Quando Maria Laura Iascone parla delle Cerimonie Olimpiche e Paralimpiche, succede una cosa rara: lo sguardo le si illumina come se stesse veramente vedendo qualcosa che esiste già, anche se mancano ancora mesi perché quel qualcosa prenda forma. È un misto di visione, memoria ed emozione pura. «A volte mi commuovo, a volte sorrido», confida. «Quando guardo i costumi, quando immagino la musica… È come assistere in anteprima a un sogno che diventa reale». È torinese, con un passato di progetti internazionali in aziende globali e un filo rosso – potente e discreto – che collega ogni fase della sua carriera: la capacità di tenere insieme creatività e complessità. Oggi è Ceremonies Director della Fondazione Milano Cortina 2026 e custodisce una responsabilità enorme: orchestrare i momenti simbolici dei Giochi, quelli che resteranno impressi nella memoria collettiva. «È la mia prima Olimpiade in questo ruolo… e forse sarà anche l’ultima!» scherza. Ma nella sua risata c’è tutto il peso e la bellezza di un compito unico.

Tre luoghi, tre atmosfere

Milano, Verona, Cortina d’Ampezzo: basta pronunciarle per immaginare tre atmosfere diversissime, tre racconti che si intrecciano. La Cerimonia di Apertura, il 6 febbraio 2026 a San Siro, a Milano, avrà un tono giocoso, contemporaneo, profondamente italiano. «La parola chiave sarà “Armonia”. Armonia tra territori, tra popoli, tra storie. Armonia come arte, cultura, bellezza». Un concetto che attraverserà la scenografia, le immagini, i movimenti e l’energia di uno stadio che si farà palcoscenico della pluralità del Paese. La chiusura, all’Arena di Verona, sarà invece un atto d’amore verso il Veneto e verso la lirica. «Racconterà la delicatezza di questi territori, la loro eleganza naturale. Sarà un omaggio alla loro anima più profonda». Per la prima volta una Cerimonia Olimpica entrerà in un monumento patrimonio Unesco: il teatro di pietra, l’opera, la notte italiana. Un epilogo che promette poesia. E poi Cortina, la sua fierezza dolomitica, il battito del ghiaccio che torna a farsi storia, dove si chiuderanno i Giochi Paralimpici. Un viaggio che è già una narrazione.

Le Fiamme: accendere l’attesa

Il racconto dei Giochi, però, non inizia in uno stadio, ma molto prima. In Grecia, in Italia, nelle strade, nelle montagne, nelle piazze. Maria Laura lo sa bene: è lei a guidare anche i Viaggi delle Fiamme, Olimpica e Paralimpica. «Il viaggio della Fiamma crea l’attesa. Accende qualcosa dentro le persone. È un percorso di storie, di incontri, di possibilità». Per il Viaggio Olimpico, oltre due mesi, più di 12.000 chilometri e 10.001 tedofori attraverseranno l’Italia per accogliere la luce simbolica dello sport e della pace, in quella che è forse la fase più diffusa, più popolare, più intimamente umana dei Giochi. Il Viaggio della Fiamma Paralimpica durerà invece 11 giorni, percorrerà 2.000 chilometri con 501 tedofori, portando lo stesso messaggio di inclusione e condivisione. E poi ci sarà una novità storica: due bracieri Olimpici, uno a Milano e uno a Cortina. «È un abbraccio esteso. Un modo per dire che questi Giochi appartengono davvero a tutti».

La sfida delle Olimpiadi diffuse

Milano Cortina 2026 non è un’edizione come le altre. La pluralità dei territori rende tutto più complesso, più ambizioso, più irripetibile. «Ogni Cerimonia ha una storia diversa, un’identità propria. È come dirigere più orchestre che devono suonare all’unisono senza perdere la loro voce». Un racconto che parte dalla metropoli e arriva alle Dolomiti, dalla forza produttiva del Nord Italia alla grazia dei suoi paesaggi. È anche un ritorno personale alle emozioni che l’hanno segnata da spettatrice, prima ancora che da professionista: «Ho ancora negli occhi la Cerimonia di Torino 2006. Vorrei che chi guarderà Milano Cortina 2026 provasse quell’emozione lì: la sensazione che qualcosa di grande, più grande di tutti noi, stia accadendo sotto i nostri occhi».

Lo spirito italiano al centro

Alla fine, tutto si riassume in ciò che Maria Laura vuole raccontare: un’Italia autentica, sorprendente, piena di talento. «Le Cerimonie devono mostrare cos’è davvero lo spirito italiano: la nostra creatività, la nostra cultura, il nostro modo di accogliere. La capacità di trasformare la bellezza in gesto, in immagine, in colore». C’è una delicatezza materna nel modo in cui parla dei suoi team, dei performer, dei costumi che definisce “quasi opere d’arte”, delle atmosfere che stanno costruendo giorno dopo giorno. È come se stesse tessendo una grande storia collettiva, in cui ogni dettaglio ha un peso e ogni emozione un senso. Milano Cortina 2026 sarà questo: un mosaico di luoghi, persone, simbologie. E lei, Maria Laura Iascone, sarà la regista silenziosa che ne guiderà il respiro. «Vorrei che chiunque, guardando le Cerimonie, si sentisse parte di qualcosa. Che provasse un’emozione vera. È per questo che lo facciamo».