Una trottolina azzurra, con un tulle da cui spuntano pattini microscopici e passi piccoli e giocosi, ma già decisi. Aveva tre anni Lara Naki Gutmann la prima volta in cui ha indossato i pattini da ghiaccio a Trento e ora, a 23 anni, va alle Olimpiadi, dopo aver vinto la straordinaria medaglia di bronzo agli ultimi Europei di Sheffield: la quarta italiana di sempre a salire su questo podio. Atleta delle Fiamme Oro, rappresenterà l’Italia nel pattinaggio di figura individuale a Milano Cortina 2026, palcoscenico unico per ogni atleta italiano. Sarà un sogno anche per lei l’Olimpiade in casa, con quel tifo da stadio che sempre l’accompagna e che stavolta – c’è da scommetterci – sarà ancora più caldo.

Gli esordi sulla pista di Trento

Perché Lara Naki è amatissima da chi segue il pattinaggio artistico, e lo sarà ancora di più quando il grosso pubblico la scoprirà, con la sua grazia innata e tutta la dolcezza dei suoi anni. «Mi innamorai di questo sport a tre anni, guardando in tivù Carolina Kostner alle Olimpiadi di Torino 2006: fu un colpo di fulmine. Chiesi ai miei genitori di portarmi a pattinare e da allora non ho più smesso».

Si allena da sempre con il Circolo pattinatori artistici di Trento, dove la mamma la accompagnava da Rovereto, la sua città, ritagliandosi spazi tra il lavoro e gli impegni di una mamma come tante. Una storia sportiva, la sua, che ci rende questa ragazza ancora più vicina, meno astrale di tante campionesse dedite alla disciplina in maniera militaresca e maniacale.

Una carriera sportiva costruita a piccoli passi

«La mia crescita è stata graduale, a piccoli passi. Non sono esplosa fin da bambina, come oggi accade a tante atlete che fanno già da piccole salti tripli e quadrupli, per poi magari trovarsi in difficoltà dopo. In modo naturale, quasi senza neanche accorgermene, ho costruito i risultati nel tempo, cercando di fare uno step in più a ogni stagione e soprattutto cercando di dedicarmi anche ad altro. Mi sono laureata in Scienze motorie seguendo le lezioni online e difendo gelosamente dei piccoli momenti per la mia vita privata, tra famiglia, fidanzato e amici: pochi ma, forse anche per questo, di qualità».

Lara Naki Gutmann pattinatrice sul ghiaccio per le Fiamme Oro

Il medagliere di Lara Naki Gutmann

Lara Naki (dove Naki è parte del suo nome e in ghanese – come un amico dei genitori che non c’è più- significa “la primogenita”) ha vinto la prima medaglia ai campionati italiani assoluti nel 2015, un bronzo. Ha debuttato nei circuiti internazionali più importanti nel 2017 ed è diventata anche medaglia d’argento nella nazionale juniores. A 17 anni ha partecipato per la prima volta agli Europei, a 19 è andata alle Olimpiadi di Pechino dove ha gareggiato con la squadra.

È stata quattro volte campionessa italiana (l’ultima nel 2025, dove ha staccato il pass per le Olimpiadi) e sempre nel 2025 a Tokyo con la squadra ha preso il bronzo, primo podio per l’Italia in questa competizione. «Una vittoria molto bella perché lì è emerso lo spirito del gruppo. Ma il risultato più bello è stato il terzo posto al Grand Prix in Finlandia nel 2024. Un piazzamento inaspettato perché ero seconda dopo il programma corto: si è trattato del primo podio per l’Italia al femminile in un Grand Prix dopo Carolina Kostner».

Pochi minuti per anni di lavoro

Nello sport che ha scelto c’è davvero molto di inaspettato, perché niente si può dare per scontato: in tre, quattro minuti di esibizione, ti giochi anni e anni di lavoro. Un lavoro durissimo, fatto non solo di ghiaccio ma anche di danza, allenamento in palestra, fisioterapia, studio della musica e delle coreografie, sedute di mental coaching: «L’aspetto mentale in questa disciplina è quasi più importante di quello fisico: ogni giorno, per un anno intero, devi imparare e ripetere la stessa sequenze di passi, in modo millimetrico, aggiungendo man mano piccoli segmenti.

È facile che la motivazione scenda e che ci siano giorni in cui non hai voglia di allenarti. L’aspetto più difficile è proprio trovare ogni giorno qualcosa che ti diverta e ti faccia amare quello che fai: io trovo spinte sempre nuove nella parte artistica, cioè nell’immaginare e pensare a una storia da raccontare poi con la musica e le coreografie, una storia in cui ritrovarti, riconoscerti, emozionarti, per poter trasmettere la tua essenza al pubblico e alla giuria».

Sul ghiaccio, la sua libertà

Di certo la disciplina e la dedizione contano tantissimo, funzionano però se non sono calate dall’alto ma rispondono a una scelta profonda, che ti appartenga: si chiama determinazione. «Ma non quella di vincere a ogni costo. A ogni gara, io non penso ai al risultato ma a restare concentrata ed eseguire al meglio tutto ciò che ho imparato. La mia vita può sembrare una gabbia, eppure io non mi sento privata della libertà, anzi: trovo nella mia passione un modo tutto mio di esprimermi ed essere me stessa. Il ghiaccio in realtà molte volte è anche un mondo in cui rifugiarmi, un mondo che conosco bene e che mi accoglie sempre e comunque».

Quanto contano i genitori

Un mondo dove non è solo il talento il lasciapassare. Ci vogliono anche risorse d’altro tipo: genitori dediti pure loro, che ti accompagnino per anni agli allenamenti e alle trasferte, che sostengano il peso economico di lezioni, noleggio dell’attrezzatura e poi acquisto, spese per le trasferte e, a certi livelli, sessioni specifiche all’estero: «Ogni tanto vado in Svizzera a lavorare sulla parte artistica con Stéphane Lambiel e la sua scuola. L’estate scorsa sono stata in Canada per perfezionare la tecnica. Poi, oltre al mio allenatore principale Gabriele Minchio e agli altri insegnanti sul ghiaccio, lavoro con un coreografo tutto l’anno, una ballerina che cura la parte di danza e Pilates, l’etoile Prisca Picano per la parte di interpretazione, quindi una persona che segue la preparazione atletica, un fisioterapista e infine la mental coach». Un team di esperti a disposizione ma, si sa, a certi livelli vale per ogni sport. Perché a certi livelli il tuo sport diventa il tuo lavoro, ed è giusto così.

Il talento che si fa poesia

Ma per noi che guardiamo e ci emozioniamo, quella figurina leggera che scivola, volteggia, salta e si avvita su trottole infinite e caleidoscopiche, è tutto meno che una persona al lavoro: è pura poesia, spettacolo fatto di magia e sorpresa che ti riporta all’indietro quando anche tu, bambina, guardavi affascinata le pattinatrici. Il talento e la bravura stanno tutti lì: nel farci dimenticare in quei pochi minuti le nostre vite e lasciarci rapire in una fiaba sospesa tra ghiaccio e cielo.