Il testo della legge sul consenso “libero e attuale” senza il quale c’è violenza sessuale, già approvato all’unanimità il 19 novembre alla Camera dei deputati, è stato fermato in Commissione Giustizia del Senato.
Legge sul consenso: perché è stato fermato l’iter
Alcuni esponenti della Lega hanno osservato delle criticità nel testo del disegno di legge di riforma dell’articolo 609-bis del Codice penale, raccomandando un ulteriore approfondimento. Viene da pensare che la conquista dei diritti civili da parte delle donne sia una guerra di trincea: un passo avanti e uno indietro.
Intervista a Francesco Menditto, magistrato tra i più esperti sulla violenza di genere
È così? Lo chiediamo a Francesco Menditto, magistrato tra i più esperti sulla violenza di genere, già Procuratore della Repubblica di Tivoli, consulente della Commissione Femminicidio e membro dell’Osservatorio Violenza di genere e domestica al ministero della Giustizia..
«Nella nostra storia, ogni volta che le donne hanno compiuto un passo avanti sul terreno dei diritti, forze opposte hanno remato contro. Accadde nel 1981, quando fu abolito il delitto d’onore, e di nuovo nel 1996, quando la violenza sessuale diventò reato contro la persona» spiega. «Ma senza legge sul consenso oggi nel Codice penale è scritto che, perché si configuri la violenza sessuale, ci deve essere minaccia o violenza. Questo spinge nei processi a chiedere alle donne: “Perché non hai reagito?”».
Come si è arrivati al disegno di legge sul consenso?
«Tutto il panorama giuridico internazionale afferma che già oggi un rapporto senza consenso è violenza. Per la Corte di Cassazione da 10 anni il rapporto sessuale ha bisogno del consenso di entrambi. Non ci sono impulsi né violenza che tengano, se non c’è il sì della donna (e parliamo di donne perché nel 95% dei casi gli aggressori sono uomini contro le donne). La Cassazione non fa altro che applicare la giurisdizione della Corte dei diritti umani di Strasburgo, per la quale scrivere nero su bianco una legge sul consenso negli ordinamenti nazionali è segno di civiltà giuridica. Legge che esiste già in molti Paesi europei».
Legge sul consenso: le donne finalmente sono credibili
Chi ha bloccato la legge sostiene che la donna sarebbe credibile solo per il fatto che denuncia.
«Chi denuncia di aver subito una violenza sessuale dichiara che non ha acconsentito all’atto e non deve giustificarsi. Ha l’obbligo di dire la verità. Tuttavia le indagini non si fermano all’affermazione della persona offesa, valutano il contesto. L’accusato, come in ogni processo, può difendersi e dare la sua versione, spiegare perché secondo lui c’era il consenso, cosa gli ha fatto credere che lei fosse d’accordo. Si tratterà sempre di una valutazione complessiva. Ci sarà un giudice che deciderà e, in caso di dubbio, come in ogni processo, ci sarà l’archiviazione o l’assoluzione. Ma chi evoca presunte denunce false da parte di donne vendicative e bugiarde, oltre ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni e a spingere le vittime a non denunciare, generalizza casi sporadici: l’unica indagine esistente dimostra che le denunce delle donne vengono archiviate nel 50% dei casi, in ogni tipologia di reato, quelle degli uomini nel 95%».
Il falso problema del mancato consenso
Come si può provare in tribunale il mancato consenso?
«È un falso problema: già oggi si considera violenza quando la vittima è drogata o ubriaca, ma anche quando si immobilizza e non riesce a reagire».
Il consenso deve esserci, e un uomo lo sa perfettamente
I detrattori della legge dicono anche che «ci vorrà il green pass per fare l’amore». È così?
«La Cassazione già oggi sostiene che il consenso deve essere presente all’inizio dell’atto sessuale e per tutta la sua durata. Non c’è bisogno che sia scritto, basta sapere che l’altra parte è una persona e che, se ha detto no, è no. E che il forse giuridicamente non è un sì. Sotto il profilo probatorio ognuno dirà la sua e l’uomo, se è innocente, sarà scagionato. Come quando mandiamo via una persona da casa, così accade nell’atto sessuale: a un certo punto la donna ha il diritto di dire no, anche durante il rapporto. E l’uomo che la rispetta lo sa benissimo. Se invece la si considera solo un corpo, allora qualunque cosa viene immaginata come consenso».