Un tempo nella mia vita c’era una ventenne. Aveva occhi verdi, mascella volitiva e origini brianzole. Per indole o per caratteristiche etniche era diretta, ruvida, efficientissima e instancabile. Per alcuni anni è stata l’alfa e l’omega della mia salute mentale. Nutrivo per lei una fiducia cieca, un amore incondizionato e un’insana dipendenza. Ammetto, per amor di verità, che in quel periodo, se mi avessero chiesto di scegliere tra lei e mio marito, avrei messo alla porta lui, senza alcuna esitazione.

Capitolo baby sitter: senza Valentina io non avrei potuto lavorare

La chiamavo Valentinadiolabenedica, tutto attaccato per non dimenticare mai la fortuna e il privilegio che mi erano toccati in sorte incontrandola. Era la baby sitter dei miei figli, la persona che mi consentiva di lavorare e, più in generale, di stare al mondo nel tempo feroce della maternità intensiva, con un contratto a tempo pieno e indeterminato, un marito all’estero e figli minuscoli da accudire, portare e riprendere all’asilo, a scuola e in piscina.

Capitolo baby sitter: senza Valentina i miei figli forse sarebbero cresciuti peggiori

Lei ha liberato dal ciuccio il primogenito che probabilmente, senza di lei, ne farebbe ancora uso oggi a 23 anni e ha insegnato al medio e al piccolo l’autonomia dal pannolino. Valentinadiolabenedica era la mia bussola, la mia colonna, la mia certezza. Le ero talmente grata che a lei avrei regalato il mio regno, con i figli dentro, se solo me lo avesse chiesto. È stata con noi vari anni, li ricordo con struggimento e felicità. Poi, una sera, mi ha detto: «Ti devo parlare» e dentro di me ho sentito uno schianto. Nessuno è riuscito a sostituire veramente Valentinadiolabenedica ma gli anni passano e, anche se sul momento si stenta a crederlo, l’infanzia dei figli si supera, insieme alla dipendenza da baby sitter.

Capitolo badante: senza Lucia io sarei in preda all’angoscia

Oggi nella mia vita c’è una sessantenne. Ha occhi neri, mascella volitiva e origini rumene. Per indole o per mestiere è accogliente e ride spesso. Si chiama Lucia. Possiede una saggezza antica e una resistenza eroica alla stanchezza, alla noia, alla malinconia. È paziente e luminosa. Senza di lei io sarei persa, preda di un’angoscia perenne e di uno sconforto cronico. È la badante di mia madre. «La mia dama di compagnia» dichiara lei, sottovalutando la quantità di incombenze, accolli, responsabilità che la mia personale eroina si assume, con la grazia e l’efficienza che, in un’altra epoca, ammiravo in Valentinadiolabenedica.

Capitolo badante: senza Lucia mia madre starebbe molto peggio

Quando la guardo, mentre si occupa del giorno, della notte, della casa, dell’alimentazione, delle medicine, del benessere e degli acciacchi, penso che, se solo me lo chiedesse, potrei donarle il mio regno insieme a quello di mia madre. Le nostre vite sono spesso abitate da donne necessarie. Di loro sappiamo quello che basta, anche se loro di noi sanno molto di più. Passano gli anni, resta il bisogno di figure che, a ogni età, si prendano cura di chi amiamo, ma soprattutto di noi. Colonne, bussole, certezze. Relazioni che vorremmo imperiture, ancor più di quelle coniugali.