Ha un nome evocativo, “Stanza del benessere”, ed è uno spazio, riservato e tranquillo, dove i pazienti del reparto pesarese di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord possono ritagliare del tempo da dedicare a se stessi che vada oltre la malattia, con il supporto di una disciplina naturale come il Reiki (oltre alla riflessologia plantare e alle campane tibetane). Si tratta di un servizio gratuito, operativo solo da poche settimane ed è il risultato di un progetto avviato da qualche anno, grazie alla primaria Rita Chiari e all’associazione Noi come Prima, con l’obiettivo di creare un dialogo, che non contrappone ma integra sapere scientifico e pratiche olistiche.
«Il corpo è un luogo in cui convivono esperienze, emozioni, abitudini e automatismi, sia fisici sia mentali. Durante la malattia, che va ben oltre la diagnosi clinica, questi linguaggi devono essere ascoltati e tradotti. Il dolore, l’ansia, ma anche la paura e la stanchezza emotiva incidono profondamente sulla qualità della vita e sulla capacità di affrontare terapie molto impegnative» spiega Stefania Campanelli, naturopata e master Reiki specializzata in coaching oncologico (gruppotherapeia.it). È entrata come volontaria nel reparto pesarese e oggi coordina gli operatori olistici coinvolti nel progetto. È stata l’esperienza della malattia del padre ad accendere in lei un desiderio preciso: portare la pratica del Reiki in oncologia, come strumento di sostegno «Perché» racconta «il percorso di cura non è fatto solo di protocolli, ma anche di come una persona vive la malattia».
Alleato contro lo stress e prezioso aiuto in corsia
L’esperienza di Pesaro è tra le più recenti, ma in Italia, già da alcuni anni, il Reiki, riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come tecnica complementare alla medicina tradizionale, è entrato, seppur lentamente rispetto a contesti stranieri come quello statunitense, anche in altri reparti ospedalieri, da pediatria a geriatria e neurochirurgia (qui trovi una lista aggiornata: ilreiki.it/reiki-sanita-ospedali-italia). Tra medici e fisioterapisti, l’attenzione è molto alta e sono sempre di più a seguire i seminari e i percorsi di formazione incentrati sul Reiki. Le ricerche mediche dedicate a questa pratica sono, infatti, sempre più numerose, approfondite e incoraggianti, come dimostra PubMed, la principale banca dati scientifica internazionale, dove il Reiki viene studiato come un alleato per alleviare stress, combattere la depressione, ma anche i sintomi della menopausa e del burnout, favorendo, per esempio, il sonno.
È una pratica da riscoprire
A questo punto, facciamo chiarezza su cosa sia davvero il Reiki. Arriva dal Giappone e il suo nome deriva da due caratteri che significano energia universale (Rei) e forza personale (ki). Viene spesso definito un massaggio, invece la parola giusta è pratica. Elemento importante: «Le mani dell’operatore non toccano mai il corpo, ma vengono posizionate, per qualche minuto, a pochi centimetri dai Chakra, i meridiani vitali dove scorre l’energia, che sono alla base della medicina tradizionale cinese. Gli stessi utilizzati anche per lo Shiatsu e l’agopuntura» spiega Stefania Campanelli. «In questo modo, non solo si ripristina il flusso energetico dell’organismo ma si favorisce anche l’armonizzazione a livello mentale e fisico. L’effetto top? Uno stato di profondo rilassamento che facilita lo scioglimento dei blocchi interiori e delle tensioni muscolari e stimola i processi naturali di autoguarigione».
Vuoi provarlo anche tu?
La durata media di una seduta di Reiki è di un’ora: si resta sdraiati sul lettino, concentrandosi sul respiro e su visualizzazioni guidate, con in sottofondo una musica rilassante. Le sensazioni più comuni che si percepiscono sono calore e un avvolgente stato di benessere. «Le uniche zone che un operatore può toccare sono le ginocchia, i piedi e le caviglie, perché sono punti di scarico energetico, ma mai per manipolare o sbloccare» sottolinea l’esperta. Ogni seduta è unica e la frequenza può variare in base alle esigenze (di solito, le prime 3 sono ravvicinate e poi una al mese), ma in genere io preferisco far passare 15 giorni tra una pratica e l’altra».
Un esercizio da fare anche a casa
“Centratura”. Si chiama così il momento iniziale di una seduta di Reiki: consiste nel posizionare le mani, a forma di coppetta, sul cuore, da seduti o sdraiati. «È un modo efficace per mettersi in contatto con la nostra energia interiore e riattivare uno stato di benessere, che si può praticare, come autotrattamento, anche nella quotidianità» dice Stefania Campanelli, naturopata e master Reiki. Puoi prolungarla a piacere, magari accompagnata da una luce soffusa e da musiche rilassanti, meglio se di sera prima di addormentarti o la mattina al risveglio. Per rendere ancora più efficace la centratura e depositare sentimenti negativi, puoi tenere un diario dove raccontare le sensazioni del momento e la causa di eventuali rabbie, paure o dolori.