Non è facile ambientarsi in un contesto nuovo per chi ha lasciato la propria terra per studiare e trovare migliori prospettive di lavoro, a volte può addirittura essere fonte di forte stress e disagio: è quanto capita ancora oggi a molte ragazze e ragazzi che decidono di emigrare dal Sud per stabilirsi a Milano e nelle altre città del nord. Troppo diverse le abitudini e gli stili di vita, troppo forte il sentimento di nostalgia, solitudine e mancanza di protezione che accompagna lo stare così lontani da casa. A descrivere questo fenomeno, un’indagine condotta dal Centro Studi della Fondazione MSB e dalla piattaforma “Mò Sto Bene”, che supporta chi ha bisogno di aiuto emotivo e psicologico. “Si sentono abbandonati a se stessi e non riescono ad adattarsi a un modo di affrontare la vita completamente diverso dal loro – spiega la presidente Maddalena Piscopo. Manca la rete protettiva della famiglia”.

Lavorare lontano da casa? Per i giovani del Sud è fonte di stress

La ricerca, condotta dal Centro Studi della Fondazione MSB, segue le storie di uomini e donne del Sud Italia che per cercare un futuro lavorativo più stabile emigrano verso le Regioni del Centro-Nord. Attraverso questionari e sondaggi online su un campione di 10mila persone di età compresa fra i 20 e 40 anni, l’indagine ha messo in luce come molti ragazzi tra i 26 e i 30 anni, laureati e impiegati in contesti professionali (ad esempio consulenti, audit, ruoli organizzativi), debbano fare i conti con un forte stress e una soffocante insoddisfazione nel lavorare lontano da casa.

Le testimonianze dei giovani: “La mia vita segnata da ansia e tristezza”

“Ho cercato di adattarmi, ma dopo l’entusiasmo iniziale, si iniziano a fare i conti con le prime difficoltà. Come non sapere chi chiamare se ti senti male”, spiega Fabio. “Dopo 3 anni a Milano sto malissimo, provo un vuoto che si fa sempre più grande ogni volta che torno giù e devo ripartire“, aggiunge Linda. “La mia vita è ora segnata da ansia, tristezza, senso di dislocamento e nostalgia cronica, con impatto significativo sul mio benessere mentale”, sottolinea Giuseppina.

Un modo di affrontare la vita troppo diverso

“Si sentono abbandonati a se stessi – afferma Maddalena Piscopo, presidente Fondazione MSB e della piattaforma Mò Sto Bene – e non riescono ad adattarsi a un clima diverso e a un modo di affrontare la vita completamente opposto a quello, fino ad allora, conosciuto. Prevale anche nei ragazzi intervistati un senso di isolamento, di estraneità e di mancata appartenenza. Un disorientamento che, misto alla nostalgia, rende necessario un supporto psicologico. Senza dimenticare lo stigma verso i giovani del Sud che ancora esiste e le difficoltà economiche che corrono di pari passo”.

Sarebbero proprio queste differenze culturali e il fatto di essere lontani dagli affetti e delle reti familiari a incidere di più su questo disagio diffuso, ancor più di quanto possano incidere il maggiore costo della vita e un lavoro non in linea con le proprie aspettative.

Il disagio avvertito dalle giovani donne del Mezzogiorno

A soffrire di questo senso di disorientamento, evidenzia l’indagine, sono in particolare le donne originarie del Mezzogiorno di un’età compresa fra i 25 e i 34 anni – spesso laureate ma che, non sempre, trovano condizioni lavorative adeguate – che soffrono molto l’allontanamento dalle famiglie di origine. “Sono loro una delle fasce maggiormente coinvolte nella migrazione Sud–Nord – osserva Maddalena Piscopo – e, secondo evidenze qualitative, mostrano impatti significativi su ansia, senso di disorientamento e stress da adattamento. Inoltre, con l’allontanamento dalle reti sociali familiari, si acuisce il rischio di senso di solitudine, una variabile determinante per fragilità mentale nelle fasce giovanili”.

Il Sud continua a perdere residenti: i dati dell’Istat

Secondo l’Istat, nel biennio 2022-2023 si sono registrati ben 253.000 trasferimenti di residenza da comuni del Mezzogiorno verso il Centro-Nord. A fronte di questo esodo, i movimenti in direzione opposta (dal Centro-Nord al Sud) si sono attestati a soli 124.000, confermando una perdita netta di circa 129.000 residenti. Questa disparità riflette un saldo migratorio ampiamente negativo per il Sud e le Isole (rispettivamente -3,5 e -2,7 per mille).

Da quali Regioni si emigra di più

In termini assoluti, la Campania è la regione che ha registrato il maggior numero di cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza (il 28,8% del totale), seguita da Sicilia (24,1%) e Puglia (18%). In base alla popolazione residente, i tassi di emigrazione più elevati si osservano invece in Calabria (quasi nove residenti per mille emigrano verso il Centro-Nord), Basilicata e Molise (entrambe oltre sette per mille).

La Regione più attrattiva d’Italia è la Lombardia

Le regioni del Centro-Nord si confermano come i principali poli attrattivi. Nello specifico, la Lombardia si impone come la meta prediletta, accogliendo circa un terzo (tre partenze su dieci) dei flussi in uscita dal Mezzogiorno. Fanno eccezione i flussi da Abruzzo e Molise, che si dirigono prevalentemente verso il Lazio. A livello provinciale, l’area metropolitana di Bologna risulta particolarmente attrattiva per i migranti dal Sud (con un tasso di 6,7 per mille), seguita da altre province emiliane come Ferrara e dalla lombarda Pavia che registra il più alto tasso di migrazione interna generale (+5,1 per mille).