Per chi sulla neve ci nasce, come Giorgia Collomb, lo sci non può essere che un gioco. Un grande gioco nella natura, capace di imprimere quelle sensazioni primitive che si stampano nei tuoi geni e ti ritrovi poi, più o meno inconsapevolmente, a ricercare dopo, negli anni a venire.
Le medaglie di Giorgia Collomb a soli 19 anni
Ma non tutti quelli che nascono sulla neve diventano campioni. Non tutti, anche se mettiamo gli scietti di plastica a tre anni, finiamo per collezionare medaglie già a 19 anni. Giorgia Collomb ha già vinto un oro, un argento e un bronzo ai Giochi Olimpici Giovanili Invernali di Gangwon 2024 (in Corea), rispettivamente in gigante, supercombinata e slalom. Ai Campionati del mondo di sci alpino 2025 di Saalbach, in Austria, ha vinto l’oro nel parallelo a squadre miste, insieme ad Alex Vinatzer, Lara Della Mea e Filippo Della Vite.
Poche settimane più tardi, è salita sul gradino più alto del podio ai Campionati mondiali junior 2025, di scena a Tarvisio, nel gigante. Due stagioni incredibili. È lei la giovane promessa dello sci alpino, coccolata dalle più grandi, da Sofia Goggia a Federica Brignone, che la vedono sbocciare tra un palo e l’altro, e a cui lei guarda estasiata.

Le Olimpiadi restano un sogno sullo sfondo
E anche noi speriamo di vederla scivolare via come una regina tra i paletti delle piste di Milano Cortina 2026, con quella scioltezza e sicurezza che le appartiene nei momenti migliori, quando scia per divertirsi e basta. «Quando abbiamo vinto la combinata, non avevamo alcuna aspettativa: siamo scesi per divertirci e basta. È così che abbiamo preso l’oro. Ma alle Olimpiadi è diverso, la pressione è fortissima, quindi la differenza la fa davvero la testa» ci dice la giovane campionessa, che abbiamo raggiunto al telefono mentre si allena a La Thuile, in Valle d’Aosta, a casa sua, sotto al maestoso ghiacciaio del Rutor.
«Per il momento penso alle gare della stagione, piena di alti e bassi. Le Olimpiadi restano un po’ sullo sfondo, il grande sogno nel cassetto di tutti i bambini che fanno sport. Ma se non riesco a qualificarmi bene, so già che ci saranno altre occasioni per me».

Il sogno delle Olimpiadi in casa
In effetti, partecipare a un’Olimpiade come questa, in casa, a 19 anni, sarebbe già un grandissimo successo, una fase della propria carriera e della propria vita da scolpire e cementare nella memoria come un momento unico, irripetibile. L’uscita dalla giovinezza e l’entrata dell’età adulta. «Il mondo dei grandi non è facile: ti rendi conto che non c’è niente di scontato e immediato ma che ogni cosa si conquista con grande fatica» dice Giorgia con una saggezza molto più matura dei suoi anni. «Ci vuole tanto allenamento fisico e mentale e tanta esperienza, cosa che a me manca. Noi ci prepariamo una stagione intera per un minuto di gara».

Le tante variabili della discesa sugli sci
Perché un conto è la partita di calcio coi suoi 90 minuti, o di hockey, un’ora di spettacolo, o di pallavolo, fino a due ore e mezza di scambi. Un conto invece è quell’orologio che corre via veloce fino a 60 secondi, massimo due minuti, mentre infili un paletto dietro l’altro, impostando ogni volta la curvatura, la posizione dei bastoni, l’angolo di uscita. Studiando le sfumature della neve, il ghiaccio che affiora, i segni lasciati dalle altre che sono passate prima di te.
«Un minuto è un attimo ma sembra un’eternità quando le cosce bruciano e la testa è proiettata su ogni millimetro della pista. Senza contare il meteo: una nevicata che peggiora quando tocca a te, oppure il vento gelido, o i risultati delle altre sul tabellone» ci racconta. Le variabili esterne a cui una sciatrice deve badare sono tantissime. E poi ci sono le tue, di montagne russe interiori: forse la variabile peggiore. «Le pressioni psicologiche, le aspettative, le tue paure possono schiacciarti. Ed è per questo che ci alleniamo anche alla tenuta mentale. Perché alla fine, quando metti i tuoi bastoni fuori dal cancelletto di partenza, sei sola. Ed è lì allora che devi trovare la forza dentro di te».

A scuola dal papà
Giorgia la forza ce l’ha. Gliel’ha allenata il papà, Daniele, maestro di sci, presidente e direttore tecnico dello sci club La Thiule-Rutor, con le tante uscite insieme finché la sua bimba non è entrata in Nazionale, a soli 16 anni. Lì è subentrato il tecnico della squadra e il padre allora ha fatto un passo indietro, anche se continua a seguirla nelle gare, a bordo pista.
Ma i risultati di questa ragazza non sono solo il frutto della pazienza paterna: sotto ci sono tanto talento e tanta determinazione, come racconta chi nell’ambiente la conosce bene. Il suo carattere poi fa la differenza: con la stessa semplicità con cui ci ha risposto al telefono, così vive la sua grande avventura di ragazza sulla neve. Sempre col sorriso, pensando a quello che verrà e mettendo in conto con grande umiltà anche di sbagliare. Perché, come dice lei, «è tutta esperienza».