“Un attimo” è il suo mantra, e lo ripete con voce un po’ stizzita a qualsiasi richiesta: “Vieni ad apparecchiare?”, “Metti giù il telefono?”, “Vestiti che usciamo”. Refrattario all’uso di grucce e ripiani, ha il pavimento della camera ricoperto di libri, scarpe e abiti – un groviglio di vestiti puliti e sporchi, che tocca al tuo naso cercare di sbrogliare. Quando gli chiedi come sta, se non ti accontenti di un “bene” sparato lì, senza convinzione, rischi che se la prenda manco lo costringessi a sottoporsi alla macchina della verità. È svogliato, scontroso, indolente e pure egoista. Se hai un figlio teenager, è probabile che tu abbia – assieme alla nostra solidarietà – piena contezza di quello di cui stiamo parlando. Ma la maleducazione degli adolescenti, come stiamo per scoprire insieme, ha una spiegazione e uno scopo, addirittura evolutivo.

La maleducazione degli adolescenti: e se c’entrasse l’evoluzione?

Quello che per noi, in genere, è semplice – alzarsi, piegare i maglioni, contare fino a tre prima di parlare – per gli adolescenti è la scalata dell’Everest. «Non è tanto svogliatezza: è il cervello che li porta altrove, letteralmente» spiega Valentina Vicari, psicologa clinica e della riabilitazione per bambini, adolescenti e genitori (su Instagram @imperfettavale). «Fino ai 25 anni d’età, la mente si riorganizza per spingere i ragazzi fuori dal nido: un piccolo capolavoro evolutivo finalizzato a evitare che restino per sempre tra coccole e storie della buonanotte. Chi lascerebbe altrimenti il comfort dell’infanzia? Madre natura li “resetta”: azzera la voglia di routine e aumenta la fame di novità, rischio e scoperta. È il motore dell’evoluzione, ma anche la fonte di preoccupazioni per mamma e papà. Quella spinta a sfidare, rimandare o sperimentare non è solo ribellione: è biologia. Capirlo non significa giustificarli, ma imparare a reagire nel modo giusto».

Sono litigiosi e polemici per testare il loro valore. Ma c’è un limite

Litigano per niente, si infiammano in tre secondi, e tu resti lì a chiederti se valeva la pena di urlare così perché sono finiti gli yogurt. «Nel cervello degli adolescenti, il sistema limbico – quello che genera ed elabora le emozioni – è particolarmente reattivo, mentre la parte più razionale è ancora in fase di costruzione. Risultato: presi anche dal desiderio di testare opinioni e valori, vivono tutto con un’intensità speciale» dice Vicari. «Il compito degli adulti non è soffocare la rabbia – né arrabbiarsi a loro volta – ma aiutare i ragazzi a gestirla, rappresentando un porto sicuro dove possono “allenarsi” a esprimere le proprie emozioni, anche sbagliando. Non vuol dire che tutto è concesso: una volta che si sono rasserenati, mantenendo la calma, dovremmo chiarire che li capiamo, ma che il loro atteggiamento aggressivo o irrispettoso non ci è piaciuto». Loro sono la tempesta e noi dobbiamo restare il faro.

Temporaneamente egoisti per costruire la propria identità

Sembrano egoisti, impermeabili a tutto quello che non riguarda direttamente il loro mondo. Di fronte all’adolescente che alza gli occhi al cielo se gli dici che sei stanca e ti serve una mano in cucina, ti manca il bambino che correva ad abbracciare il nonno. «Anche qui c’è una spiegazione: in questa fase, il cervello dei ragazzi lavora a tempo pieno per costruire l’identità personale» dice la dottoressa Vicari. «Non è vera indifferenza: il loro sguardo non si restringe per cattiveria, ma perché la priorità passa dall’accudimento familiare alla ricerca di sé, della propria indipendenza e dell’appartenenza al gruppo dei coetanei. Il compito degli adulti è continuare a mostrare, con il buon esempio, che i legami hanno sempre bisogno di reciprocità».

La sbadataggine può essere il seme della creatività

Le chiavi, il caricabatterie, la felpa, la testa: perdono tutto. E quando parli, sembrano altrove. «Anche in questo caso, non è reale disinteresse» suggerisce la psicologa. «La parte del cervello che gestisce pianificazione, memoria e attenzione è ancora in fase di costruzione, mentre quella che cerca stimoli ed emozioni lavora a pieno ritmo: gli adolescenti inseguono la novità e tendono a scordarsi la realtà. Può essere snervante, ma è anche il seme della creatività e del pensiero originale. Senza i ragazzi che sembrano avere la testa tra le nuvole, non avremmo sogni, idee, rivoluzioni. Il punto è aiutarli a mettere ordine senza tarpare quella leggerezza: piccole routine, promemoria, limiti chiari ma non punitivi. Perché la loro testa funziona alla grande, anche se, al momento, è in orbita verso il futuro».

Quella voglia di esplorare e di mettersi alla prova (e nei guai)

Spericolati, impulsivi, attratti dal rischio come falene dalla luce. Gli adolescenti sembrano cercare il pericolo, invece di evitarlo. «E in parte è vero: come abbiamo visto, il loro cervello è programmato per spingerli a esplorare e mettersi alla prova» osserva Vicari. «È la spinta evolutiva che ci ha fatto scoprire continenti e inventare mondi, ma che oggi si traduce in impennate in scooter e sfide su TikTok. Il compito dei genitori è aiutare i figli, fin da piccoli, a fidarsi del proprio sentire e a pensare con la propria testa, costruendo quella voce interiore che dice “ok, questo no”. Un’attitudine alla prudenza che nasce dalla consapevolezza che, anche quando sbagliano, a casa troveranno comprensione e aiuto, non solo persone pronte a giudicarli».

La maleducazione degli adolescenti nel disordine che regna sovrano

Il disordine è una forma di linguaggio. Camere che sembrano sul punto di esplodere, mucchi di vestiti e tazze sporche sul comodino: tutto grida “questo è il mio rifugio, qui comando io”. «Ed è proprio così: quello è il primo spazio in cui il ragazzo sperimenta l’autonomia» interviene la psicologa. «Il segreto? Non vivere il caos come un affronto personale e cercare – anche qui – di dare il buon esempio: prima o poi, i nostri figli capiranno che prendersi cura del proprio ambiente è anche un modo per occuparsi di sé stessi e di chi li circonda».

Stravaccati sul divano alla ricerca di una pausa di decompressione

Michele Serra ci ha scritto un libro dal titolo azzeccatissimo: Gli sdraiati. «Gli adolescenti sembrano avere addosso una stanchezza cronica: possono risultare irritanti, ma quell’inerzia da divano spesso è il contraccolpo di una giornata molto più sfiancante di quanto immaginiamo» chiarisce l’esperta. «A scuola i ragazzi devono stare seduti, zitti e concentrati, e per riuscirci utilizzano – con fatica – la parte del cervello prefrontale, deputata all’organizzazione e all’autocontrollo. Quando tornano a casa, crollano. Non è menefreghismo: hanno bisogno di una pausa di decompressione, uno spazio sicuro dove rilassarsi. Se non possono farlo accanto a chi li conosce e li sostiene, dove dovrebbero farlo?».