Su una cosa siamo tutte d’accordo: l’8 marzo, a cui dedichiamo il numero in edicola, resta una data simbolica per ricordare le battaglie delle donne, ma ha bisogno di un bell’aggiornamento. Intanto, smettiamola di chiamarla “festa”, perché sottintende un traguardo che è ancora lontanissimo. Per raggiungere la parità di genere, ci ricorda l’ultimo Global Gender Gap Report, ci vorranno ancora 123 anni. Dunque, c’è poco da festeggiare.

La mimosa: dal 1946 simbolo di forza e resilienza

Poi, sbarazziamoci una volta per tutte della mimosa, il fiore “umile e tenace” scelto nel 1946 dall’Unione Donne Italiane in segno di omaggio, in quanto emblema di forza e resilienza, due qualità “eroicamente” femminili. Sono passati 80 anni da quella data, esattamente gli stessi del primo voto alle donne in Italia, diritto fondamentale per cui i movimenti femministi sono nati, e forse di resilienza ne abbiamo abbastanza. Non solo perché l’abbiamo coltivata a sufficienza, ma anche perché ci siamo un po’ stufate. Va bene resistere gli urti, fronteggiare le difficoltà, adattarsi alle sfide della vita volgendo le ingiustizie in opportunità, e uscirne persino più forti, ma a un certo punto bisogna pure fermarsi. Perché, se si continua a tollerare e abbozzare, cosa si lotta a fare?

La sorellanza, come la fratellanza, non ha genere

È il parere espresso all’unisono dalle tre attrici che trovate questa settimana in copertina (e nel servizio qui): Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo e Vanessa Scalera, protagoniste dell’ultimo film di Rocco Papaleo, Il bene comune, storia di un gruppo di detenute che durante una gita-premio sul Pollino scoprono il valore del sostegno reciproco e della solidarietà. Qualcuno la chiama sorellanza. Una cosa, fanno notare le tre artiste, che non dovrebbe avere genere. E infatti declinata al maschile, fratellanza, non ne ha. Segno che persino la lingua fa delle preferenze. E allora, come prima mossa, scardiniamole. E prendiamoci la briga di dare alla versione femminile del termine la dignità di rappresentare l’intera umanità. Del resto, siamo la maggioranza.

“Libere e uguali” riparte insieme agli uomini

Finiamola anche di fare un distinguo tra “noi” e “loro”, i maschi. Le nostre lotte non sono solo nostre, perché dalle vittorie ci guadagniamo tutti. È questo il “valore guida” della terza edizione di Libere e uguali. Per una nuova idea di parità, il progetto nato con l’obiettivo di promuovere una cultura più inclusiva e rispettosa delle donne, che quest’anno vede al suo fianco anche gli uomini. E che vogliamo lanciare con voi, invitandovi all’anteprima del film di Papaleo (con noi presenti in sala), il 10 marzo presso il cinema Anteo di Milano (tutte le info qui).

Un sondaggio sui diritti a 80 anni dal primo voto alle donne

Gli obiettivi di questa edizione? In occasione degli 80 anni del suffragio universale, abbiamo deciso di fare il “tagliando” ai diritti, ripercorrendo sul magazine, settimana dopo settimana, le tappe fondamentali delle conquiste delle donne in Italia, e affidando a un grande sondaggio, commissionato a Ipsos, il compito di indagare quali traguardi ci restano da raggiungere e quali ancora da tutelare. Con un occhio particolare al lavoro, perché è lì che si manifestano le principali discriminazioni – con ricadute nella sfera relazionale e familiare – e perché è dall’occupazione che bisogna partire per rendere le donne indipendenti economicamente, quindi più libere e meno vulnerabili. Per la prima volta, anche le nostre lettrici possono partecipare all’indagine: basta cliccare qui e rispondere al questionario. I risultati verranno resi noti e commentati nel numero in uscita a fine maggio che celebra la storica giornata del 2 giugno, Festa della Repubblica. Quest’anno particolarmente importante per l’anniversario di quel referendum del ’46 in cui tutti gli italiani, donne comprese, si recarono alle urne.

Prossima tappa: la Carta dei diritti digitali

I dati della ricerca saranno la base per dare il via a una serie di iniziative che puntano a rafforzare l’alleanza tra i generi, abbattendo gli stereotipi che ancora inquinano le relazioni e promuovendo quei diritti di cui gli stessi uomini non usufruiscono abbastanza, come i congedi parentali. L’ultima parte dell’anno sarà dedicata alle tutele nel mondo digitale, con un nuovo sondaggio che ci aiuterà a delineare le linee guida per una Carta dei diritti in Rete. Come sempre, nel nostro lavoro, saremo affiancati da un team di esperti e supportati da partner preziosi. Fino all’evento conclusivo del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Insomma, si riparte: l’8 marzo, per noi, è solo l’inizio!

Con la collaborazione scientifica di Università degli Studi di Milano, Università di Milano Bicocca, Osservatorio Pari Opportunità, Fondazione Libellula, Permesso Negato, Valore D, Osservatorio Maschile, MyEdu

Con il supporto di: Dolomiti Energia, Essence, Generali, Banca Mediolanum, Mundys, Wind Tre