Quando Lisa Caudana parla del suo lavoro, gli occhi le si accendono. C’è l’esperienza di trent’anni dietro le sue parole, ma anche l’entusiasmo intatto di chi affronta ogni sfida come fosse la prima. «Il ticketing è molto più che vendere biglietti» dice con un sorriso che rivela passione e una certa ironia. «È far sì che ogni persona viva la sua Olimpiade, dal primo click all’ingresso in tribuna».

Dentro il mondo del ticketing olimpico

Nel suo ruolo di director of Ticketing per Milano Cortina 2026, Lisa guida un team di 15 persone che sta rendendo possibile qualcosa di enorme: un milione e mezzo di biglietti, di cui già oltre 850.000 venduti in tutto il mondo, dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Germania al Giappone. Numeri impressionanti, dietro cui si nasconde un lavoro minuzioso, invisibile e affascinante. «Non è come organizzare un concerto o una partita» spiega. «Le Olimpiadi durano settimane, cambiano città, luoghi, discipline. È un evento in continuo movimento, e la biglietteria deve seguirlo, adattarsi, respirare con lui». Il suo linguaggio è tecnico ma caldo, come chi conosce a fondo la complessità di un sistema e al tempo stesso ne percepisce la poesia.

Milano-Cortina 2026: il puzzle dei biglietti

Il ticketing olimpico è, come lo descrive Lisa, “un puzzle a tre dimensioni”. Prima si costruisce l’offerta — quali posti, dove, per chi — incastrando sicurezza e protocolli con le esigenze di atleti, media e spettatori che arriveranno da ogni angolo del mondo. Poi si definiscono le modalità di vendita, che nel caso di Milano Cortina sono 100% digitali, per garantire sicurezza, sostenibilità e accesso controllato. Infine, c’è la gestione operativa durante i Giochi: l’app dedicata, la vendita degli ultimi biglietti disponibili, l’assistenza sul campo, il supporto costante agli spettatori. «Il nostro obiettivo è che tutto funzioni con naturalezza, che il pubblico possa concentrarsi solo sull’emozione del momento» racconta.
Le sue parole svelano una dedizione totale. Del resto, per Lisa questa è la ottava Olimpiade. Dopo le esperienze di Torino 2006 e Londra 2012, e dopo aver affiancato il Comitato Internazionale Olimpico come consulente per Beijing 2008, Sochi 2014, Rio 2016, PyeongChang 2018 e Tokyo 2020, è tornata a occuparsi dei Giochi con la stessa energia di allora. «Ogni volta dico a mio marito: “questa volta mi ammazzerà!”» ride. «È un periodo intensissimo, ma anche magico. Ci sono notti in cui penso che non ce la faremo, poi mi ricordo dove sono, cosa stiamo costruendo per una causa molto più grande, e la stanchezza si trasforma in forza».

Accessibilità e attenzione al pubblico: vendere un’esperienza unica

Dietro il rigore della pianificazione si percepisce il lato umano del suo lavoro: «Vendere un biglietto significa regalare un’esperienza. È un gesto piccolo, ma racchiude una promessa: esserci, partecipare, condividere». La sua voce si fa più dolce quando parla del pubblico: «Mi emoziona pensare a chi compra un biglietto per vivere le Olimpiadi o le Paralimpiadi per la prima volta, magari per vedere una disciplina che non conosce. Oppure alle famiglie, ai bambini. È da lì che passa il futuro dello sport». L’attenzione all’accessibilità è infatti uno dei pilastri della sua strategia: biglietti a partire da 30 euro per le Olimpiadi e da 10 euro per le Paralimpiadi Under 14, con oltre la metà delle sedute a meno di 100 euro. «Volevamo che fosse un evento davvero per tutti. Non solo un grande spettacolo, ma una celebrazione collettiva, un momento in cui il mondo intero può sentirsi parte di qualcosa di bello».

Celebrare le Olimpiadi: il lato umano dietro ogni biglietto

Quando le chiedi di scegliere una parola per descrivere le Olimpiadi e Paralimpiadi, non ha dubbi: “celebrazione”. «Perché hanno il potere di lasciar fuori tutto ciò che di brutto c’è nel mondo. Celebrano lo sport e l’eccellenza, certo, ma soprattutto la complicità, la partecipazione, la bellezza dello stare insieme per un evento così importante. È una sospensione del tempo in cui l’umanità si ritrova. Durante le Cerimonie di Apertura ci si sente davvero al centro del pianeta, e lo spettatore assiste a momenti unici ed emozionanti, da pelle d’oca.». Lisa parla con la sicurezza di chi conosce ogni dettaglio, ma anche con la leggerezza di chi non ha mai perso la meraviglia. E forse è questo il suo segreto: vedere, dentro la complessità di un sistema globale, il battito semplice e umano che lo muove. «In fondo, dietro ogni biglietto c’è una persona che sogna di esserci. Ed è questo che rende tutto speciale: la possibilità di far parte di un momento unico e irripetibile. Ogni volta che un biglietto viene venduto, penso che da qualche parte qualcuno stia già immaginando quel giorno… e quando quel momento arriva, diventa testimone di qualcosa di straordinario. È questo il senso del mio lavoro».