Dalle Marche a Hollywood. È quasi fiabesca la vita di Emanuela Postacchini. «Ho realizzato il mio “sogno americano” a piccoli passi» racconta lei, 34enne attrice che, dopo aver debuttato giovanissima in alcune serie tv italiane (Squadra antimafia, Don Matteo), è volata in California per perfezionare l’inglese e la recitazione. Ha letteralmente bussato alle porte di molte agenzie, ha iniziato a fare provini senza farsi scoraggiare dai no. E dopo aver ottenuto piccoli ruoli nelle serie L’alienista, con Luke Evans e Dakota Fanning, e Who is America?, di e con Sacha Baron Cohen, Emanuela Postacchini sarà al cinema con Riff Raff di Dito Montiel, dove recita al fianco di Bill Murray, Ed Harris e Jennifer Coolidge.

Riff Raff: un noir con tante risate
È la storia di un ex criminale (Harris) che si è ritirato in cerca di una vita tranquilla, ma un Capodanno viene raggiunto dalla ex moglie (Coolidge) e dal figlio con fidanzata incinta al seguito (Postacchini), mentre due gangster lo stanno cercando (uno interpretato da Murray). Nonostante il titolo richiami un film di Ken Loach del 1991 centrato sui malesseri sociali della società inglese, quello di Montiel è un noir condito di risate. «Lavorare con queste leggende del cinema è il massimo che potessi sperare» dice Emanuela, che a Los Angeles ha da poco anche creato una famiglia: 8 mesi fa ha avuto una bimba, Bianca Lea, dall’attore irlandese Eoin Macken. «In Riff Raff ho il pancione finto, quello vero è arrivato dopo le riprese. È una delle coincidenze fortunate di questo set».
Ce ne racconta altre?
«Originariamente il mio personaggio, Marina, doveva essere di origine francese, ma dopo il provino Dito Montiel mi ha detto: “In realtà sarebbe interessante trasformarla in un’italiana”. Quando poi ha confermato di avermi presa per il ruolo, ha aggiunto: “Porterai nel film il tuo background e la tua storia”. È stata una soddisfazione, per me, poter esprimere l’italianità».

Vive a Los Angeles da circa 14 anni: è stata dura inserirsi, da attrice straniera?
«Eccome. In certi periodi ho pensato di lasciar perdere tutto, ma per fortuna c’è sempre stato un piccolo passo avanti che mi ha spinta a resistere, ad avere speranza. Ho capito che è importante saper accettare i rifiuti, vederli come esperienze utili ad arrivare all’obiettivo».
È cresciuta a Sant’Elpidio a Mare, in provincia di Fermo, ma già a 16 anni ha voluto trasferirsi a Milano. La provincia le stava stretta?
«Ero curiosa e indipendente fin da piccola. I miei genitori mi hanno portata spesso all’estero, a Parigi e Londra ma anche in Paesi come il Marocco o l’Egitto: viaggiare è diventata la mia passione, più che giocare con le Barbie. Mia madre ricorda che, a differenza di altri bambini, mi piaceva visitare i musei e guardare le opere d’arte, cosa che stupiva anche loro. Il fatto di non essere mai stata chiusa in una piccola realtà mi ha fatto venire il desiderio di vederne altre. Sono andata a Milano anche perché, grazie a un’agenzia di moda, ho iniziato a lavorare in campagne pubblicitarie. A volte mi accompagnavano i miei, altre stavo a casa di familiari. Lì ho finito il liceo e poi mi sono iscritta a Lingue e letterature straniere: oltre all’inglese, parlo francese, spagnolo e pure russo, anche se ora è un po’ arrugginito, per amore della letteratura e di scrittori come Dostoevskij».

Aveva ottenuto piccoli ruoli anche in Italia, da giovanissima: cosa l’ha spinta a cercare fortuna in America?
«È sempre stato il mio sogno. Credo che nella vita bisogni rischiare e seguire l’istinto, che non sbaglia. Avendo studiato lingue, volevo rendere impeccabile il mio inglese per poter recitare anche all’estero: è stato questo il primo motivo che mi ha spinto a Los Angeles, dove ho frequentato dei seminari di recitazione e ho iniziato a bussare alle porte di varie agenzie. La prima che mi ha dato retta è stata una signora dai capelli rossi con un ufficio minuscolo, tappezzato di poster, sul Sunset Boulevard. Mi ha mandato a provini per pubblicità e spot, e da cosa nasce cosa. E poi avevo un fidanzato, altra ragione per restare (il musicista Jameson Burt, ndr)».
È vero che ha fatto un provino anche con Quentin Tarantino per C’era una volta a… Hollywood?
«Sì, per un personaggio di origine italiana. E quando ti richiamano più volte, come mi è successo, è inevitabile investire energie e sperare di arrivare fino in fondo. Essere scartata brucia, ma ci sono passati tutti quelli che, resistendo, hanno avuto successo. Per questo non mi sono arresa, e ne è valsa la pena».

Come ha conosciuto Eoin Macken, suo attuale compagno e padre di Bianca Lea?
«In un modo magico, con una specie di “blind date”. È successo circa 3 anni fa, ero di nuovo single. Lui aveva chiesto ad amici comuni di presentarci e loro ci hanno organizzato un appuntamento per farci incontrare tête-à-tête. Ero convinta che avrei bevuto un drink e sarei tornata a casa presto. Invece abbiamo passato 7 ore a parlare, ci hanno dovuto cacciare dal locale! Chi se lo aspettava… Oggi siamo felici, abbiamo una bambina stupenda e mi sento incredibilmente fortunata».
Lei italiana, lui irlandese, avevate entrambi lasciato il vostro mondo: anche questo ha rafforzato il legame?
«Assolutamente. Los Angeles non è una città facile per gli incontri e neppure per mantenere le amicizie. Tutti ci arrivano pieni di entusiasmo e di sogni, ma spesso sono sopraffatti dalla fatica e a volte anche dalla frustrazione. Io ed Eoin abbiamo molte affinità e passioni. E poi irlandesi e italiani si somigliano per carattere».
Tra amore e professione, la sua è una doppia favola.
«Ho sempre creduto nelle fiabe. Da bambina conoscevo quelle di Disney a memoria».

Sente mai il desiderio di tornare in Italia, magari anche per girare un film?
«Spero di poterlo fare, almeno ogni tanto. Grazie a Riff Raff ora ho più opportunità di costruire la mia carriera in America, ma farlo in entrambe le Nazioni, in due luoghi così diversi e lontani, è quasi impossibile. Ovviamente le mie radici e la mia famiglia sono in Italia e mi piacerebbe molto, prima o poi, essere diretta anche da registi del nostro cinema».
Pensa che la bellezza sia un atout nel suo mestiere?
«Di sicuro aiuta, mentirei se dicessi il contrario, basta guardarsi intorno a Hollywood per capirlo. Però non è sufficiente, come non lo è il talento da solo: va coltivato, per crescere bisogna studiare, lavorare, fare esperienze».
Come vede oggi il suo futuro di mamma e attrice?
«Sto imparando a gestire le cose proprio in questi mesi, perché ci tengo alla professione e c’è un nuovo progetto di cui non posso ancora dire nulla. Bisogna soltanto trovare il modo di far combaciare tante cose, magari anche con l’aiuto dei miei genitori: amano sentirsi giovani e sono super contenti anche di essere diventati nonni. Tutto è fattibile quando c’è l’amore».
Foto di Marco Craig. Styling di Cristina Nava. Ha collaborato Chiara Sarelini. Hair Lucia Orazi @t.w.a.agency. Make-up Maddalena Brando using Mac Cosmetics