Un rapporto sessuale senza consenso è stupro. Solo il Sì è Sì. Con l’avvicinarsi della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Commissione Giustizia alla Camera ha approvato un emendamento presentato da tempo che introduce il concetto di consenso nella legge sulla violenza sessuale. L’emendamento porta le firme di Michela Bi Biase (PD) e Carolina Varchi (Fratelli d’Italia).

Consenso: un cambio di paradigma

«Siamo partiti dalla proposta di legge a prima firma Laura Boldrini che introduce all’interno del codice penale il consenso» spiega l’onorevole Di Biase. «Su questa proposta abbiamo discusso e poi siamo riusciti a ottenere questo emendamento che è davvero un cambio di paradigma culturale. Si modifica così l’articolo 609 bis che poggia sulla costrizione e sulla violenza e diventa centrale la presenza del consenso. Le donne non dovranno più subire processi che non fanno altro che colpevolizzarle».

Un passo avanti per l’Italia

Per la prima volta, destra e centrosinistra si sono dunque trovati d’accordo su un tema che non ha schieramento politico e non può avere bandiere perché la violenza contro le donne è un fenomeno trasversale, e trasversale dev’essere la risposta. Stiamo parlando di un’autentica rivoluzione giuridica e culturale per l’Italia che in questo modo si allinea ad altri Paesi come Francia e Spagna. Un passo necessario e dovuto anche per dare piena attuazione alla Convenzione di Istanbul, al cui rispetto l’Italia è stata più volte chiamata, riguardo proprio alla legge sulla violenza sessuale. Un traguardo storico dopo quello del 1996, quando lo stupro diventò un delitto contro la persona e non più contro la morale, che vede le donne in prima linea nella difesa dei diritti di tutte noi.

Cosa cambia con la legge sul consenso

Fino a oggi, per punire una violenza sessuale occorreva dimostrare in base all’articolo 609 bis che ci fosse stata stata violenza fisica, minaccia o abuso di autorità. Era la vittima , cioè, a dover dimostrare di essere stata costretta con la forza o di aver opposto resistenza. Era a lei che spettava l’onere di dimostrare di aver lottato, altrimenti quel rapporto non era violenza. Queste limitazioni finivano per lasciare le donne spesso in una zona grigia, dove il silenzio o l’inerzia della vittima – scientificamente dimostrata come possibile reazione al trauma – potevano essere interpretati come consenso. «Il tema del consenso nell’articolo 609 bis non veniva menzionato e questo rappresentava un vulnus, un elemento di fragilità che esponeva le vittime al rischio di non veder riconosciuta la violenza sessuale in assenza di violenza, minaccia o abuso di autorità. Oppure quando il consenso non era stato espresso o in qualche modo condizionato dallo stato psichico, come l’effetto di alcol o stupefacenti» dice l’avvocata Luana Sciamanna, avvocata penalista, responsabile dell’ufficio legale dei Centri Antiviolenza dei Castelli romani, Presidente e fondatrice dell’associazione di Promozione sociale Crisalide Donne per le Donne.

Cosa accadrà nei tribunali

In base al nuovo articolo, invece, “Chiunque compie atti sessuali senza il consenso libero e attuale è punito da 6 a 12 anni”. Il consenso quindi entra nel codice penale. Non si dovrà più dimostrare la violenza, la minaccia o l’abuso, ma l’assenza di consenso al rapporto sessuale. Quando la legge avrà terminato il suo iter ed entrerà in vigore, non potrà più accadere nei tribunali che le donne vengano interrogate per dimostrare che non hanno reagito, o che ci hanno messo più di 20 secondi a farlo, o che non hanno urlato abbastanza. L’unica domanda che sarà posta alla vittima sarà se avesse o meno prestato il suo consenso, se era d’accordo a quel rapporto sessuale in quel momento, o se a un certo punto ha detto «Basta».

La nuova legge però non cambia la cultura

«Il rischio di processi capziosi e morbosi sulla pelle delle donne, esiste comunque» sottolinea Marta Buti, consigliera nazionale di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. Ci immaginiamo già scenari in cui si chiederà a lui e a lei quando lei ha detto sì, se e quanto sia stata esplicita. E se lui aveva capito. E se lei si era spiegata bene. Saranno i singoli giudici quindi a valutare caso per caso, per questo resta fondamentale la formazione. «Auspichiamo la creazione di un sistema antiviolenza sicuro, che approfondisca le dinamiche dei fatti legati ad ipotesi di reato, a partire dall’assunto che le donne sono libere di rifiutare un approccio sessuale in ogni momento e devono poterlo fare nel pieno delle loro condizioni psicologhe e fisiche» diceCristina Carelli, presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.

Quando il consenso è libero: dei Sì che vorrebbero essere dei No

A proposito infatti delle condizioni in cui le donne prestano il loro consenso, in base al nuovo articolo di legge, il consenso dev’essere libero e attuale, prestato cioè senza paura, pressioni, ricatti. Chi è sotto effetto di sostanze o spaventata, oppure dipendente emotivamente o economicamente dall’altra persona, non può prestare il suo consenso. Quindi è violenza. Quindi il suo Sì è un No? Ce lo chiediamo pensando per esempio a quei casi di violenza da parte di un compagno, partner, marito. In quei casi, sono dei Sì, che vorrebbero essere dei No, come spiega l’avvocata Sciamanna: «Molte donne pur esprimendo un consenso all’atto sessuale, lo esprimono in virtù di una sorta di estorsione. Per esempio, sanno che se non si prestano ai rapporti sessuali o a certe pratiche sgradite, il maltrattante mette in atto vendette vere e proprie, come non lasciare i soldi per fare la spesa, o le chiavi della macchina». Si tratta di donne man mano impoverite, persuase a non proseguire con gli studi e a non lavorare, quindi facilmente ricattabili anche attraverso il sesso.

«La donna dice un Sì che magari perdura per tutta la durate del rapporto ma è un Sì non libero, seppur manifestato liberamente, perché le conseguenze di un No sarebbero altrimenti insopportabili. Dobbiamo fare di più per portare il consenso ad avere forme più ampie e garantiste, concentrarci non solo sul Sì espresso ma anche su quelle donne che dicono Sì perché non possono dire No».