Quel senso di vergogna e umiliazione, quel sentirsi violate nel proprio spazio più intimo, noi donne lo conosciamo bene. Sappiamo bene quanto, troppo spesso, la fiducia riposta in una relazione di intimità possa essere tradita, e come una pratica comune come il sexting – vissuta in un contesto di consenso – possa trasformarsi in un rischio.
Dal sexting alla sextortion
Chi sono gli uomini vittime della sextortion
Uomini che non rispondono sempre allo stereotipo della vittima ingenua e facilmente manipolabile, anzi: spesso si tratta di persone benestanti e affermate. Come Davide, che racconta di essere stato contattato su Instagram da una ragazza che lo aveva visto su una App di incontri. Dopo essersi scritti, si spostano su Telegram, dove si scambiano dei video intimi, finché la connessione si interrompe e Davide si ritrova faccia a faccia con il suo video mentre si masturba e con una richiesta di denaro, pena l’invio della clip a tutti i suoi contatti. Oppure Giulio che, agganciato da una ragazza sempre su Instagram, dopo essere passato su Telegram, invia anche lui dei video intimi. E poco dopo parte il ricatto. Paga 780 euro, quindi riceve degli screenshot in cui sembra che i video siano stati cancellati, tira un sospiro di sollievo Giulio. Ma solo fino a quando non vede arrivare altro materiale. E altre richieste di denaro.
Permesso Negato aiuta anche le vittime di sextortion
A scoprire e raccontarci questo spaccato del mondo digitale è Permesso Negato, organizzazione no-profit nata per dare supporto alle vittime di condivisione non consensuale di materiale intimo. Vittime che sì, possono essere anche uomini. Anzi, mentre nel revenge porn, ci dicono i dati, nell’80 per cento dei casi i colpiti sono donne, qui, dove esiste il tentativo di estorsione di denaro, nove volte su 10 il ricattato è un maschio. «Sono loro la fetta di popolazione più ricca, quindi è su di loro che punta un sistema organizzato di estorsione su larga scala» spiega Matteo Flora, presidente di Permesso Negato.
Sextortion e revenge porn
«A differenza della mera diffusione di immagini che può avvenire a opera di conoscenti o persone esterne, la sextortion è sempre messa in atto da organizzazioni che operano come veri e propri call-center: agiscono contattando un gran numero di potenziali vittime, e attendono che abbocchino (proprio come succede con il phishing). Una volta agganciata la persona iniziano le minacce e le richieste di riscatto. In realtà lo scopo non è mai la reale pubblicazione delle immagini. Quello su cui vogliono fare leva è la paura della vittima, l’angoscia di vedersi esposta».
Le ripercussioni psicologiche della sextortion
Un timore che sconvolge la vita. Gli uomini raccontano di entrare in uno stato di ansia e in una condizione di allarme perenne, che non fa dormire la notte e che porta a non fidarsi più di nessuno, come spiega la psicologa Alice Salducco, del team di Permesso Negato. «Il danno psichico creato dalla sextortion è un trauma reale, complesso e duraturo, che uomini e donne sperimentano allo stesso modo. E per i maschi lo shock è ancora più forte quanto più si ritrovano prigionieri dello stigma della fragilità, tradizionalmente riferita alle donne».
La peculiarità della sextortion e della diffusione non consensuale di materiale intimo sta proprio in questo, in un trauma psichico potenzialmente permanente. «Anche quando i contenuti sembrano rimossi, questi uomini convivono con il timore costante che possano riemergere. È un loop traumatico perpetuo e il risultato è uno stato continuo di vulnerabilità» continua la psicologa.
Il senso di colpa
Nell’immediato, la reazione è il senso di colpa, il pensiero di essere responsabili dell’accaduto. «La prima cosa che dico a queste persone è che è normale vergognarsi, è umano ripetersi continuamente “Se non avessi mandato quella foto”. Come è normale avere paura del giudizio altrui, tendere a non fidarsi più degli altri, a isolarsi» dice la psicologa. «Ma, come spiego agli uomini che incontro in terapia, questi non sono segni di debolezza. La verità è che questo trauma attacca la parte più profonda del sé. Ci si sente disintegrati, frantumati, con un senso di impotenza totale che si esprime sotto forma di ansia, attacchi di panico, insonnia, irritabilità». Molti uomini pensano che devono farcela da soli. Che devono dimostrare a loro stessi di essere abbastanza forti per uscirne senza bisogno di uno specialista. «E invece è importante farsi aiutare in un percorso di psicoterapia mirata. La semplice possibilità che i contenuti possano riemergere, anche a distanza di anni, è sufficiente a riattivare ciclicamente il trauma. E a far riemergere l’ansia, la vergogna e il senso di fallimento».
Sextortion: come riprendersi in mano la vita
Riconoscere con se stessi di non avere alcuna colpa e di essere, anzi, le vittime di un meccanismo mostruoso e perverso, è il primo passo per tutelarsi, cioè per sentirsi degni di tutela: «La ferita della vergogna non guarisce da sola: va curata. Ma ricordiamoci che chi subisce un abuso digitale come questo, non ha fatto niente per esporsi. E quindi va difeso, non attaccato» conclude la psicologa. «Ai soggetti con cui entro in contatto dico che quello che è accaduto rappresenta solo un episodio della loro vita: un capitolo della storia, a volte un solo paragrafo, che non definisce la loro persona. E il loro valore».
COSA FARE SE SEI VITTIMA DI SEXTORTION
• Smetti di rispondere e non pagare
• Segnala alla piattaforma: i motori di ricerca, i social, i siti di incontri e i siti porno mettono a disposizione specifiche procedure. Se non è possibile, informa il proprietario del sito attraverso il modulo “Contattaci”
• Prima di procedere con la segnalazione, acquisisci sempre evidenza dei contenuti pubblicati (screenshot): fallo prima che questi vengano rimossi, per procedere poi con un’eventuale azione legale.
• Parla con qualcuno di cui ti fidi.
• Se sei minorenne usa Take It Down: questo servizio, a cui aderiscono molte piattaforme, permette di tenere sotto controllo le proprie immagini e rimuoverle se vengono pubblicate (https://takeitdown.ncmec.org/).
• Se sei maggiorenne rivolgiti a Permesso Negato: oltre a rimuovere i materiali, fornisce supporto psicologico e legale (permessonegato.it).
• Denuncia l’accaduto alle forze dell’ordine.
COME DIFENDERTI SE IL CONTATTO AVVIENE SU INSTAGRAM
• Per i DM Meta prevede la funzione “Blocca e Segnala”, che consente di bloccare un account e segnalarlo contemporaneamente. Per usarla: apri la chat della persona interessata → Tocca il nome utente → Opzioni → Blocca → Blocca e Segnala.
• Per le immagini rilevate come nudità, esiste una funzione che le sfoca quando vengono inviate o ricevute nei DM. Negli account per Teenager è attiva di default, gli adulti devono invece attivarla. Ecco come: Impostazioni e attività → Messaggi e risposte alle storie → Protezione dalle immagini di nudo → Attiva.
• Se vuoi inviare una foto o un video tramite i DM di Instagram o Messenger, utilizzando la funzione “Visualizza una volta” o “Consenti di riprodurre di nuovo”, non dovrai preoccuparti di un possibile screenshot o di una registrazione fatta senza il tuo consenso.
• Instagram sta limitando l’interazione degli account sospetti con gli adolescenti: le richieste di follow potranno essere bloccate o inviate alla cartella spam. Inoltre, questi account non potranno vedere follower, like, tag o foto dei loro bersagli, riducendo il rischio di truffe e sextortion.