Raquel Cavaco Nunes parla con la calma di chi ha attraversato cinque sei edizioni dei Giochi e una vita intera di grandi eventi, ma nei suoi occhi c’è ancora lo stupore di una prima volta. È arrivata a Milano Cortina 2026 dopo quindici anni di esperienza internazionale, passando da Rio a Tokyo, da Pechino a Parigi. Eppure, dice, l’Italia ha avuto su di lei un richiamo diverso, quasi emotivo. «Questi Giochi si svolgono in Europa e ogni edizione qui ha qualcosa di incredibilmente speciale» racconta. «Le montagne, i tifosi, la storia… e poi l’Italia: un Paese straordinario, amato in tutto il mondo».
Un richiamo speciale: l’arrivo in Italia
Oggi Raquel dirige tre aree cruciali: Broadcast Services, Press Operations e Language Services. Tre mondi diversi, che convergono in un’unica missione: permettere ai media di raccontare i Giochi e, attraverso loro, raccontare un Paese. La sua giornata scorre come un mosaico in movimento: un alternarsi di riunioni e telefonate, tavoli di lavoro che si aprono e si chiudono, decisioni da prendere con la rapidità di chi sa che il conto alla rovescia non si ferma. «Il mio lavoro è fatto di continue interazioni» racconta. «Ogni giorno discutiamo ciò che abbiamo realizzato, ciò che dobbiamo ancora fare e proviamo ad anticipare quello che accadrà». Ora che i Giochi si avvicinano, la fase dell’implementazione rende tutto più vivo, più urgente: «Le sfide aumentano e l’intensità cresce giorno dopo giorno».
La macchina di Milano Cortina 2026 prende forma
Il suo dipartimento, in queste settimane, è un organismo vivo. I team si ingrandiscono, si spostano, si moltiplicano. Nelle sedi di gara iniziano a prendere forma le strutture che ospiteranno giornalisti, fotografi e broadcaster. «Coordino tre gruppi: 13 persone nei broadcast services, 20 nelle press operations e 6 nei servizi linguistici», spiega. «Ma i numeri stanno crescendo rapidamente. È fondamentale costruire un mix equilibrato di professionisti esperti e giovani motivati. E poi italiani e internazionali: è questo incontro di competenze che rende speciale il nostro lavoro». Raquel racconta del suo team come si parla di una squadra di scalatori: ognuno con il proprio passo, il proprio fiato, ma legato agli altri dalla stessa corda. «La vera sfida è mettere insieme tutte queste diversità. Ogni membro è un pezzo fondamentale del puzzle. Il nostro compito è tirare fuori il meglio da ciascuno e portarlo dentro questo magnifico progetto».
Un team che cresce insieme
Le difficoltà, naturalmente, non mancano: la pressione, le aspettative, la complessità di un evento dove ogni decisione ha ripercussioni incrociate. Eppure Raquel non ne parla con ansia, ma con una sorta di rispetto. «Le sfide ci sono, sempre. Ma ciò che conta è affrontarle insieme. Nei Giochi non esiste una soluzione perfetta per tutti: bisogna trovare quella migliore per il gruppo più ampio. È qui che entra in gioco il compromesso, una parte fondamentale del nostro lavoro quotidiano». Il ruolo delle Media Operations, poi, è uno dei più delicati dell’intero Comitato Organizzatore. Da loro dipende la possibilità, per il mondo, di vedere la storia che si compie. «I media vengono ai Giochi per raccontare gli atleti, ma anche il Paese che li ospita», spiega. «Raccontano le gare, certo, ma anche ciò che accade fuori: le regioni, le persone, la cultura. Il nostro compito è garantire che possano farlo nelle migliori condizioni possibili, con strutture all’avanguardia e servizi adeguati. E poi vogliamo che la loro esperienza in Italia sia positiva, memorabile, qualcosa che vorranno condividere».
Le sfide e la forza del racconto
Lavorare con decine di nazionalità diverse è un esercizio continuo di ascolto, traduzione — non solo linguistica — e sintonia. «Più ti immergi in un ambiente internazionale, più impari le peculiarità delle culture e delle generazioni. È come comporre un puzzle: ogni persona ha un ruolo unico. E quando i pezzi si incastrano, il risultato è straordinario». C’è un momento, in questo cammino, in cui Raquel sente che tutto vale la fatica? Lei sorride. «Arriva sempre alla fine dei Giochi. Quel momento in cui ti rendi conto che hai fatto qualcosa di importante. Che hai superato le sfide e hai visto il team portare a termine il lavoro con successo». E quando le chiedi cosa renda unico Milano Cortina rispetto a tutto ciò che ha visto in passato, non ha dubbi: «L’Italia. La storia, il cibo, la cultura, le persone… È facile legarsi a questo Paese: ti accoglie, ti rimane addosso». E quando le chiediamo di racchiudere tutto in due parole, sceglie senza esitazione: «Spettacolare», dice pensando ai paesaggi delle Alpi. «E straordinario», aggiunge pensando al team che, insieme a lei, sta costruendo tutto questo.