Quando si parla di voto alle donne in Italia, il pensiero corre subito al 2 giugno 1946, data del referendum tra Monarchia e Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea Costituente.

In realtà il primo appuntamento con le urne per le italiane avvenne qualche mese prima. Il 10 marzo 1946, nelle prime elezioni amministrative del dopoguerra, milioni di donne si recarono ai seggi per la prima volta nella storia del Paese.

Fu un passaggio simbolico e concreto insieme: da quel momento le donne entrarono ufficialmente nella vita politica italiana, partecipando alle scelte pubbliche come cittadine a pieno titolo.

Il 10 marzo 1946: la prima volta delle donne alle urne in Italia

Il 10 marzo 1946 rappresenta una data fondamentale per la storia della democrazia italiana. In quel giorno iniziarono le elezioni amministrative nei comuni italiani liberati dopo la Seconda guerra mondiale. Per la prima volta le donne poterono votare.

Le consultazioni si svolsero in diverse tornate tra marzo e l’inizio di aprile e coinvolsero gran parte dei comuni italiani. L’affluenza femminile fu molto alta e segnò un cambiamento profondo nella vita pubblica del Paese. Le donne non solo parteciparono come elettrici, ma entrarono anche nelle istituzioni locali.

In quella occasione furono elette le prime donne nei consigli comunali italiani. Fra le prime sindache donne vi furono Ada Natali, eletta a Massa Fermana nelle Marche, e Ninetta Bartoli, eletta a Borutta, in provincia di Sassari. Fu un segnale chiaro del cambiamento in corso nella società italiana del dopoguerra.

Come nacque il suffragio femminile in Italia dopo la Seconda guerra mondiale

Il riconoscimento del diritto di voto alle donne arrivò in Italia nel clima politico che accompagnò la fine del fascismo e la Liberazione. Durante la guerra, molte donne avevano partecipato alla Resistenza e alle attività di supporto alla popolazione, assumendo ruoli sempre più centrali nella vita civile.

Il primo passo formale arrivò con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, che estese alle donne il diritto di voto. Il provvedimento riguardava inizialmente l’elettorato attivo, cioè il diritto di votare.

L’anno successivo un nuovo decreto definì le regole per l’elezione dell’Assemblea Costituente e chiarì anche il diritto delle donne a essere candidate. In questo modo il suffragio femminile diventò completo, riconoscendo alle donne sia il diritto di votare sia quello di essere elette.

La lunga battaglia per il suffragio femminile nel mondo

Il diritto di voto alle donne arrivò in quasi tutti i Paesi del mondo più tardi rispetto agli uomini. Per secoli la partecipazione politica fu limitata a piccole élite maschili, spesso legate alla nobiltà o alla ricchezza.

Nell’Ottocento nacque però un movimento internazionale che rivendicava il suffragio femminile. Le attiviste che sostenevano questa battaglia vennero chiamate suffragette, proprio perché chiedevano l’estensione del suffragio alle donne.

Il primo Paese a riconoscere il diritto di voto femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Nei decenni successivi altri Stati seguirono l’esempio. Tra gli anni Dieci e Venti del Novecento il suffragio femminile fu introdotto nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in diversi Paesi dell’Europa settentrionale.

Molti Stati dell’area mediterranea arrivarono più tardi. In Francia il voto alle donne fu riconosciuto nel 1944, mentre in Italia la svolta arrivò nel 1945 con il decreto che aprì finalmente le urne anche alle elettrici.

Dal voto del 1946 alle 21 “madri costituenti”

Pochi mesi dopo le elezioni amministrative del marzo 1946, le italiane tornarono alle urne per un appuntamento decisivo nella storia del Paese. Il 2 giugno 1946 parteciparono infatti al referendum istituzionale che chiedeva agli italiani di scegliere quale forma di Stato dare all’Italia: monarchia o repubblica. Nello stesso giorno si votarono anche i rappresentanti dell’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione.

Per la prima volta le donne non furono soltanto elettrici, ma anche candidate. Ventuno di loro entrarono nell’Assemblea Costituente. Sono ricordate come le “madri costituenti”, perché contribuirono ai lavori che portarono alla nascita della Costituzione italiana.

Tra loro c’erano figure come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Adele Bei e Maria Federici, esponenti di diversi partiti politici. Il loro contributo fu importante soprattutto su temi come l’uguaglianza tra uomini e donne, i diritti civili e la tutela della famiglia.

Una conquista che ha cambiato la democrazia italiana

Il suffragio femminile, tema centrale del riuscitissimo film di Paola Cortellesi C’è ancora domani, rappresentò una svolta decisiva nella storia democratica del Paese, una delle tappe fondamentali che hanno cambiato radicalmente la condizione femminile in Italia.

Con il voto del 1946 le donne furono riconosciute come cittadine a pieno titolo, dando finalmente loro la possibilità di partecipare alle decisioni politiche e di contribuire alla costruzione della nuova Repubblica.

Da allora il diritto di voto non è più stato messo in discussione. Tuttavia il percorso verso una piena parità di genere non è ancora concluso. Le differenze salariali e la presenza limitata delle donne in alcune posizioni mostrano che la strada per arrivare a una parità sostanziale continua anche oggi.