C’è chi a 5 anni suona (già) il pianoforte come Mozart, simbolo di ogni enfant prodige. E chi (ancora) passa tutto il tempo a giocare. C’è chi fin da bambino ha sempre saputo cosa fare da grande e chi invece ci è arrivato da adulto dopo mille deviazioni. Il talento è un dono innato oppure una qualità che si può costruire? Abbiamo posto la fatidica domanda alla psicologa Francesca Ponci, ideatrice dell’Accademia dei Talenti (accademiadeitalenti.org), un metodo che mira a favorire la crescita di bambini e ragazzi aiutandoli a capire quale sia il loro potenziale. Perché, no, il talento non è solo questione di geni. «Non si manifesta sempre suonando il violino a 3 anni o portando a casa una pagella perfetta. È qualcosa di più profondo e individuale, che, se intercettato al momento giusto, può cambiare la direzione di una vita» osserva la psicologa.

Cerchi il tuo talento? La chiave sta nella tua unicità

Ognuno deve valorizzare il proprio potenziale. Ma per farlo bisogna innanzitutto capire di averlo. Oggi, invece, molti ragazzi non hanno questa consapevolezza.

Che è fondamentale per costruire un’identità basata su ciò che si è davvero, facendo scelte di vita in linea con il nostro nucleo più autentico. «La colpa è anche della convinzione, errata ma molto diffusa, che il talento coincida con l’eccellenza. Non è sempre così, la verità è molto più inclusiva» sostiene Ponci. Ossia? «Ogni persona è unica, perché è il frutto irripetibile di una combinazione di genetica, caratteristiche personali ed esperienze di vita. Il talento si trova proprio lì: nell’unicità. E da lì va scoperto e sfruttato».

Come capire qual è il tuo talento?

Non solo canto, pittura e pianoforte, quindi. «Spesso si associa il talento esclusivamente alle arti, forse per colpa dei tanti talent show che vediamo in tv. Invece il talento è anche la capacità di fare squadra, il carisma o l’empatia. Tutto ciò che ci definisce come persone» continua la psicologa Francesca Ponci. Ma come si individua nella pratica? «Un talento spesso si riconosce dal fatto che qualcosa “riesce bene” senza sforzo: ti viene spontaneo ascoltare gli altri e dare loro consigli? Forse hai una tendenza naturale alla leadership. Gli amici ti chiamano per chiederti come vestirsi? Probabilmente hai un senso estetico molto sviluppato…». L’Accademia dei Talenti lavora proprio su questo: far emergere ciò che esiste già ma è ancora latente. «Insegniamo ai ragazzi a cercare la qualità che in loro spicca di più, a partire da alcune domande chiave. Che cosa ti appassiona? Cosa ti viene naturale fare? Quale attività non smettevi mai di svolgere da piccolo?». In questo, anche i genitori hanno un ruolo chiave:

A loro consiglio sempre: osservate il figlio che avete, non quello che vorreste.

Il talento è anche questione di disciplina

La strategia per far emergere un talento, dunque, è quella di esplorare, sperimentare e, poi, selezionare. «È giusto che i bambini facciano quante più esperienze possibili, per imparare a riconoscere le proprie qualità. Ma poi crescendo, già dalle medie, è giusto procedere “a imbuto’”, per selezionare e coltivare solo le vere passioni, senza disperdere tempo ed energie». Perché, se è vero che il talento è una dote naturale, è altrettanto vero che richiede disciplina. «Si allena, va coltivato, ma quando ci piace fare qualcosa non ne percepiamo il sacrificio e lo sforzo». Vocazione intima e scoperta di sé, quindi, ma anche il contesto fa la differenza. E la scuola italiana, secondo Ponci, non sempre aiuta. «È un peccato che con la burocratizzazione di oggi si faccia fatica a valorizzare l’unicità degli studenti. Oltre al voto e alla didattica, bisognerebbe dare spazio alla persona, aiutare i ragazzi a ragionare su di sé, a esprimersi dentro le materie».

Per trovare il tuo talento esci dalla zona di comfort

Perché il talento, una volta riconosciuto, ha una forza dirompente. «Nei bambini si nota subito: quando loro intuiscono il proprio potenziale, diventa un superpotere. E lo vivono con piacere: “Mi viene bene, lo faccio”» spiega l’esperta. Nell’adolescenza, invece, «subentra la paura di mettersi in gioco e si preferisce rimanere nella zona di comfort: frequentare le stesse amicizie, uscire con gli stessi vestiti. Ma se non si va oltre l’abitudine, non si può scoprire il talento». Ecco perché all’interno dell’Accademia si lavora su gruppi di discussione, teatro e arte-terapia, che spronano i giovani a porsi delle domande.

Il talento, tuttavia, non va visto solo come uno strumento per “riuscire” e ottenere successo, anzi: è innanzitutto un modo per essere felici. «Io credo davvero che scoprire il proprio talento sia la chiave per la felicità» sottolinea Ponci. Ed è possibile a qualunque età? «Sì, perché il talento è come una luce interiore: ti dà la forza, ti fa sentire potente. Se lo persegui, diventa uno scopo nella vita. E anche se non tutti riescono a farne un mestiere – chi ci riesce avrà fatto bingo perché è una gran fortuna – averlo come hobby aiuta comunque a migliorare la quotidianità».