Se le Olimpiadi fossero un abito, ci sarebbero mani sapienti che lo disegnano, lo modellano, lo cuciono con la precisione di un sarto e la visione di un artista. Mani che sanno scegliere i colori giusti, capire come una linea può raccontare un’emozione, come una texture può evocare un valore. Per Milano Cortina 2026, quelle mani sono quelle di Raffaella Paniè e Marta Pagnini, che insieme a un team talentuoso e dinamico uniscono estetica e strategia, creatività e disciplina, esperienza e energia nuova.

Le mani che disegnano il “vestito” di Milano Cortina 2026

Sono loro a costruire il “vestito dei Giochi”, quell’insieme di simboli, forme, materiali e linguaggi che il mondo vedrà tra qualche mese: le medaglie, la torcia, le mascotte, i podi, il Look of the Games, gli asset che caratterizzano il merchandising ufficiale. Tutto ciò che fa da cornice alla performance sportiva nasce qui, in un laboratorio fatto di idee, emozioni, bozzetti e visioni condivise. Marta Pagnini, brand and Adv coordinator, ha danzato sul palcoscenico sportivo internazionale per anni: medaglia di bronzo a Londra 2012, ex capitano della Nazionale di ginnastica ritmica fino a Rio 2016, oltre 60 medaglie internazionali, due titoli mondiali. Oggi non è più in pedana, ma l’energia, la disciplina e la passione che hanno guidato la sua carriera continuano a orientare il suo lavoro dietro le quinte delle Olimpiadi.

Dove nasce l’identità visiva dei Giochi

Accanto a lei — e alla guida dell’intero team — c’è Raffaella Paniè, Brand Identity and Look of the Games Director, con più di vent’anni di esperienza nei grandi eventi internazionali. Ha curato l’immagine di Torino 2006 e oggi coordina una squadra di 30 professionisti che danno forma a tutti gli elementi visivi di Milano Cortina 2026: dalle medaglie alla torcia, dalle mascotte ai podi. «Il Look of the Games è il nostro modo di vestire i Giochi», racconta Raffaella. «Un linguaggio grafico che deve avvolgere gli atleti, i volontari e i territori, raccontando cultura e Made in Italy. Tutto parte dal gesto umano: la pennellata, il tratto di matita, il movimento dell’atleta. È da lì che nasce la nostra identità visiva».

Marta Pagnini: dalla pedana ai bozzetti

Marta sorride: «Noi ci occupiamo proprio del vestito dei Giochi. Logo, mascotte, medaglie, torcia, gli asset che caratterizzano il merchandising… ogni elemento è pensato per raccontare lo spirito italiano, questa bellezza fatta di energia, calore e talento». E mentre lo dice, è evidente che per lei — abituata a trasformare l’armonia in disciplina — questo lavoro è una nuova forma di coreografia. «La parola che racconta tutto? “Insieme”. Perché ogni dettaglio è frutto di un lavoro collettivo. E se devo aggiungerne un’altra, direi “dinamiche”: come noi, come il nostro team, come i Giochi stessi: un’avventura è piena di vita».

La torcia “Essential”: la luce come protagonista

Tra gli oggetti più simbolici a cui Raffaella e Marta hanno lavorato c’è la torcia. Milano Cortina 2026 l’ha chiamata “Essential”: un nome che non è solo una scelta estetica ma una dichiarazione di intenti. Progettata da CRA–Carlo Ratti Associati con Eni, Versalis e Cavagna Group, è fatta per mettere la fiamma al centro. «Volevamo che fosse la luce la vera protagonista», spiega Marta. «La torcia è minimalista, specchiata, capace di riflettere ciò che ha intorno. Un simbolo di accoglienza, integrazione, ingegno». Sono leggere, sostenibili, ricaricabili fino a dieci volte e alimentate da bio-GPL. «Anche i simboli più iconici possono evolvere», aggiunge Marta. «E questa torcia lo dimostra». Il viaggio partirà da Olimpia il 26 novembre e arriverà a Milano il 6 febbraio 2026, un percorso che è già racconto e comunità.

Medaglie e mascotte: l’anima simbolica di Milano Cortina 2026

«Le medaglie sono forse il lavoro più complesso che abbiamo affrontato in questi mesi», confida Raffaella. «Perché devono racchiudere l’essenza della vittoria, ma anche il percorso, la fatica, il team». Il concept nasce dalla dualità: due metà, due dimensioni, due superfici — una specchiata, una materica — che si incontrano nel movimento. «Rappresentano l’atleta e tutte le persone che hanno camminato con lui», continua. «Un design essenziale, con solo le linee necessarie. Il resto lo racconta la luce». Sono prodotte dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, con materiali riciclabili e energia da fonti rinnovabili. Le mascotte Tina e Milo, due ermellini fratelli, sono state forse la sfida più lunga. «Dovevano muoversi bene, sciare in modo realistico, essere credibili e amati», racconta Marta. Quando ha visto per la prima volta i peluche, si è commossa. «A casa ne ho tanti, di diverse edizioni: quattro in tutto, due da atleta. Ora ci sono anche loro».

L’energia di una squadra che dà forma ai Giochi

Per entrambe questo lavoro è una missione, un atto d’amore verso lo sport e verso l’Italia. «Ci muoviamo come una squadra», dice Marta. «Ogni giorno impariamo qualcosa, ogni decisione è un confronto, ogni dettaglio è costruito insieme. E questa energia, questa vita, si vedrà nei Giochi». E mentre parlano, è impossibile non sentire il ritmo che le accompagna: quello della matita, del gesto atletico, della creatività che prende forma. Un ritmo che prepara il vestito più importante: quello che il mondo indosserà guardando Milano Cortina 2026.