizzo di internet in adolescenza
I dati del Centro studi di Fondazione Carolina attestano una presenza online nella fascia di età 11-14 anni, che si aggira tra le 6 e le 8 ore al giorno. Durante le vacanze estive, la media aumenta fino a superare le 10 ore di connessione. Per gli over 14 il dato tocca punte massime di 13 ore al giorno collegati al web. Videogame, contenuti streaming e chat sono le attività più diffuse. All’inizio il web ha una funzione “terapeutica”, i like fanno sentire importanti. Ma in breve tempo, l’effetto diminuisce e per stare bene bisogna alzare l’asticella, andare oltre, cercare nuove emozioni. Ed è da qui in poi che è alto il rischio di subire violenze da parte dei coetanei, di cadere in mani sbagliate, di entrare in contatto con persone pericolose che si tratti di pedofili, maniaci, truffatori. «La dipendenza da Internet con ciò che porta con sé, come il ritiro sociale, rappresenta la migliore difesa che l’adolescente di oggi mette in atto per affrontare le angosce profonde della fase di blocco evolutivo caratteristica dell’età» spiega Marco Bernardi, psicologo psicoterapeuta e coordinatore dell’equipe psicologica del Centro RE.TE di Fondazione Carolina. «Non ha più voglia di andare a scuola, di frequentare gli amici, le vacanze diventano un fastidio. Scatta la sensazione di essere solo, incompreso e si rifugia sui social».
Come ricostruire la complicità tra genitori e figli
Le storie ormai sono all’ordine del giorno. Da chi si “fidanza” con la voce dell’intelligenza artificiale, a chi è coinvolto in competizioni pericolose. È brutale ammetterlo, ma lasciati soli davanti a uno schermo, i nostri figli corrono il rischio di interiorizzare che “essere fighi” significa scommettere, ostentare soldi, fumare live per sei ore o trovare risposte sbagliate in adulti che usano i social per adescare, promuovere, manipolare. È proprio in estate che spesso i genitori si rendono conto che qualcosa non va. E se hai l’istinto di strappare il cellulare dalle mani di tuo figlio e farlo letteralmente volare in mare, sei in buona compagnia. Ma non è la strada giusta. «Le imposizioni non servono, al contrario, provocano un peggioramento del figlio, che si chiude ancora di più nel suo mondo (virtuale)» sottolinea il dottor Bernardi. «Bisogna invece arrivare a dei compromessi, che non escludano l’esistenza del cellulare». Sì allora a coinvolgerlo nelle scelte, fare leva sui suoi interessi senza fermarsi al primo “no”. La proposta di una gita in barca, ad esempio, con la prospettiva di tuffi e di snorkeling in mare aperto, il pomeriggio insieme in un centro benessere, si trasformano nel primo passo verso il ritorno a quella complicità unica tra genitori e figli, in una forma di distrazione dalla dipendenza digitale.
Come accorgersi che l’adolescente è vittima di cyberbullismo
Fai attenzione anche se tuo figlio ultimamente ignora il cellulare. Non sempre è un segnale positivo. «Bisogna osservarne il comportamento» dice Bernardi. «La paura, se non addirittura il terrore, sono palpabili dal genitore, traspaiono dallo sguardo. In questo caso significa che ha subito una minaccia, un’aggressione virtuale, oppure che ha visto delle immagini cruente, terrorizzanti. Qui non c’è una regola. Bisogna affidarsi all’istinto, trovare il contatto, agire con dolcezza e pazienza, affinché ci sia l’apertura. L’esperienza che abbiamo maturato nel corso degli incontri con adolescenti, per esempio, ci ha dimostrato che in questi casi desiderano fortemente l’aiuto da parte dei genitori, anche se non lo esprimono a parole».
Come aiutare un adolescente vittima di bullismo
Le vacanze dunque possono essere il giusto momento per aiutare i propri figli a utilizzare il cellulare in modo più salutare. «I genitori non devono trasformarsi in psicologi, ma, come dicevo, coinvolgerli nella quotidianità, riportandoli in questo modo nella realtà» dichiara Ivano Zoppi. «Nelle situazioni più critiche ci sono gli interventi educativi. Negli ultimi due anni abbiamo seguito circa 300 casi, senza ricadute. Durante i colloqui e le attività di gruppo, il cellulare viene lasciato da parte. E, a differenza di quanto si possa pensare, non si manifestano problemi legati all’astinenza. Anzi. Ho ancora in mente una ragazza che mi ha confessato di avere sentito solo la mancanza di WhatsApp, perché voleva raccontare alla sua amica cosa stava facendo». Da sfatare anche il preconcetto sull’incomunicabilità tra generazioni. Fondazione Carolina ha attivato un progetto in Umbria, coinvolgendo donne anziane che vivono in luoghi isolati. Due volte alla settimane si ritrovano in una casa comunità insieme ai ragazzi che vengono coinvolti in attività come cucinare o svolgere lavori manuali. «Sono relazioni vere, esperienze condivise, che riportano all’utilizzo consapevole dello smartphone» conclude Zoppi. «L’obiettivo non è escluderlo dalla quotidianità perché è uno strumento importante. Ma riportarlo a una condizione di uso e non di abuso».
L’esempio parte dai genitori
Impara a tutelare il benessere psico-fisico di tuo figlio.
- Non chattare o inviare mail mentre siete insieme, perché amplifica l’importanza del web. Soprattutto a tavola. Un’indagine condotta da Fondazione Carolina con le società pediatriche, ha rivelato che sette famiglie su 10 utilizzano i device durante i pasti o l’allattamento.
- Non delegare all’intelligenza artificiale la lettura della favola serale. Sempre la stessa indagine, rivela che è un’abitudine per otto famiglie su dieci. Ma attenzione. La voce dei genitori, l’interazione con i libri, trasmettono ai bambini valori che non possono essere replicati dalla tecnologia. E questo può condizionare negativamente il percorso di crescita.