«Mi piace vederti a letto con un altro, sento di amarti ancora di più» scrive Camillo Casati Stampa di Soncino nel diario della sua vita erotica. E della sua grande ossessione: guardare la moglie Anna Fallarino – e fotografarla o filmarla – mentre fa sesso con uomini scelti e pagati da lui. «Oggi Anna ha incontrato un aviere, giovane e bellissimo. È stato fantastico: lei era felice, ha partecipato intensamente». E ancora: «Siamo stati sul litorale di Fiumicino, in molti la guardavano. Abbiamo scelto un giovane, lo abbiamo ricompensato con tremila lire. È stato appagante».

Delitto Casati Stampa: dal ménage a trois al delitto

Scene da un matrimonio che scatenerà il voyeurismo degli italiani e della stampa, più interessata ai dettagli pruriginosi che alle ombre di una relazione diventata polveriera di eros e potere. Fino al femminicidio – e triplice delitto – del 1970. Il 30 agosto di quell’anno, nel suo appartamento ai Parioli, Camillo Casati Stampa uccide la moglie 41enne e il suo amante 25enne, Massimo Minorenti, per poi suicidarsi. Il “capellone”, soprannome dello studente, frequentava più i night che la facoltà di Scienze politiche, vantava un flirt con la soubrette Lola Falana e simpatie per la destra. Coinvolto nel ménage dei Casati Stampa, si rivela la nemesi del marchese che, pur essendo l’artefice dei giochi promiscui, era gelosissimo: temeva che prima o poi la sua Anna si sarebbe innamorata di uno di quei “toy boy” e avrebbe sgretolato il legame senza il quale lui, come ripeteva, era incapace di vivere. Amore o morte, questo il suo dilemma.

La prima notte di nozze: il preludio di una storia di promiscuità

I due si erano incontrati nel 1958, 29 anni lei e 31 lui. Dopo un colpo di fulmine e mesi di amore clandestino, avevano ottenuto dalla Sacra Rota l’annullamento dei rispettivi matrimoni. Lui, rampollo di un nobile casato lombardo con possedimenti nel Milanese e in Brianza, era sposato con la ballerina di avanspettacolo Letizia Izzo, in arte Lydia Holt, che gli aveva dato una figlia. Lei, nata in una famiglia piccolo-borghese del Beneventano e trasferitasi a Roma da ragazza per fare la modella e l’attrice, era moglie dell’ingegnere Giuseppe Drommi, grande amico di Camillo. Le due coppie si incontrano – e iniziano a disfarsi – a una festa a Cap Martin, in Francia. «Quando uno ama tutto è lecito» dirà Anna a una confidente e, tra i racconti, c’è quello della prima notte passata in un grande albergo con il futuro marito che le chiede di fare l’amore davanti a un cameriere, rimasto su richiesta in piedi a guardarli con una bottiglia di champagne da stappare al loro segnale. Lei si fa complice delle sue fantasie, innamorata o soggiogata, forse affascinata dalla promessa di una dolce vita. Comunque compiacente.

La gelosia del marchese e l’omicidio ai Parioli

Si sposano nel 1959, e seguono anni di festini a luci rosse, spesso nella villa del marchese sull’isola di Zannone, di fronte a Ponza. In quella gabbia dorata fuori dal tempo Casati Stampa chiede alla moglie di esibirsi sempre più spesso per il suo piacere, mentre lei inizia a stancarsi e sottrarsi, cadendo probabilmente in depressione come suggerisce, nella ricostruzione cinematografica, Gli occhi degli altri di Andrea De Sica con protagonista Jasmine Trinca. Poi l’innamoramento le apre una via di fuga e, in vista della libertà, non cerca neppure di nascondere la nuova relazione al marito. Finché lui, in preda alla gelosia, le chiede un ultimo incontro. Anna è insieme a Minorenti, Camillo si presenta con uno dei suoi fucili da caccia.

Delitto Casati Stampa: oggi va chiamato femminicidio

Le cronache lo definiscono “delitto passionale” o “dramma della gelosia”. Per quanto l’Italia di quegli anni sia attraversata da movimenti di protesta e cambiamenti di costume, da femminismo e liberazione sessuale, il delitto d’onore fa ancora parte del lessico giornalistico e del Codice penale (sarà abolito nel 1981). Il mondo cattolico osteggia il divorzio, che diventa legge proprio a dicembre 1970, ma a farne una conquista civile sarà solo il referendum del 1974. In una società che non parla ancora di femminicidi e non ha ancora piena consapevolezza dei profondi condizionamenti patriarcali, il delitto Casati Stampa diventa preda delle cronache nero-rosa, affamate dei dettagli più eccentrici e piccanti della coppia e di quelli macabri della loro fine: il silicone uscito dal seno rifatto di lei, l’orecchio di lui sparato su un dipinto alla parete.

Una vita spezzata due volte

In un’agenda di pelle verde la polizia scopre il diario erotico con date, nomi e note su tutti gli incontri promiscui della coppia. E poi moltissime Polaroid della Fallarino nuda, in pose provocanti o con vari sconosciuti, che finiscono sui rotocalchi insieme al marchio di donna spregiudicata e ai racconti delle sue imprese sessuali. C’è chi considera i Casati Stampa il simbolo di un mondo aristocratico decadente e chi sottolinea, con un’analisi psicanalitica, come il marchese esprimesse un’omosessualità latente proiettando il desiderio sulla moglie anziché riconoscerlo. Nella curiosità generale, alcune riviste si contendono il materiale fotografico che fa aumentare i lettori, mentre Anna Maria Casati Stampa, figlia 19enne delle prime nozze di Camillo, cerca di bloccarne la pubblicazione. Quando eredita il patrimonio, la ragazza è ancora minorenne, visto che la maggiore età era 21 anni, perciò viene affidata a un tutore (Giorgio Bergamasco) e un protutore (Cesare Previti). Ed è attraverso questi ultimi che la Villa San Martino di Arcore, una delle proprietà del Casati Stampa, viene venduta nel 1974 a Silvio Berlusconi ed è tuttora proprietà della famiglia.