Tonno e alcolici (super costosi), pile (servono sempre) e prodotti per l’igiene personale (carissimi). Sono questi gli articoli più rubati nei supermercati secondo l’ultima indagine NielsenIQ. Non c’è molto da stupirsi. I furti nella grande distribuzione sono in aumento.

Rubare la tisana al supermercato

Anche io rubo o, meglio, rubacchio. Mi sono specializzata a rubare le tisane, non chissà che cosa. Non cibi costosi come avocado o lamponi, salmone o creme di lusso, il che sarebbe in un certo qual modo più “comprensibile” e che in realtà – scopro facendo un rapido sondaggio nella cerchia delle mie conoscenze – è anche piuttosto diffuso. Io no. Sono tra quelli che ci guadagnano poco, ma ci godono molto.

Ogni volta che vado a fare la spesa, lascio cadere sbadatamente nella busta di plastica rigida una confezione di un certo tipo di tisana, sempre quella, esageratamente e ingiustificatamente costosa. La infilo dentro mentre la busta è appesa al carrello. La forma della busta non cambia perché il peso è super leggero, così nessuno (almeno fino a oggi) se ne accorge. Poi alla cassa – come se niente fosse – infilo la spesa dentro la busta, sopra al pacchetto di tisane. Trovo che il loro costo sia straordinariamente eccessivo, per quelle 20 bustine. E così le rubo. Rubo solo quello, sempre la stessa cosa.

Una piccola ribellione politica

La ritengo la mia piccola, pacifica ribellione politica: a costi del cibo sempre più alti, a salari reali che sono gli stessi di 30 anni fa, a una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi, a una grossa distribuzione verso cui noi consumatori siamo sempre più spinti se vogliamo risparmiare. Ogni volta che esco da quelle porte con la mia mini refurtiva nel maxi sacchetto, sento di aver preso parte a un’azione di boicottaggio non violenta, quindi in qualche modo lecita. Il sottile piacere di far perdere qualche spicciolo a questi colossi, che tanto hanno ricavi incredibili, è per me impagabile.

L’AI e le casse automatiche

In un’intervista alla vicepresidente della Confcommercio, leggo che le aziende prima mettevano a bilancio uno 0,30 per cento dell’incasso. Oggi questa scorta supera l’1 per cento. Vuol dire che l’1 per cento viene rubato, e le società lo mettono in conto. Di sicuro le casse automatiche hanno alzato il rischio, ma di conseguenza anche i livelli di sicurezza. Non solo telecamere dappertutto, ma sistemi di radiofrequenza sempre più sofisticati che rilevano addirittura se il peso delle borse è superiore a quello dei prodotti passati sullo scanner. Pare che presto l’Intelligenza artificiale aiuterà i gestori a controllare i furti attraverso nuove telecamere che s’interfacciano con l’AI. Studiano i classici movimenti “da furto” e mandano la segnalazione se vedono cose strane.

La community di chi ruba

La vita allora diventerà sempre più dura per chi ruba. E chissà se con l’AI i gestori saranno sempre meno indulgenti. Perché c’è furto e furto, questo va detto. Ci sono quelli per necessità, cioè chi si appropria di beni primari per mangiare, e su cui spesso gli addetti alla sicurezza chiudono un occhio. Poi ci sono le bande organizzate – e questo è odioso – che rubano su commissione, soprattutto alcolici o formaggio grana, prodotti che possono essere facilmente rivenduti nei bar e nei ristoranti. Infine ci sono quelli come me, che non si sentono minimamente in colpa, anzi. E siamo in tanti: basta provare a sollevare il tema tra amici, per sentirsi subito parte di una grande community. Tutta gente normale, con uno stipendio, che non ruba per necessità. Gli psicologi dicono che questi soggetti – me compresa – rubano per colmare dei vuoti, in preda all’ansia. Io di ansia sento solo quella di spendere troppo per la spesa, sarò anormale?

