La premessa lascia pochi dubbi: «Noi genitori Millennials cresciamo i figli nell’epoca più stressante e isolata di sempre». È il titolo di un post su Instagram, destinato a dividere, se non altro perché è completato da un’altra osservazione: «Lo facciamo alla grande». La tesi è che i genitori Millennials si ritrovano a fare da madri e padri in un’epoca difficile, non paragonabile a quelle precedenti, alle prese con tante sfide: la prima è il contesto, «l’epoca più stressante, isolata e costosa della storia». Eppure, sottolinea il post, «trascorriamo 3 volte più tempo con i nostri figli rispetto a quanto facevano i nostri genitori». La conferma arriva da alcune ricerche e ha già sollevato molte reazioni.

Genitoriali Millennials: isolati, stressati, ma presenti

Come scrive Carlotta Cerri, Fondatrice de La Tela, che si autodefinisce “educatrice a lungo termine” (ha dato vita a un blog, un sito, vari podcast e contenuti per i genitori), i Millennials vivono una contraddizione «non casuale», un «cambiamento antropologico di cosa significhi, oggi, essere genitori»: citando i dati di una ricerca dell’americano Pew Research Centre 2023, «siamo entrati nella genitorialità già esausti». I motivi sono chiari: livelli record di ansia e burnout (come testimonia un sondaggio Gallup 2022), instabilità economica e crisi fin dall’adolescenza, a causa di una serie di eventi come gli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, seguiti dalla crisi economica del 2008 e dalla pandemia Covid.

Madri e padri emotivamente più istruiti

Come spiega ancora Cerri, il suo post trae spunto da quanto riportato da Estelle Cicala, architetta, life redesign coach, che aiuta le madri a sopravvivere alle prese con le difficoltà della vita moderna. Ma mentre il post di Cicala si riferiva solo alle madri, Cerri ha voluto includere anche i padri che – dice – «non accettano che la genitorialità sia una “cosa da mamme”». Sta di fatto che l’autrice e formatrice ricorda come i Millennials siano la prima generazione a fare reparenting: «A crescere noi stessi mentre cresciamo i nostri figli».

La generazione del reparenting

Cosa significa? «Disimparare il “stai zitto” e “fai come ti dico io”; capire i nostri trigger; riparare l’eredità emotiva; spezzare cicli di controllo; imparare l’empatia senza averla vista modellata». Secondo Cerri i nati tra il 1981 e il 1996 fanno «due lavori allo stesso tempo: essere genitori e diventare i genitori di cui avremmo avuto bisogno. È nobile, ma estenuante», ammette. Citando i dati APA 2022, infatti, si scopre che «i Millennials sono i genitori più psicologicamente affaticati di sempre». A peggiorare il quadro c’è anche un crescente isolamento sociale.

I Millennials e i figli “di cristallo”

Ma se da un lato Cerri elenca le qualità dei genitori Millennials, dall’altra non nasconde le critiche che arrivano a madri e padri 40enni: riporta, infatti, il giudizio di chi accusa che «stiamo sbagliando tutto, cresceremo figli deboli, viziati, “di cristallo”». Tra i commenti al suo lungo post c’è in effetti chi osserva: «Non la vedo tutta questa eroicità e francamente prima di cantare vittoria vorrei vedere la generazione che stiamo crescendo come se la caverà, perciò tengo un profilo basso e umile. Anche in questo siamo pionieri, perché sappiamo una verità scomoda: non è vero che siamo venuti su bene lo stesso – e noi genitori Millennials non abbiamo paura di ammetterlo e riparare», dice la formatrice.

I rischi dell’essere troppo permissivi

Il tentativo di trovare un nuovo modello educativo, però, non è esente da rischi: «L’idea dei “figli di cristallo” si collega ad alcuni studi sul parenting, condotti tra gli altri dalla psicologa americana Diana Baumrind, che mostrano che il problema non è la permissività in sé, ma l’assenza di confini chiari e coerenti. Molti genitori Millennials vogliono evitare i modelli rigidi del passato, spesso senza avere strumenti alternativi solidi. Il rischio è crescere figli poco allenati alla frustrazione, se la protezione adulta si trasforma in eliminazione sistematica del conflitto e del limite», spiega la sociologa Virginia Vandini, trainer, counselor e presidente dell’associazione “Il Valore del femminile”.

