«Anche se solo per una trentina di secondi, per fortuna poco fa sono riuscita a sentire mia mamma. Lei e i miei familiari non ce l’hanno fatta a venire, ma mi ha detto che adesso sono nella nostra casa di campagna, a 60 chilometri da Teheran: un posto più tranquillo, nonostante la furia della guerra. Lì potranno festeggiare tutti insieme. Così ho il morale un po’ sollevato».
In Iran si celebra il Capodanno con l’inizio della primavera
Roya, 39 anni, è arrivata dall’Iran in Italia 14 anni fa per continuare gli studi. Nella sua voce delicata si intercettano gioia e ansia, trepidazione e tristezza, cornici di un sogno ferito ma non spezzato. È il 20 marzo quando ci sentiamo e lei è su un treno in direzione Venezia, in un giorno doppiamente speciale: il 20 marzo in Iran iniziano le celebrazioni di Nowruz, il Capodanno zoroastriano, nato almeno 3.000 anni fa nella Persia preislamica. Per Roya l’equinozio di primavera è anche il giorno che precede il suo matrimonio in stile persiano, il 21 marzo a Murano, dopo che quello civile è stato officiato a Milano il 13 marzo. Per affrontare l’ingorgo di emozioni, senza cedere solo alle lacrime, prova a dipanare il filo della memoria lungo un percorso che profuma di raffinatezza, come i giacinti e i tulipani che secondo la tradizione troneggiano sulle tavole per Nowruz.
Roya ha lasciato l’Iran per studiare arte in Italia
«Sono l’unica persona della mia famiglia che è uscita dall’Iran. I miei genitori, mio fratello e le mie sorelle vivono tutti a Teheran. Là mi sono laureata in Pittura, poi sono venuta in Italia a studiare Decorazione in Accademia. Fin da piccola la storia dell’arte mi ha affascinata ed ero quindi attratta dall’Italia. Così, quando ho deciso di cambiare vita e di vedere il mondo fuori dal mio Paese, non ci ho pensato due volte: l’Italia è stata la prima e l’unica scelta per me. Qui, a un certo punto, mi sono resa conto che conoscevo tanti materiali grezzi, come il gesso, l’argilla, il legno, però non avevo mai lavorato con un materiale fresco, morbido, naturale. Così ho fatto un corso di flower design e mi sono innamorata dei fiori, perché ti permettono di creare cose belle per installazioni ed eventi».
Roya e Antonio si sono conosciuti 8 anni fa
Trovata la strada professionale da flower designer, nella vita di Roya entra Antonio. «Ci siamo conosciuti tramite una app di incontri. Sono passati 8 anni ed eccoci qui. Ancora non ci credo che siamo marito e moglie. Lui me lo ha chiesto a dicembre 2024. Per me è stata una sorpresa, non avevo mai pensato che mi sarei sposata. Per oltre un anno sono stata in ballo per organizzare la cerimonia, volevo che tutto fosse perfetto».
Lei sperava che i suoi potessero venire in Italia per le nozze
Mesi passati tra strettoie burocratiche, perché Roya ha chiesto la cittadinanza italiana 3 anni fa ma non ha ancora ottenuto risposta e, per preparare i documenti per il matrimonio, si è dovuta affidare a un avvocato tanto la trafila si è rivelata complicata. «Il mio desiderio più intenso era che i miei potessero essere presenti» racconta. «È stato difficile per loro comprare il biglietto aereo e ottenere il visto, ma ce l’avevano fatta. Eravamo sereni, convinti che si potesse trascorrere un mese insieme. Avevo scelto di sposarmi proprio nel periodo di Nowruz (le celebrazioni durano 13 giorni, ndr) perché Nowruz significa nuovo giorno e le nozze sono per me l’inizio di una nuova fase della vita».
Lo scoppio della guerra ha fatto saltare i piani
Tutto pronto, tutti pronti. Poi il 28 febbraio scoppia la guerra. «I primi giorni del conflitto per noi sono stati bruttissimi: né io né le mie amiche iraniane qui in Italia riuscivamo a metterci in contatto con i nostri familiari in patria, provavamo con ogni mezzo, ma non c’era modo. Non sapevamo cosa stesse succedendo là, come stessero loro. Poi ce l’abbiamo fatta, ma solo per comunicazioni brevi, frammentate. La speranza di poter avere i miei cari con me in questo momento così importante è diminuita giorno dopo giorno, fino a scomparire».
Roya aveva visto che la situazione in Iran stava peggiorando
Roya non abbraccia i suoi familiari dall’ultima volta che è andata in Iran, 3 anni fa. «Quando mi sono trasferita in Italia, nel 2012, la situazione economica del mio Paese non era così terribile, ma ogni volta che tornavo vedevo le cose peggiorate, le persone sempre più sofferenti, per noi donne una crescente oppressione. In Persia i diritti femminili erano avanzati, con la Repubblica islamica siamo arretrati di 500 anni…».
Il popolo iraniano vuole la pace
Fa una pausa, il tempo di scostarsi un po’ dalla nostalgia e tornare all’attualità del conflitto: «Il popolo iraniano vuole la pace, ma – è brutto dirlo – da decenni siamo stati costretti ad “abituarci” alla guerra. Nessuno la vuole ed è ancora più doloroso sapere che, come è successo a gennaio, il nostro governo ammazza la sua gente. Da 47 anni ci sono manifestazioni in Iran per chiedere riforme, ma questo governo si è irrigidito sempre più, tanto che in due giorni ha ucciso 35.000 dei suoi giovani. Vogliamo che cada. Però non è detto che con la guerra succeda. Siamo molto preoccupati, perché, se rimane l’attuale regime, la nostra situazione peggiorerà».
Gli iraniani hanno dovuto scegliere spesso tra il male e il peggio
Mentre parliamo, in Iran può accadere tutto e il contrario di tutto. E Roya sa che la guerra è una faccenda sporca da qualunque angolazione la si guardi: «Il bombardamento della scuola di Minab è stata una tragedia davvero dolorosa che ha ucciso oltre 140 bambine. Ma ci si chiede anche perché sia stata costruita un base militare importante accanto a una scuola femminile… Troppo spesso noi iraniani ci siamo trovati, e ci troviamo, a dover scegliere fra il male e il peggio».
Alcune persone hanno suggerito a Roya di rimandare le nozze
Di fronte all’angoscia di un conflitto di portata così ampia e all’incertezza sulla possibilità che i suoi la raggiungessero, c’è stato chi ha suggerito a Roya di rimandare le nozze. Anche lei si era chiesta se, con tanta inquietudine, avesse senso imbandire una cerimonia con il suo profluvio di fiori, frutti, spezie e simboli beneauguranti. Si è data la risposta grazie a una consapevolezza con cui sua madre l’ha cresciuta. La condivide così: «Sono nata nel pieno della guerra tra Iran e Iraq e, da adolescente, chiedevo a mia mamma: “Come siete riusciti a far nascere noi bambine mentre eravate sotto i bombardamenti?”. Lei mi ha detto: “La vita va avanti, la vita deve andare avanti”».
Roya e Antonio si sono sposati il 21 marzo
Il 21 marzo a Murano, respirando aria intrisa di acqua di rose, seduti davanti al Sofreh-ye Aghd, il tavolo basso della cerimonia nuziale persiana, Roya e Antonio hanno assaporato lo zucchero caramellato e il miele in segno di dolcezza, la mela e il melograno augurio di fertilità e, davanti ai candelabri custodi del fuoco e dell’energia, hanno visto i loro volti riflessi nello specchio posto al centro, portatore di luminosità al futuro. Il loro sì alla vita è un no netto alla guerra».