C’è un vento di rivoluzione femminista che soffia dall’Estremo Oriente e non ha nulla a che vedere con i cliché romantici delle serie tv. Parlare di libertà delle donne in Giappone, Cina e Corea del Sud significa fare i conti con un fantasma ingombrante che si aggira da oltre duemila anni: Confucio. Il suo pensiero ha fondato intere società sull’idea che l’armonia dipenda dalla sottomissione della donna prima al padre, poi al marito e infine al figlio maschio.
Con questa premessa si apre Disobbedire a Confucio di Eleonora Zocca, edito da Add Editore, un saggio che si legge come un reportage avvincente. Il libro racconta i movimenti femministi in Asia Orientale e strappa il velo di perfezione di un mondo troppo spesso idealizzato.

Tra mito orientale e lato oscuro: due realtà che convivono

Siamo abituate a guardare all’Asia attraverso le lenti patinate dei K-Drama e delle star del K-pop. Un mondo di ragazzi perfetti, storie d’amore da favola e un’estetica impeccabile. Ma quanto c’è di vero?

«Credo che siano due realtà che convivono, dove non per forza una esclude l’altra», spiega la giornalista e autrice Eleonora Zocca. «Da una parte la wave coreana e la cultura pop giapponese, più di recente anche il fenomeno del China maxxing, propongono modelli che arricchiscono l’immaginario occidentale. Dall’altra ci sono le disuguaglianze di genere che fanno pur sempre parte di queste società. Spesso quando si guarda all’Asia Orientale da qui si tende a descriverne i Paesi in modo bianrio: o come luoghi sfavillanti in cui tutto funziona perfettamente, oppure come società di cui tendiamo morbosamente a raccontare il “lato oscuro”. Nel libro ho voluto raccogliere le voci e le storie di donne che portano avanti lotte collettive, restituendo complessità ai loro movimenti».

Dal rifiuto del trucco alla scelta delle 4B: liberarsi dai canoni sociali maschili

Per comprendere davvero cosa sta succedendo in Corea del Sud serve fare un passo indietro al 2018. Proprio in quell’anno è esploso il Tal Corset o Escape the Corset, la pratica femminista che intende prendere le distanze dagli standard estetici più oppressivi. In una società che impone alle donne di avere un’immagine impeccabile, dal trucco obbligatorio ai tacchi e agli abiti seducenti pensati per compiacere lo sguardo maschile, molte giovani donne hanno scelto una via di ribellione concreta. Il rifiuto aperto del make up, dei capelli lunghi e la liberazione da una serie di aspettative estetiche tradizionali.

No al matrimonio, ai figli, agli appuntamenti e al sesso etero

Il movimento 4B è l’evoluzione di diretta di questa presa di coscienza. Dopo il rifiuto di uniformarsi a un modello di bellezza imposto, le attiviste coreane hanno deciso di sottrarsi all’intera struttura patriarcale attraverso quattro no categorici: no al matrimonio (Bihon), no ai figli (Bichulsan), no agli appuntamenti (Biyeaonae) e no al sesso etero (Bisaexu). Questa scelta è maturata anche di fronte all’aumento della violenza di genere e all’incubo dei deepfake pornografici. Un fenomeno capillare in cui immagini, video e audio reali di ragazze vengono manipolati con l’intelligenza artificiale per creare contenuti a sfondo sessuale diffusi in rete, senza consenso ovviamente. Una forma di abuso estremamente diffusa che devasta la vita di migliaia di donne anche giovanissime, già dalle scuole medie e superiori.

Dall’ondata del #Metoo al femminismo silenzioso

Se una parte del femminismo contemporaneo coreano si è espresso con manifestazioni di piazza oceaniche e un potente movimento #MeToo, quantificare il numero esatto delle donne che aderiscono al 4B non è semplice. Si tratta di un femminismo silenzioso, vissuto nelle scelte private eppure profondamente politico, nato anche come risposta alla crescita di movimenti misogini. Nonostante la paura di diventare bersaglio d’odio antifemminista, le donne coreane non si isolano. Continuano a fare rete e a creare spazi sicuri per sostenersi a vicenda e far sentire la proprio voce.

