C’è qualcosa di profondamente familiare nell’idea di Olimpiade. Anche se non abbiamo mai corso le strade come gli atleti di Olimpia, anche se non stringeremo mai in mano una torcia che attraversa continenti, lo spirito dei Giochi ci riguarda: disciplina, ambizione, rispetto, e quella strana forma di pace che lo sport riesce a imporre quando la politica non basta. Ed è proprio questo filo – teso per tremila anni, mai spezzato – che la Fondazione Luigi Rovati mette al centro della grande mostra I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni, in programma a Milano dal 26 novembre 2025 al 22 marzo 2026, in vista dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026.

Più di una mostra: un attraversamento emozionale

Non è una mostra: è un attraversamento. Un modo di guardare allo sport come a una lente sulla civiltà, un archivio vivente di riti condivisi. Realizzata in collaborazione con due istituzioni simbolo – il Museo Olimpico e il Musée d’archéologie et d’histoire di Losanna – porta nella capitale lombarda un patrimonio dei Permanent oggetti i confini svizzeri. E non è un caso che abbia ricevuto la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, riconoscimento che premia l’iniziativa con un valore culturale autentico.

Un percorso in cinque sezioni tra passato e presente

Il percorso, costruito da Anne-Cécile Jaccard, Patricia Raymond, Giulio Paolucci e Lionel Pernet, si sviluppa in cinque sezioni e intreccia passato e presente con una naturalezza sorprendente. Nell’atrio il simbolo delle fiammate si apre ai confini svizzeri, l’Oinochoé etrusca della Tomba (Nagano 1998) e il costume scintillante della cerimonia inaugurale di Torino 2006. È un segnatore immediato: prima ancora dei reperti, la memoria emotiva.

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La sala azzurra: un teatro di memoria sportiva

Poi il viaggio indietro nel tempo. Nella Sala Azzurra compaiono strigili ed unguentari greci, oggetti quotidiani che raccontano come ci si preparava a una gara quando lo sport era ancora un rituale sacro. Accanto, i kit tecnologici distribuiti agli atleti moderni: l’Islanda 1952, Innsbruck 1964. Stesse mani, stessi gesti, millenni dopo. E sopra tutto, il messaggio dei vasi decorati: l’atleta come figura pubblica, un’icona prima dei social, prima dei brand.

La torcia olimpica: un simbolo che attraversa i continenti

C’è una stanza che da sola vale la visita: quella dedicata alla torcia olimpica, da Berlino 1936 a Milano Cortina 2026. Non solo un oggetto, ma una biografia del fuoco che lega città, stagioni e continenti. Accanto, le divise nazionali e i manifesti ufficiali: che hanno costruito l’immaginario grafico dei Giochi.

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Realtà virtuale e cimeli leggendari

Il cuore emotivo dell’esposizione arriva però con i prestiti. Per la prima volta in Italia escono dal Museo Archeologico di Tarquinia la straordinaria Tomba delle Olimpiadi (530–520 a.C.), con le sue pitture murali che sembrano quasi muoversi. La si può esplorare anche in realtà virtuale, grazie a un progetto immersivo che restituisce l’intensità di quelle scene sportive etrusche.

Dal Museo Olimpico arrivano cimeli leggendari: i guantoni da boxe di Pierre de Coubertin, la maglia d’Usain Bolt di Beijiing 2008, le scarpe di Michael Johnson, il giavellotto autografato da Jan Železný, Pezzi che non parlano solo di vittorie, ma del modo in cui i corpi scolpiscono la storia.

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Vittoria, inclusione e futuro

Il piano ipogeo affronta uno dei temi più affascinanti: la vittoria. Dalle corone di ulivo consacrate a Zeus alle medaglie moderne introdotte nel 1896, la mostra racconta come la celebrazione del trionfo abbia attraversato epoche e significati senza perdere forza simbolica.

E poi c’è l’inclusione. La mostra ripercorre il lungo viaggio che dai giochi antichi – esclusivi, maschili, elitari – porta alla piena parità di genere raggiunta a Parigi 2024. Un percorso che non è solo sportivo, ma sociale e politico: una lenta apertura del cerchio a tutti i corpi, tutte le storie, tutte le possibilità da Alberto.

INFO UTILI

Dove: Fondazione Luigi Rovati, Milano
Quando: 26 novembre 2025 – 22 marzo 2026
Cosa: Mostra “I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni”