Cambia la società e cambiano anche le forme di bullismo, specie tra i giovani. Se fino a qualche anno fa si poteva manifestare in forme soprattutto fisiche, con spintoni o aggressioni verbali, oggi che la vita di bambini e ragazzi (ma anche adulti) è vissuta in buona parte online, ecco che anche il bullismo cambia pelle. Uno dei fenomeni più recenti è l’esclusione dalla chat, specie di WhatsApp o Instagram, che in inglese ha un nome specifico: Everyone Except, dal titolo di un cortometraggio che sta facendo discutere.
Everyone Except: quando si è esclusi dalle chat
Lo short film, lanciato da KPN, ha sollevato un velo su un fenomeno crescente: l’esclusione – soprattutto dei giovani, ma non solo – dalle chat di messaggistica di gruppo. La compagnia olandese, già in prima linea su temi sensibili come la violenza (sempre sua la campagna contro l’online shaming), ha posto l’attenzione su una nuova forma di bullismo, che secondo i dati interessa quasi 1 ragazzo su 4. Si chiama, appunto, Everyone Except”, che tradotto letteralmente significa “Tutti tranne…” a indicare quel comportamento che porta a tagliar fuori qualcuno dalle conversazioni di gruppo, un po’ come un tempo si faceva quando non si invitava qualcuno a qualche incontro o uscita fra amici.
Dai cortili al mondo di internet
«Mentre in passato il fenomeno del bullismo era principalmente visibile nei cortili scolastici, oggi si sta spostando all’interno delle chat di gruppo. L’esclusione online è così divenuta la forma invisibile di bullismo di questa generazione», ha spiegato Bartho Boer, chief brand, communications and csr di KPN. Per sensibilizzare sul problema la compagnia ha lanciato la nuova campagna antibullismo: «La consapevolezza che gli spettatori possono fare la differenza rappresenta il fulcro creativo di questa campagna e rispecchia la nostra responsabilità sociale nel promuovere un internet che unisca le persone, anziché escluderle», ha aggiunto Boer.
Come si esclude qualcuno dai gruppi
Come mostra lo short film, le modalità di esclusione sono differenti, ma la più frequente consiste semplicemente nel cambiare il nome della chat di gruppo, oppure nel crearne una ex novo, senza includere qualcuno. Chiaro il messaggio dell’agenzia Dentsu Creative Amsterdam e della casa di produzione Dark Alley Pictures, che esortano tutti – in particolare i giovani – a opporsi nel caso in cui assistano a fenomeni di esclusione di questo tipo, rompendo il silenzio e chiamando a una mobilitazione collettiva: «Difendiamoci a vicenda, anche online», è lo slogan che viene promosso.
Everyone Except, esclusi dalle chat: i danni psicologici
A indicare la portata del fenomeno sono i dati Istat, secondo i quali una pratica come l’Everyone Except colpisce soprattutto le ragazze (nella misura del 12% rispetto all’8,5% dei maschi), mentre i ragazzi sono tutt’oggi più spesso vittime di bullismo sotto forma di offese e insulti, anche online. Uno degli effetti psicologici più diffusi è invece comune a prescindere dal genere: la solitudine, della quale parla anche la cantautrice olandese S10, tra le voci emergenti del panorama musicale dei Paesi Bassi e non solo. «La mia canzone esprime la solitudine e la tristezza davanti alla pressione che il mondo digitale può esercitare sui giovani. Quando si diventa oggetto di ostilità online, l’esperienza può apparire interminabile, come se non dovesse mai finire», ha sottolineato l’artista.
Come aiutare i giovani a uscire dall’isolamento
Di fronte a sofferenze di questo tipo a volte i genitori non sanno come intervenire in soccorso dei figli, ammesso che se ne accorgano: «Purtroppo dipende molto dall’età: oggi lo smartphone viene dato sempre prima anche a bambini delle elementari e il rischio è di non sapere quale uso ne facciano, per ore», commenta Nan Coosemans, family coach, fondatrice di Younite, che si occupa di relazioni all’interno delle famiglie con adolescenti. «Un genitore credo abbia il diritto, ma anche il dovere, di interessarsi, anche se io stessa vedo la differenza tra i miei figli di 21, 19 e 7 anni. A un adolescente è difficile chiedere cosa stia facendo esattamente, ma è giusto interessarsi, anche in forme differenti», spiega Coosemans.
I campanelli d’allarme
«Rispetto al passato, quando magari il bullismo si esercitava solo in classe o nei corridoi, durante l’orario scolastico, oggi è più difficile intercettare un problema, anche se qualche segnale è sempre possibile coglierlo: ad esempio, se si nota che il figlio o la figlia cambia abitudini o modo di vestire o comportarsi; se inizia a chiudersi e preferisce non uscire, o se non si lascia andare, non curandosi più. Questi sono tutti potenziali campanelli d’allarme che devono spingere a parlare con i figli. La parola d’ordine, a qualsiasi età, è mantenere aperto il dialogo, magari anche in forma indirette: per esempio, si può prendere spunto da qualche caso di cronaca, per affrontare un tema che riguarda i giovani. D’altro canto questo fenomeno spesso è associato alla FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di essere tagliati fuori da qualcosa che avviene online», suggerisce la family coach.
Un problema che può riguardare anche gli adulti
«Purtroppo spesso queste forme di bullismo, in chi le attua, sono la conseguenza di comportamenti che si “imparano” a casa: quante volte può capire che siano gli adulti a bullizzare con un linguaggio aggressivo, in auto per esempio, o al lavoro, magari poi raccontandolo in casa – prosegue l’esperta – Il primo passo, quindi, è evitare questi comportamenti già in famiglia. In qualche caso, sempre più spesso, anche gli adulti sono vittime a loro volte di esclusione, come capita nelle chat d’ufficio. Può essere molto frustrante e, se non se ne parla o non si chiede aiuto, il rischio è di minare l’autostima».