Per Giorgio Pasotti la famiglia viene prima di tutto, anche se in tv lo vedremo interpretare un uomo che tiene alla larga i sentimenti in nome dello sport. È l’Eugenio Monti di Rosso Volante, il 23 febbraio su Rai 1 per la regia di di Alessandro Angelini. Non un classico biopic, ma il racconto di uno spaccato di vita – dal 1964 al 1968 – per mostrare la parabola del campione di bob passato alla storia come uno dei più grandi interpreti italiani degli sport invernali: 9 ori mondiali e 6 medaglie olimpiche, sia nel bob a due sia nel bob a quattro.

Giorgio Pasotti interpreta Eugenio Monti, campione italiano di bob

Giorgio Pasotti interpreta Eugenio Monti
Giorgio Pasotti nei panni di Eugenio Monti

Eugenio Monti, soprannominato Rosso Volante per il colore dei suoi capelli e, soprattutto, per la sua grinta. «Monti è un ex sciatore che, a causa degli infortuni al ginocchio, si reinventa bobbista e vince tutto. Un campione nel corpo e nello spirito. A 36 anni, alle Olimpiadi invernali di Innsbruck, al team britannico si rompe un bullone del bob e lui gli presta quello del suo: gli inglesi conquistano l’oro, Monti e il compagno Sergio Siorpaes prendono il bronzo. Nessuno sembra capire il suo gesto, tanti si accaniscono contro di lui. Che risponde: “Non hanno vinto perché gli ho dato il bullone, ma perché sono andati più veloci”. Era uno che voleva arrivare primo a ogni costo, sì, ma gareggiando ad armi pari. Dopo si sceglie una vita da montanaro lontano da tutto e da tutti, poi nel 1968, a 40 anni, tornerà alle Olimpiadi di Grenoble e conquisterà 2 ori. Una storia straordinaria che non vedevo l’ora di raccontare».

Cosa l’ha affascinata in particolare?

«La personalità di un uomo ambizioso che non mollava mai. Addirittura stava per diventare un pilota di Formula 1. Non riusciva a vivere se non andando al massimo».

Anche lei è così?

«La velocità mi attrae, ma non sono un tipo spericolato».

Giorgio Pasotti è stato campione di arti marziali

Essere stato un campione di arti marziali l’ha aiutata a interpretare un atleta?

«Conosco bene il modo di ragionare degli sportivi: la costante ricerca del risultato; l’allenamento, fisico e mentale, in vista della gara; il sacrificio per arrivare a un traguardo importante. Sono stato anche io campione del mondo nella mia disciplina, so cosa significa voler vincere e quanta gioia senti quando ci riesci: è più grande perfino di quella che ho provato per l’Oscar a La grande bellezza di Paolo Sorrentino, a cui ho partecipato».

Quanto si è dovuto allenare?

«Tantissimo. Avevo già avuto a che fare con la velocità, tra moto e auto, ma il bob è la Formula 1 del ghiaccio: un tubo in cui scendi a 150 km all’ora e ti sembra sempre di schiantarti contro un muro. Anche solo spingerlo, poi, era un’impresa: usavo il bob originale di Monti, pesava quasi 90 chili».

Ha avuto modo di conoscere la famiglia Monti?

«La moglie di Eugenio è americana, vive in Florida: non mi conosceva, ma mi ha dato grande fiducia. La figlia Amanda, invece, aveva visto i miei film ed era felice che fossi io a interpretare il padre».

In cosa si sente diverso da lui?

«Monti teneva lontani i sentimenti per “proteggere” le sue prestazioni sportive. Per me, al contrario, vengono prima di qualsiasi cosa, anche della carriera. Le mie priorità sono mia figlia (nata nel 2010 dalla relazione con la collega Nicoletta Romanoff, ndr) e la mia compagna (Claudia Tosoni, anche lei attrice, cui è legato dal 2017, ndr). Ritengo che la statura di un uomo si veda nella vita privata».

La famiglia al primo posto

Com’è cambiata la sua con la paternità?

«Completamente. Maria è diventata subito il centro del mio mondo: prima facevo le cose per me stesso, oggi voglio che lei e Claudia siano le prime ad essere felici».

Cosa pensa sua figlia del suo mestiere?

«Quando era piccola non capiva perché la gente mi chiedesse foto e autografi. Adesso che ha 16 anni comprende la dedizione che ci metto e, quando guarda i miei lavori, leggo nei suoi occhi un’emozione fortissima».

Starle lontano per lavoro le pesa?

«Sì, ma si compensa con il fatto che, crescendo, ha anche lei i suoi impegni e le sue priorità, tra amiche e fidanzato».

Essere padri oggi

Quanto è complesso essere padre di una ragazza, oggi?

«Non nego che con tutto quello che si sente sono molto preoccupato e ancora più responsabilizzato, non solo nei confronti di mia figlia, ma di un mondo che sta cambiando in peggio. Si è varcata la soglia del rispetto e dei valori di base: da piccolo mi hanno insegnato che le donne non si toccano nemmeno con un fiore, ogni famiglia lo ripeteva ai figli, c’era una morale… Oggi tutto questo sembra svanito».

Vede soluzioni?

«Lottare tutti insieme contro questa degenerazione, contro la violenza sulle donne. L’arte è una delle armi più forti. Un’altra, a mio avviso, è sostituire nelle scuole materie obsolete con l’educazione affettiva. E con il teatro, da sempre il luogo preposto al dibattito e alla comprensione di temi complessi. Sono felice di portare a teatro l’Otello da regista e attore».

Attore, direttore di teatro, regista e scrittore

Su RaiPlay sta andando bene una serie tv che interpreta, L’appartamento – Sold Out.

«È un piccolo caso, una storia di vita quotidiana in cui si rompono buonismi e retorica. Affrontiamo un tema attualissimo come l’inclusione degli stranieri rovesciando i luoghi comuni sull’accoglienza e mostrando come gli ideali vadano poi applicati. Ci si commuove, con ironia, profondità e trasparenza, senza edulcorare nulla».

A 52 anni che bilancio fa della sua vita?

«Molto positivo. Sono direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, è uscito il mio secondo romanzo, Ora (Ribalta, ndr), ho finito la settimana scorsa il mio terzo film da regista. Finalmente posso permettermi di spaziare di progetto in progetto, ho ramificato le mie aspirazioni artistiche, mi stimola molto esplorare nuovi terreni».

E nel privato?

«Sono felicissimo. Da 9 anni sto con Claudia, stiamo bene insieme. E abbiamo bellissimi progetti per il futuro».