Negli ultimi anni la domenica è diventata uno dei giorni chiave per la spesa degli italiani. Tra orari di lavoro sempre più frammentati e la necessità di concentrare gli acquisti nel tempo libero, supermercati e ipermercati aperti sette giorni su sette sono entrati nella routine quotidiana.

La proposta di tornare alla chiusura domenicale, rilanciata dai vertici di Coop, riapre però una questione mai del tutto risolta: il bilanciamento tra diritti dei lavoratori, sostenibilità economica e abitudini dei consumatori. Le reazioni sono contrastanti perché tocca abitudini consolidate e mette in discussione una comodità percepita come scontata da milioni di italiani.

La proposta dei vertici Coop: ridurre le aperture festive

La riflessione sulla chiusura domenicale è stata resa pubblica da Ernesto Dalle Rive, presidente dell’Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori (Ancc-Coop). Dalle Rive ha spiegato: «Stiamo valutando insieme al sistema Coop la possibilità di aprire sei giorni alla settimana e ridurre le aperture festive», evidenziando che il lavoro nei giorni festivi comporta maggiorazioni retributive di almeno il 30% e un carico di costi difficile da sostenere in un contesto di vendite in calo.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, tornare a un modello di apertura a sei giorni settimanali potrebbe generare risparmi tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro annui per il sistema della grande distribuzione organizzata, risorse che potrebbero essere reinvestite in prezzi più competitivi e servizi migliori.

Perché la proposta potrebbe essere efficace

Gli argomenti a favore della chiusura domenicale si fondano su ragioni economiche e sociali. Ridurre i giorni di apertura permetterebbe alle insegne di contenere i costi del lavoro, soprattutto quelli legati alle maggiorazioni per le prestazioni festive, e di migliorare l’equilibrio tra vita professionale e privata dei dipendenti.

Perché non piace ai cittadini

Non tutti però vedono di buon occhio l’idea di rinunciare alla possibilità di fare la spesa la domenica. Per molti italiani il fine settimana è l’unico momento libero per gestire commissioni e acquisti, soprattutto per chi lavora full time durante la settimana. La chiusura viene percepita come un passo indietro rispetto alla flessibilità conquistata negli ultimi anni e come una limitazione concreta alla vita quotidiana. In un contesto urbano, dove il tempo è sempre più scarso, l’idea di trovare le serrande abbassate la domenica genera più frustrazione che consenso.

Secondo alcuni sondaggi e commenti online, una parte dei consumatori ammette che potrebbe rivolgersi ad altre insegne se il proprio supermercato di fiducia fosse chiuso la domenica, mentre altri preferirebbero semplicemente aspettare l’apertura nel giorno feriale seguente.

Da quando i supermercati possono restare aperti la domenica

La possibilità per i supermercati di restare aperti la domenica e nei giorni festivi in Italia risale al Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, noto come Salva Italia, che ha liberalizzato gli orari commerciali permettendo aperture senza limitazioni. Questo regime ha introdotto l’attuale sistema di orari flessibili e festivi sempre aperti, con l’obiettivo di stimolare consumi e concorrenza.

PIL in crescita debole e abitudini di consumo degli italiani

Il dibattito si inserisce in un quadro economico fragile. Le stime indicano che il PIL crescerà poco quest’anno, con un ritmo insufficiente a dare una vera spinta ai consumi. Pandemia e crisi hanno cambiato le abitudini di acquisto e gli italiani continuano a scegliere i supermercati più convenienti e a comprare soprattutto beni essenziali. A finire nel carrello sono alimentari, prodotti per la casa e articoli in promozione, mentre vengono ridotte le spese considerate superflue.

vetrina surgelati al supermercato e carrello della spesa

In questo scenario, la spesa al supermercato resta centrale, ma viene pianificata con maggiore attenzione, rendendo l’accessibilità e la flessibilità degli orari un fattore decisivo per molte famiglie.