Il 20% della Gen Z ha usato almeno una volta ChatGPT come supporto emotivo. Cerca consigli, confida dubbi, chiede quello che sembra stupido o imbarazzante condividere con gli amici. Allo stesso tempo 1 adolescente su 4 pensa che la gelosia sia una dimostrazione d’amore. Per il 48% è difficile dire “no” a un rapporto sessuale voluto dal partner. Più del 30% minimizza i comportamenti violenti definendoli “cose da ragazzi”. Il cortocircuito è evidente: i giovani si affidano all’Intelligenza artificiale per navigare relazioni che non sempre sanno decifrare, ma l’AI stessa, intrisa di bias e stereotipi, rischia di confermare quelle dinamiche che andrebbero decostruite.
Dalla formazione all’innovazione, come è nato Diary Ally
In questo panorama nasce Diary Ally. Letteralmente “diario alleato”, è la app sviluppata da studentesse e studenti di H-FARM College, con il know-how tecnologico di H-FARM AI, le competenze culturali di Fondazione Libellula – partner scientifici del nostro progetto Libere e Uguali – e l’esperienza di Donna Moderna. Obiettivo: creare un’AI amica, addestrata su contenuti qualificati, capace di parlare ai ragazzi con empatia e chiarezza, aiutandoli a riconoscere i comportamenti abusivi anche quando sembrano “normali”.
«Dopo alcuni workshop tradizionali sulla violenza di genere senza l’adesione sperata, vista la rilevanza del tema, abbiamo deciso di scendere direttamente sul terreno di gioco degli studenti, che qui da noi è quello del fare, del creare qualcosa di nuovo fatto da loro» dice Antonella Sannella, Executive Director di H-FARM College. «Alla chiamata hanno risposto 6 team su base volontaria. I 2 vincitori hanno lavorato per circa un mese e mezzo, sotto la supervisione di H-FARM AI e dei partner, allo sviluppo del prototipo Diary Ally, nato dall’unione delle proposte finaliste e presentato in anteprima la scorsa settimana al Career Day di H-FARM College».
Come funziona: l’AI che unisce i puntini nelle relazioni
Diary Ally è un diario digitale, un calendario emotivo dove annotare sentimenti e accaduti quotidiani. L’interazione avviene via chat e vocali, con tono amichevole e mai moralista. L’AI analizza il linguaggio, riconosce parole chiave e schemi ricorrenti. «Se una settimana fa hai scritto che il partner ti ha impedito di uscire con gli amici e oggi racconti un episodio simile, l’AI unisce i puntini e ti fa prendere consapevolezza che certi comportamenti non sono occasionali» spiega Francesco Domenico Saltarelli, 21 anni, responsabile dello sviluppo tecnico dell’app.
«La violenza non arriva all’improvviso, ma da tante piccole cose che col tempo si ingigantiscono» aggiunge Martina Esposito, 20 anni, la team leader che ha contribuito all’idea principale, mossa anche dalla sua esperienza personale. «Il diario serve a dare visibilità a quel disagio iniziale, alle battute e ai gesti che ci feriscono ma rispetto cui passiamo oltre. Guardare da lontano il proprio stato emotivo e fisico ci aiuta a capire con più lucidità quello che ci è successo e come ci ha fatto sentire». Aggiunge Francesco: «ChatGPT non ha questa memoria temporale e soprattutto non è addestrata su contenuti validati da un team di esperti come quelli che usiamo noi».

Informazioni affidabili, quiz e protezione: cosa c’è dentro l’app
Diary Ally lavora su un’enorme mole di materiali forniti da Fondazione Libellula e Donna Moderna: report, manuali, articoli, guide italiane ed europee. «Tutti documenti utilizzati nelle attività di educazione e sensibilizzazione. Non possiamo eliminare al 100% i bias dell’AI, ma possiamo limitarli molto fornendole informazioni corrette» sottolinea Sannella.
«La nostra AI è tarata per comportarsi come un amico o un’amica, mai come un terapeuta» precisa Francesco. «Non dà soluzioni o risposte definitive, invita a contattare figure qualificate e fornisce numeri utili – come Telefono Azzurro o quello antiviolenza 1522 – per non prescindere dal contatto umano». L’app include anche giochi (come “Trova le red flag”, i segnali di allarme), blog, suggerimenti di video, film e libri. «I quiz alleggeriscono l’apprendimento e fanno riflettere su quanto abbiamo davvero compreso certi concetti» spiega Martina. La sicurezza è la priorità: Face ID per accedere («che è un po’ come il lucchetto di metallo dei diari segreti») e la funzione “Shake” per uscire subito dall’app se qualcuno ti prende il telefono dalle mani.
Decostruire i pregiudizi e usare l’AI per il primo confronto
«Non crediamo che l’AI sia la soluzione» chiarisce Francesca Panigutto, Head of Marketing & Communications di Fondazione Libellula. «Ma è il primo strumento che la Gen Z usa per cercare risposte, quindi ci siamo chieste come renderlo più efficace per un primo confronto». Insieme alla collega Shata Diallo, Head of Social Impact Strategy, Programs & Research, hanno introdotto il concetto di linguaggio ampio e aiutato studenti e studentesse a decostruire i loro stessi bias. «Quando l’AI metteva in dubbio l’utente con domande come “Sei sicura di aver subito violenza?”, per loro era positivo» ricorda Panigutto. Aggiunge Diallo: «L’AI è uno specchio del mondo. Quando risponde colpevolizzando, sta riflettendo i nostri pregiudizi. Ma deve stimolare consapevolezza, orientare e connettere a una rete reale di supporto. Solo così diventa alleata e non sostituto».
Un piccolo alleato digitale per grandi riflessioni sull’amore
Diary Ally è in fase di prototipazione avanzata, con una demo su iOS, e si differenzia dalle app simili esistenti per l’uso sviluppato dell’AI e l’approccio onnicomprensivo al problema. «L’ambizione» spiega Sannella «è rilasciare un progetto perfettamente funzionante su Apple Store e in versione Android, con il supporto di aziende che si riconoscano negli obiettivi ambiziosi di questo progetto». Non sarà la soluzione definitiva, certo. Ma se può aiutare anche uno o una sola Gen Z a chiedersi “Quello che sto vivendo è davvero amore?” senza vergognarsi della domanda, allora vale ogni riga di codice.