L’Occidente può imparare

Per Eleonora Zocca la risposta delle 4B non è affatto una forma di estremismo: «Dimostra piuttosto come le donne abbiano sentito la necessità di fare fronte comune davanti alle pressioni della società e della politica, che continua a proporre un modello di famiglia dove il lavoro di cura resta tutto a carico delle donne. Che anche i femminismi in Asia orientale possano diventare per noi un modello ne abbiamo avuto una dimostrazione dopo la vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni statunitensi, quando il movimento coreano 4B ha spopolato su TikTok e sui social occidentali».

La lotta per gli assorbenti durante la pandemia

Nel capitolo dedicato alla Cina, Zocca si sofferma su un forma di resistenza particolare: il cosiddetto femminismo di Weibo, la celebre piattaforma social cinese. Un attivismo che nasce e si muove online e che sceglie di non entrare in uno scontro frontale con lo Stato, ma lavora quotidianamente per decostruire le disuguaglianze di genere. Il libro racconta la grande mobilitazione promossa nel 2020 da Liang Yu per la distribuzione di assorbenti e prodotti igienici a tutte le operatrici sanitarie che lavoravano senza sosta durante la pandemia. Il singolo sfogo di un’infermiera online che raccontava la difficoltà di lavorare senza assorbenti è bastato per far scattare la scintilla.

Le volontarie di “Restare al suo fianco”

L’attivista Liang Yu ha lanciato un appello social chiedendo dove fosse possibile raccogliere e recapitare questi beni per le lavoratrici sanitarie. Da quel post è nato un movimento coordinato da un team di volontarie battezzato “Restare al suo fianco”. Il gruppo è riuscito a raccogliere e distribuire migliaia di assorbenti e prodotti intimi direttamente agli ospedali, migliorando le condizioni di lavoro e abbattendo l’enorme tabù legato alle mestruazioni.

Un bus rosa a Tokyo salva le adolescenti dalla prostituzione

Spostandosi in Giappone il libro smonta un altro grande mito della nostra epoca: il racconto superficiale delle mode giovanili e delle sottoculture urbane note su TikTok. Sono tante infatti le adolescenti, note come Toyoko Kids che cercano rifugio nella strada, per scappare da abusi domestici e bullismo. «Chi è stato a Tokyo anche solo in vacanza avrà notato le ragazze giovanissime fuori dai locali con il compito di attirare clienti – racconta la giornalista – . Da sempre in queste strade si riversano adolescenti che scappano da situazioni di violenza domestica, marginalità e bullismo a scuola e che per sopravvivere finiscono nelle maglie del mondo dell’intrattenimento».

In questo contesto cupo è nata un’esperienza straordinaria di soccorso sul campo. Yumeno Nito, che da ragazza si prostituiva, ha trovato una via d’uscita e ha fondato l’Ong Colabo. «Oggi un bus rosa gira per le strade di Tokyo come presidio dove le ragazze possono chiedere aiuto alle operatrici – prosegue Zocca. Fornisce alloggi a lungo termine, dando loro gli strumenti e il tempo necessari per ricostruirsi una vita libera dallo sfruttamento sessuale».

Cosa significa disobbedire nella vita di tutti i giorni?

Oltre le grandi battaglie di piazza, la disobbedienza passa per gesti quotidiani, pratiche e condivisione che abbattano i tabù della tradizione patriarcale. «Disobbedire a Confucio significa mettere in discussione e rifiutare i ruoli di genere prestabiliti. – sottolinea Eleonora Zocca – Penso a come le donne cinesi, nonostante la censura e il controllo dei media, riescano a parlare di disuguaglianze a partire da casi pratici. Come la stand-up comedian Xiao Pa, che sul social Weibo ha scritto di essere stata male per alcuni giorni e che, se avesse avuto marito e figli, si sarebbe dovuta trascinare fuori dal letto per cucinare in ogni caso. Un esempio semplice di vita quotidiana, che descrive però un fenomeno enorme».

Perché leggere Disobbedire a Confucio

In Disobbedire a Confucio Eleonora Zocca compie un lavoro di analisi e indagine straordinariamente profondo riuscendo a raccontare le complesse gerarchie di potere che dominano l’Asia Orientale. Leggere questo libro significa scoprire come da quella parte del mondo sia in atto una battaglia potente contro i modelli patriarcali dominanti. Ci sono donne che hanno costruito movimenti di resistenza capaci di mettere in discussione equilibri esistenti da secoli. Ci sono lotte che si assomigliano e si legano da un capo all’altro del pianeta, seguendo quel filo rosso di sorellanza, che unisce tutte coloro che stanno combattendo per la propria libertà.