Più o meno tutti lo immaginavano già sul gradino più alto del podio, con la medaglia d’oro al collo e la consacrazione definitiva.
Ilia Malinin era il vincitore annunciato delle competizioni di pattinaggio artistico alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Invece la notte più attesa si è trasformata in un incubo: errori in serie, un programma irriconoscibile e un verdetto impietoso, l’ottavo posto finale.
A qualche giorno dalla gara, il pattinatore statunitense ha scelto i social per raccontare la sua versione dei fatti. Un testo intenso e amaro, in cui parla di «vile odio online», di pressione insormontabile e di un crollo inevitabile maturato dentro, ben prima di manifestarsi sul ghiaccio.
Il post: «Anche i più forti combattono battaglie invisibili»
Nonostante l’ottavo posto, Ilia Malinin parteciperà all’atteso Exhibition Gala finale, previsto per il 21 febbraio 2026 all’Arena di Verona e che anticipa la cerimonia di chiusura dei Giochi.
La partecipazione all’evento è solitamente riservata ai medagliati, ma il suo innegabile talento e la sua capacità di incantare il pubblico sono valsi uno strappo alla regola.
Ilia Malinin approfitta del post in cui annuncia la sua presenza al gala per uno sfogo: «Sul palcoscenico più grande del mondo, anche coloro che sembrano i più forti possono combattere battaglie invisibili dentro di sé» scrive.
Per il pattinatore la pressione arrivata dall’esterno si è rivelata ingestibile: «Anche i ricordi più felici possono finire contaminati dal rumore. Il vile odio online attacca la mente e la paura la trascina nell’oscurità, per quanto tu cerchi di restare lucido sotto una pressione infinita e insormontabile», spiega.
«Tutto si accumula mentre questi momenti ti scorrono davanti agli occhi, fino a provocare un crollo inevitabile. Questa è quella versione della storia», ha concluso.
Parole che restituiscono il peso psicologico di una serata storta e di aspettative forse troppo grandi per chiunque.
Ilia Malinin sembrava destinato all’oro
Quello di Ilia Malinin è un talento purissimo. Classe, tecnica, freddezza da veterano nonostante la giovane età.
È l’unico pattinatore al mondo ad aver eseguito in gara il quadruplo Axel, il salto più complesso del pattinaggio artistico: quattro rotazioni e mezzo in aria, con decollo in avanti e atterraggio all’indietro, una combinazione che per anni è stata considerata quasi impossibile.
Non solo. Nel suo repertorio figura anche il salto mortale all’indietro, un backflip che fino a pochi anni fa era vietato nelle competizioni ufficiali perché ritenuto troppo pericoloso. Un elemento spettacolare che racconta bene la sua attitudine: spingersi oltre il limite.
Con un arsenale tecnico del genere e una stagione piena di successi, era dato già vincitore ancor prima di scendere sul ghiaccio. Per difficoltà dei programmi, punteggi accumulati e carisma scenico, l’oro sembrava una semplice formalità.
La debacle: errori, incertezze e l’ottavo posto
Ma si sa, la storia delle Olimpiadi è spesso costellata di colpi di scena. A volte chi sembrava fuori dai giochi a causa di un infortunio vince la medaglia d’oro, come successo a Federica Brignone. Altre volte chi sembrava avere già la vittoria in tasca è costretto a fare un passo indietro.
Questo è il caso di Ilia Malinin, per il quale la realtà è stata ben diversa delle aspettative. Il programma libero è una sequenza di sbavature: atterraggi sporchi, cadute, salti non completati, combinazioni saltate.
L’energia che di solito lo distingue lascia spazio alla tensione, lo sguardo perde sicurezza, il corpo tradisce.
Il punteggio è lontano dalle aspettative: ottavo posto. Non una semplice sconfitta, ma un crollo totale rispetto a quanto tutti, lui per primo, si aspettavano.
Il padre con le mani tra i capelli
Tra le immagini che restano impresse della gara di Ilia Malinin c’è quella del padre e allenatore, Roman Skorniakov, a bordo pista.
Invece di correre ad abbracciare e consolare il figlio visibilmente scosso, si limita a portarsi le mani tra i capelli. Un gesto istintivo di incredulità, che mostra delusione più che compassione.
I messaggi social poi cancellati
Nelle ore successive alla gara, compaiono sui social di Ilia Malinin alcuni messaggi che verranno poi cancellati. Frasi che fanno emergere una fragilità profonda.
«A volte vorrei che mi accadesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo io stesso» aveva scritto il pattinatore.
E ancora, rivolgendosi idealmente al padre-allenatore: «Niente fa più male che cercare di fare del tuo meglio e non essere comunque abbastanza».
Un’altra confessione colpisce per la sua sincerità: «Quando torno a casa, entro nella mia stanza e i miei occhi iniziano a lacrimare perché nessuno sa quanto mi sto impegnando davvero».
Parole che vanno oltre il risultato sportivo e aprono uno squarcio sul lato più umano di un campione abituato a sembrare invincibile.
Oltre l’odio, l’affetto di chi crede in lui
Nel suo post in cui spiega cosa lo ha portato alla debacle, Ilia Malinin punta il dito contro l’odio social. E sicuramente le critiche feroci e commenti spietati al suo indirizzo non sono mancati.
Eppure, accanto agli attacchi, si è mosso anche un fiume di sostegno. Paradossalmente, dopo la caduta ha raccolto più affetto e supporto di quando sembrava invincibile.
Tifosi, colleghi e appassionati hanno riempito i suoi profili di messaggi di incoraggiamento, ricordando che un ottavo posto non cancella il talento, la storia e le imprese già scritte.
Questa caduta, dolorosa e pubblica, è solo un capitolo (e non la fine) della sua storia sul ghiaccio. Con o senza medaglia d’oro, Ilia Malinin resta un grande campione.