Mille vite sportive quelle di Giada Andreutti, tanti innamoramenti ma, alla fine, un solo grande amore: il bob. «L’amore maturo» come ci racconta questa atleta friulana di 30 anni, che vive a San Daniele del Friuli, il nostro fiore all’occhiello delle Olimpiadi di Milano Cortina nella disciplina del bob.
L’amore per il bob di Giada Andreutti
«Un amore diverso da quelli giovanili, passionali, senza testa, com’era per me il lancio del disco, un movimento così impulsivo, fisico. Il bob invece è l’amore più pieno, fatto di compromessi e sacrifici, ma anche della serenità delle piccole cose».

Sarà perché al bob Giada ci arriva da grande, come molti atleti. Debutta nel 2018 come pilota nella Nazionale, mentre ancora raccoglie successi nel lancio del disco, e da allora decide che quello è il suo sport, perché per lei è più di uno sport. Più dell’atletica, dove questa campionessa le ha provate un po’ tutte. Più dell’automobilismo e del motociclismo, dove ti misuri con una macchina ma dove – ci dice – molto è affidato allo strumento. «Nel bob, invece, non vivi solo l’adrenalina della velocità e la “forza bruta” di maneggiare un mezzo che pesa 170 chili, spostarlo, ribaltarlo, issarlo e scaricarlo dal camion.
In questo sport diventi un tutt’uno con il tuo attrezzo, che devi guidare con i muscoli ma anche con la testa, imparando a dirigerlo quasi con la forza del pensiero, tanto precisi devono essere i movimenti». Un asse muscoli-mente lungo cui il passaggio delle informazioni si gioca sui decimi di secondo.
Giada Andreutti ha scelto di fare la pilota del bob
E questo per una pilota è tutto. Giada Andreutti si lancerà nel “budello” come un proiettile nella canna del fucile con la sua frenatrice, l’atleta che sta dietro, e che di fatto frena solo dopo il traguardo. Le aspetta la pista di Cortina nuova di zecca, dove cercheranno di acchiappare la medaglia nel bob a due. Ma sarà lei a guidare: «La pilota ha la responsabilità della maggior parte della gara: la frenatrice dà l’impulso iniziale della spinta, quei 65 metri che impostano la velocità della discesa. Ma poi è chi guida a fare la differenza, a impostare le curve, a manovrare quelle manette che, con l’esperienza, ti servono anche a prendere velocità».
Il ruolo della frenatrice che sta dietro
Però alla frenatrice dietro va riconosciuto un ruolo importantissimo: quello di comunicare con la pilota. «La frenatrice cambia spesso, non è una sola persona: l’importante è che alla fine di ogni discesa abbia la capacità di trasmettere le informazioni a chi guida, come i movimenti posteriori del bob, per esempio, cioè quello che chi sta davanti non vede e non sente.
Ci sono infatti curve in cui il bob può scivolare fuori con la parte posteriore: vuol dire che hai girato troppo o troppo poco, e che devi aggiustare la curva di qualche centimetro. Molte volte poi la frenatrice ricorda alla pilota i suoi errori in certe curve, in modo che si corregga. E questo aiuta moltissimo a impostare al meglio la discesa». Uno scambio continuo, come in una coppia ben rodata.
Scendere a 150 km orari sul bob

Giada però non rinuncerebbe mai a guidare il suo mezzo, a prendersi cioè la responsabilità anche dell’altra persona. «Proprio come in auto, chi guida rende conto anche della vita dell’altro, e non tutti si sentono pronti per fare questa scelta». Lei la sua scelta la rifarebbe ogni giorno, come quando quello che è diventato il suo compagno di vita, Mattia Variola, olimpionico di bob, l’ha spinta a provare questo sport, nuovo per lei.
«È stata subito passione, un’adrenalina stratosferica anche se, lo ammetto, passare da una disciplina così diversa come quella che ho sempre amato, l’atletica, con i piedi piantati per terra, a questa corsa folle a 150 chilometri orari sul ghiaccio, non è stato facile. I primi tempi ci vuole coraggio. Poi, pian piano, accade che all’inizio della discesa non pensi a niente, azzeri il cervello, per riattivarlo pochi secondi dopo e stare concentrata su ogni minima variazione del percorso, che hai studiato mille e mille volte, riguardandoti in azione, esplorando la pista palmo a palmo. Un allenamento molto mentale».
La parte di garage nella preparazione delle atlete
Anche per questo Giada, con il suo metro e 80 di altezza e 80 chili di muscoli, ama questa disciplina. Così tanto da aver investito tutti i suoi risparmi in un bob usato da una campionessa australiana, acquistato a metà prezzo: 35mila euro. Sì, perché queste che sembrano “macchinette” sono in realtà dei veicoli a tutti gli effetti, che le atlete imparano – oltre che a guidare e spostare e ribaltare – anche ad aggiustare.
«C’è una larga parte di garage nella nostra preparazione, che non tutte le donne sono disposte a vivere: questo è sicuramente l’aspetto che tiene più lontane le ragazze dalla disciplina. Oltre che trasportatrici, siamo anche meccaniche: dobbiamo occuparci noi della levigatura dei pattini e della messa a punto del mezzo. Sul mio, per esempio, ho fatto io le saldature e lavorato la vetroresina, per personalizzarlo al massimo».

Nel bob in assoluto più brave le donne pilota
Peccato che le ragazze apprezzino ancora poco questo sport. «Anche se siamo poche – oggi in Nazionale siamo otto – a livello assoluto ci sono più brave pilote donne che uomini. Anche perché in questo sport vige parità assoluta: il bob è lo stesso, il peso è sempre quello, e ci sono stati casi in cui noi donne abbiamo ottenuto risultati migliori, nonostante gareggiamo con un peso ovviamente inferiore, cosa che limita la velocità. Oppure casi in cui hanno vinto equipaggi misti. Insomma, siamo fortissime e le ragazze devono saperlo».
Cosa significa la nuova pista di Cortina per il bob

Con la nuova pista di Cortina, il bob italiano inaugura una nuova stagione di promesse, un futuro in cui i ragazzi e le ragazze si avvieranno fin da piccoli a questa disciplina, potendo allenarsi in casa. «Dall’autunno alla primavera siamo in giro per l’Europa sulle piste altrui. In estate ci prepariamo a secco, spingendo il mezzo su piste improvvisate nei campi di atletica. Io sogno di poter un giorno allenare bambine e bambini in un centro multisport, dove poter far loro provare tutte le discipline possibili, dal nuoto al tennis all’atletica, per poi aiutarli a scegliere anche magari il bob, e poterlo provare sul ghiaccio. È una sensazione di potenza fisica e mentale incredibile, quella libertà assoluta che, se assaggi da bambino, non vuoi più lasciare». E cosa c’è di più bello di uno sport che ti fa ancora, e sempre, emozionare?