Quando Noi arrivò su Rai 1 nel 2022 portava con sé un’eredità pesante: adattare This Is Us, una delle serie americane più amate degli ultimi anni. Le aspettative erano altissime e il confronto con l’originale inevitabile. La risposta del pubblico, però, fu tiepida. Gli ascolti non premiarono il progetto e la fiction, interpretata da Lino Guanciale e Aurora Ruffino, si fermò dopo dodici episodi.
Eppure, a distanza di qualche anno e con la messa in onda ora su Rai 2, vale la pena guardarla con occhi diversi. Al di là del paragone con la serie americana, Noi resta uno dei tentativi più ambiziosi della fiction Rai recente, capace di portare in prima serata un racconto familiare costruito su emozioni, salti temporali e personaggi complessi.
Una storia che parla di famiglia, perdita e identità
Al centro della serie ci sono Pietro e Rebecca Peirò, interpretati da Lino Guanciale e Aurora Ruffino. La loro storia inizia negli anni Ottanta, quando la nascita dei tre figli è segnata da un evento drammatico: uno dei gemelli muore subito dopo il parto. La coppia decide allora di adottare Daniele, un neonato rimasto senza famiglia, che crescerà insieme ai fratelli Claudio e Caterina.
Da quel momento la narrazione attraversa decenni diversi, alternando continuamente passato e presente. È una struttura narrativa insolita per la fiction generalista italiana, ma proprio questa scelta permette di mostrare come ogni decisione influenzi il futuro dei protagonisti.
Tra i personaggi, quello di Daniele è probabilmente il più riuscito. Attraverso la sua ricerca delle proprie origini, la serie affronta temi come il senso di appartenenza, l’identità e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.
Il confronto con “This Is Us” era inevitabile
Molte delle critiche rivolte a Noi nacquero ancora prima della messa in onda. Per una parte del pubblico, qualsiasi adattamento di This Is Us sarebbe apparso inferiore all’originale.
In effetti la serie italiana sceglie una strada piuttosto fedele, mantenendo la struttura narrativa e molti passaggi della storia. Cambiano però l’ambientazione e il contesto culturale: la famiglia Pearson diventa la famiglia Peirò e il racconto si sposta tra Torino, Milano, Roma e Napoli.
Proprio questo è stato uno degli aspetti più discussi. Se da una parte l’adattamento conserva l’intensità emotiva dell’originale, dall’altra in alcuni momenti fatica a rendere davvero «italiane» situazioni e dinamiche nate in un contesto americano. È probabilmente il limite più evidente della serie.
Perché non conquista il pubblico
Il fallimento di Noi non dipende soltanto dal confronto con This Is Us. La fiction arrivò in un momento particolare, cercando di proporre un linguaggio più vicino alle serie internazionali rispetto ai tradizionali family drama italiani.
Linee temporali intrecciate, continui salti tra passato e presente e una narrazione molto emotiva rappresentavano una novità per il pubblico generalista di Rai 1 prima e di Rai 2 adesso. Allo stesso tempo, gli spettatori che conoscevano già This Is Us tendevano inevitabilmente a confrontare ogni scena con quella originale.
Così la serie finì per trovarsi in una posizione difficile: troppo diversa dalle fiction Rai più classiche e troppo simile, agli occhi di molti, al modello americano.
Oggi “Noi” merita di essere riscoperta
Rivedendola oggi, lontano dalle aspettative che accompagnarono il suo debutto, Noi appare come un esperimento più coraggioso di quanto fosse sembrato nel 2022.
Non raggiunge l’intensità narrativa di This Is Us, ma riesce comunque a raccontare con sensibilità temi universali come la famiglia, il tempo che passa, il dolore, la crescita e il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
Forse non è la copia perfetta della serie americana. Ma probabilmente non era nemmeno quello il suo obiettivo. E proprio liberandosi dal confronto continuo con l’originale, il remake italiano può finalmente essere giudicato per quello che è: una fiction imperfetta, ma sincera, che ha provato a percorrere una strada diversa nel panorama della televisione italiana.
Un cast convincente e una qualità produttiva spesso sottovalutata
Al di là dei confronti con l’originale, Noi può contare su diversi punti di forza. Il primo è il cast, guidato da Lino Guanciale e Aurora Ruffino, credibili nel raccontare l’evoluzione di una coppia attraverso decenni di vita condivisa. Accanto a loro, anche Claudia Marsicano, Livio Kone e gli altri interpreti riescono a dare spessore ai personaggi nelle diverse fasi della loro crescita.
La serie convince anche sul piano visivo: fotografia, colonna sonora e ricostruzione delle varie epoche contribuiscono a creare un racconto elegante, lontano da certe convenzioni della fiction generalista. A questo si aggiunge il coraggio della produzione, che ha scelto di investire in una struttura narrativa complessa, fatta di continui salti temporali e di un racconto corale poco frequente nella televisione italiana.
Anche se l’esperimento non ha ottenuto il successo sperato, ha dimostrato che la fiction Rai poteva provare a percorrere strade narrative diverse, più vicine alla serialità internazionale senza rinunciare alla propria identità.