Genitori eroi o esausti?

«Penso che gli elogi arrivati al post su Instagram colgano un aspetto reale: i genitori Millennials esercitano la genitorialità in un contesto storicamente complesso, segnato da crisi economiche, instabilità lavorativa, pandemia e crescente pressione psicologica. Le ricerche confermano che trascorrono più tempo con i figli rispetto alle generazioni precedenti e investono molto sulla dimensione emotiva ed educativa. Detto questo, la loro fatica non va letta come un limite individuale, ma come il risultato di un contesto in cui le reti di sostegno sociali e istituzionali sono progressivamente diminuite», sottolinea la sociologa.

Il villaggio globale è scomparso

A peggiorare la situazione, infatti, c’è un maggior isolamento sociale, con i nonni che – quando ci sono – o lavorano o vivono lontani, quindi non possono aiutare i figli nella gestione dei nipoti. «Il villaggio è scomparso. I genitori non sono mai stati così soli; i sistemi di supporto comunitario sono crollati. Oggi, secondo il Millennial Parenthood Study 2024, il 60% vive a più di due ore di distanza dalla famiglia; il 40% non ha alcun aiuto regolare; i vicini non ci conoscono più», spiega Cerri. «Come ci insegna la sociologia della “società del rischio”, la responsabilità educativa è diventata sempre più privata e individualizzata: essere genitori oggi significa reggere un carico molto più grande, spesso in solitudine», sottolinea Vandini.

Più carico mentale per i genitori

«Un elemento molto sottovalutato è proprio il maggior isolamento: in passato la genitorialità era inserita in reti familiari e comunitarie più dense, come nonni, vicinato, altri adulti di riferimento – chiarisce Virginia Vandini – Oggi il carico educativo è concentrato quasi esclusivamente sulla coppia genitoriale, spesso su un solo genitore. Dal punto di vista sociologico, questa rarefazione delle reti sociali aumenta il carico mentale, riduce il supporto informale e rende la genitorialità più fragile. Ci troviamo di fronte a una trasformazione strutturale del modo in cui la società accompagna – o non accompagna – la crescita dei figli».

I figli costano di più

Come se non bastasse, il costo della genitorialità è esploso. Dagli anni ’90 vediamo i costi dell’infanzia lievitati del 200%, salari stagnanti, costi delle case a livelli record, pari in media al 40% del reddito familiare dei Millennials, sommati a lavori più instabili. «Non è solo una questione di reddito. Oggi i figli sono diventati “progetti ad alta intensità educativa”: più studi, più attività, più aspettative. Come sottolinea la sociologa Beck-Gernsheim, la genitorialità è sempre più vissuta come un investimento totale, non solo economico ma anche emotivo e identitario», spiega Vandini.

Più investimento emotivo sui figli

Questo, però, può produrre un doppio effetto: «Da un lato scoraggia molti potenziali genitori, dall’altro aumenta l’ansia di chi i figli li ha già, con la sensazione costante di dover “fare tutto e farlo bene”. I dati europei mostrano che il desiderio di figli resta alto, ma mancano le condizioni percepite come sufficientemente sicure per crescerli senza un sovraccarico», spiega ancora la sociologa. Secondo Cerri, però, esiste un rovescio della medaglia: «Abbiamo ridefinito la genitorialità: meno paura, meno controllo, più educazione emozionale. Le generazioni passate valorizzavano l’obbedienza, noi valorizziamo la comprensione», cioè meno punizioni, meno urla e più empatia, come confermerebbe il Child Trens Report 2021. Con che risultati, lo si vedrà – necessariamente – in futuro.