Rubare gli alcolici al supermercato

Lungi dall’incoraggiare a rubare fornendo utili consigli, ma in un’intervista a un responsabile sicurezza di una grossa catena, leggo che chi ruba infila gli alcolici facilmente in tasche elastiche dentro ai giacconi, oppure mischiati alle casse di birra. Il sistema sembrerebbe elementare: si tolgono dal cartone le bottiglie di birra e le si sostituiscono con superalcolici o merce più costosa. Poi, se proprio si vuol essere meticolosi in caso di una malaugurata verifica della commessa, si rimette nel cartone la prima fila di bottiglie. Naturalmente si comprano due casse di birra: quella normale si mette sul rullo, quella con ripieno a sorpresa si lascia dentro il carrello. «Signora, ne batta due», e il gioco è fatto.

La tecnica del caffè

Tra i prodotti più rubati, anche la biancheria intima, facilmente ripiegabile in tasca o in una borsetta o zainetto. La tattica più comune è quella di far leva sulla propria “sbadataggine” o su quella della commessa. Metti sul rullo per esempio un pacco multiplo di caffè (ma quanto è aumentato il caffè?) o di olio, o di latte, mentre l’altro lo lasci nel carrello. «Ah, mi scusi, pensavo l’avesse visto e battuto». In questo modo si rubano facilmente le casse d’acqua. Leggo che uno degli articoli più rubati è proprio la confezione d’acqua. Non è di valore, è grande e grossa, eppure passa inosservata sulla base metallica del carrello. Quando la commessa se ne accorge, il cliente “distratto” in genere se la cava così: espressione di grande imbarazzo, «oh mi scusi, me l’ero dimenticata», a cui segue sorriso di circostanza della cassiera.

La tecnica del rimborso

Qualcuno utilizza anche la tecnica del rimborso: paga due confezioni di caffè, una la nasconde e l’altra la mostra all’ufficio informazioni assieme allo scontrino: «Guardi, per sbaglio ne hanno battuto due». L’effetto è una specie di offerta indotta: due al prezzo di una. La seconda confezione è risarcita e dunque in gentile omaggio.

Merenda tra le corsie

E poi c’è anche chi fa tranquillamente merenda, e che merenda, tra le corsie. Sarà capitato a tutti di vedere persone mangiare davanti agli scaffali, nascondendo poi gli involucri, per esempio merendine o patatine. Oppure papà e mamma che fanno mangiare i bambini nel carrello, per poi “scordarsi” di pagare alla cassa.

La facciatosta di rubare il televisore

E che dire di chi punta sulla facciatosta assoluta? Fa quasi simpatia (ma non è da tutti osare tanto) quel tizio che ha caricato nel carrello un televisore lcd, ed è passato come se niente fosse di fianco alle casse. Le commesse l’hanno adocchiato e segnalato. Arrivato al posto di blocco della guardia giurata, la giustificazione surreale sarebbe stata: «Guardi che questo televisore è il mio, ce l’avevo già quando sono entrato: l’ho comprato un’ora fa da Mediaworld».

Essere scambiato come responsabile di zona

Tra le tecniche più all’Arsenio Lupin che trovo qua e là in Rete, pare che una volta un tizio abbia svuotato un’intera rastrelliera di abiti in un sacchetto della spazzatura. Il personale pensava fosse un responsabile di zona che stava spostando gli articoli nel magazzino.

Il mio amico informatico che studia il programma antitaccheggio

Il deterrente principale per i taccheggiatori restano comunque le commesse. Hanno disposizioni ben precise: occhi sempre aperti e far passare tutti gli articoli sopra il rullo. Ma soprattutto: scattare come lepri quando suona il controllo parziale della spesa, quella fatta con la pistola automatica. Un mio amico programmatore ha persino studiato la regolarità dei controlli, che casuali non sono, e messo a punto un programmino artigianale con un piano di furti a cadenze precise: gli è sempre andata bene, anche durante le Feste, il periodo peggiore per gli esercenti. Pare infatti che in quelle settimane il numero di furti schizzi, e così i controlli.

I furti non sono quasi più puniti

Il punto è che i reati come i furti nei negozi, puniti fino a due anni di reclusione, con la Riforma Cartabia non vengono più sanzionati, neanche se li gestore denuncia. E così le denunce sono calate, perché le aziende rinunciano a lottare con la burocrazia per poi vedersi sfilare da sotto il naso chi ruba. Chissà se chi ruba lo sa. Io intanto starò un po’ più all’erta, in attesa dell’AI. E avviserò tutti quelli che posso.