C’è un entusiasmo quieto nelle parole di Irene Marcatto, Head of Volunteers Programme, di quelli che si percepiscono più negli occhi che nella voce. Quando parla dei volontari, sembra disegnare un’energia collettiva fatta di volti, accenti, emozioni. «Sono il cuore pulsante dei Giochi» dice con semplicità. «Dietro ogni gara, ogni sorriso in tribuna, ci sono loro».
Il cuore pulsante di Milano-Cortina: i volontari
«Abbiamo ricevuto 130.000 candidature» racconta Irene, con un misto di stupore e gratitudine. «Per mesi abbiamo incontrato migliaia di persone, oltre 30.000 colloqui, e ogni storia era diversa: studenti, lavoratori, pensionati, appassionati di sport o semplicemente di esperienze umane». La maggior parte, oltre il 60%, sono donne. Il 65% ha meno di 35 anni, ma non mancano gli over 60 che portano entusiasmo e saggezza. «È un mosaico umano meraviglioso. Dove c’è diversità, c’è ricchezza. E i Giochi sono proprio questo: l’incontro tra persone che nella vita di tutti i giorni non si incrocerebbero mai». Il progetto si chiama Team26, ed è molto più di un programma di volontariato. È una rete di volti, accenti, competenze e sogni che si intrecciano tra Milano, Cortina, Verona, Venezia e i territori di montagna. «I volontari non sono solo nelle sedi di gara: saranno ovunque, a supporto di 30 aree operative, con oltre 100 ruoli diversi. Dall’accoglienza del pubblico alle operations dietro le quinte, fino al supporto alle competizioni. Ognuno contribuirà a creare quell’atmosfera unica che solo le Olimpiadi e Paralimpiadi sanno generare».
Team26: una rete umana e multiculturale
Il periodo minimo di impegno è di nove giorni, il massimo venti non consecutivi. Nessuno di loro sarà retribuito, ma chi ha vissuto un’Olimpiade sa che il ritorno è altrove. «Il bello è il cuore che ci mettono» sorride Irene. «Si vede, si sente. È un’esperienza che ti cambia: impari la pazienza, la collaborazione, l’empatia. Il dono del tempo è la forma più alta di partecipazione». Non è un caso che la parola che Irene sceglie per queste Olimpiadi sia proprio “pazienza”. «Non tutto è perfetto, ma si costruisce insieme, giorno dopo giorno. L’energia dei volontari è la forza che trasforma ogni imprevisto in opportunità».
Il valore del tempo e della partecipazione
La storia del volontariato olimpico nasce nel 1948, a Londra. Da allora, nessuna edizione dei Giochi ne ha potuto fare a meno. «I volontari sono gli ambasciatori dei Giochi, gli occhi e il sorriso delle Olimpiadi. Sono loro che accolgono, orientano, incoraggiano. Sono la prima e l’ultima persona che il pubblico incontra». Il reclutamento di Team26 è una macchina perfettamente orchestrata: un team di circa 40 persone, distribuite sui diversi territori, che lavora da mesi per selezionare, formare e preparare ogni partecipante. Il coordinamento centrale è a Milano, ma il battito del progetto è diffuso. «Abbiamo recruiter che vivono nei territori montani e conoscono la comunità. Volevamo che il programma fosse inclusivo e radicato, non calato dall’alto».
Un’esperienza che cambia
L’entusiasmo si percepisce anche fuori dall’Italia. Dopo il lancio ufficiale con Jannik Sinner — testimonial scelto per il suo impegno e la sua determinazione — le candidature sono esplose: più di 10.000 in 48 ore. «Abbiamo ricevuto richieste da oltre 170 Paesi. È emozionante pensare che ci saranno persone che viaggeranno da continenti diversi solo per contribuire a Milano Cortina 2026». Molti candidati non hanno mai fatto volontariato sportivo prima d’ora: quasi la metà sono “volontari alla prima esperienza”. «Questo ci dice che il progetto ha un valore che va oltre lo sport» spiega Irene. «C’è il desiderio di far parte di qualcosa di grande, di condividere un momento che resterà nella memoria collettiva».
Il senso di partecipare
Quando le chiedo cosa la commuove di più del suo lavoro, ci pensa un attimo. Poi sorride: «I messaggi che riceviamo dopo i colloqui. C’è chi scrive che non importa se sarà selezionato o no, perché già l’essere ascoltato lo ha fatto sentire parte di un sogno. Ecco, per me questo è il senso di tutto».
Le Olimpiadi sono fatte di medaglie, record e bandiere, ma senza i volontari mancherebbe qualcosa di essenziale. Sono loro che tengono insieme la macchina e il cuore, la logistica e l’emozione. «In fondo» dice Irene, «le Olimpiadi sono un gigantesco atto di fiducia. E i volontari ne sono la prova più bella».