Quando sei giù di morale e avresti bisogno di qualcuno pronto a stringerti dentro un abbraccio, ricordandoti quanto vali e che cosa, nella vita, conta davvero. Ma anche quando ti servirebbe una spinta per ripartire, uno scudo per difenderti dalla paura, una bussola per tornare a casa. Che meraviglia sarebbe avere sempre al nostro fianco una persona così? In pratica, una mamma buona e forte, come la protagonista di Prima di noi, Nadia Tassan (interpretata da Linda Caridi), che è attentissima ai suoi figli, dolce ma anche tenace come le radici di una quercia. La incontriamo nel Friuli della Prima guerra mondiale e la seguiamo per molti anni: è lei il cuore della saga familiare raccontata dalla serie di Rai 1, diretta da Daniele Luchetti e tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana.
Auto-maternage: impara l’arte di occuparti di te
Di fronte allo schermo, guardando Prima di noi, ho avuto un’epifania. Mi è tornata in mente una canzone uscita una decina d’anni fa (so che sembra un salto ardito, ma ora provo a spiegare). The battle is over della cantautrice Jenny Hval rivolge una domanda a chi l’ascolta, diventata per me una stella polare: “Are we mothering ourselves?”, ci stiamo occupando di noi stesse come farebbe una mamma? In italiano non esiste un verbo così bello, per indicare con una parola soltanto la cura, l’amore e la presenza vigile delle madri. E allora, visto che non è fattibile – e in fondo, nemmeno auspicabile – avere sempre accanto la mamma buona e forte di cui parlavamo qualche riga fa, perché non provare a fare come suggerisce Hval, accudendo e sostenendo noi stesse con dedizione materna? Una forma di auto-maternage, possibilmente da trasformare in abitudine quotidiana.
La domanda giusta, da porsi ogni giorno
“Cosa mi consiglierebbe una brava mamma adesso?”: è questo il quesito-chiave su cui restare focalizzate. Spesso basta partire da qui per ritrovare grinta e lucidità, e individuare piccole strategie pratiche: fermarsi prima di esaurirsi, chiedere aiuto senza sentirsi in difetto o rimandare una decisione quando le emozioni sono troppo accese. «Avere un atteggiamento di attenzione materna nei propri confronti non significa volersi bene in modo generico, ma attivare un processo di regolazione emotiva interna con effetti concreti nella vita di tutti i giorni» spiega Ilaria Consolo, psicoterapeuta e vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma. «L’auto-maternage è una postura da allenare, che ci aiuta a diventare più forti, autonome e capaci di riconoscere le nostre emozioni e i nostri bisogni senza reprimerli né lasciarsene travolgere, attenuando ansia e senso di inadeguatezza».
Educate alla performance, lontane dall’auto-maternage
Per molte donne l’auto-maternage è un miraggio. «Inflessibili nei propri confronti, sono abituate a tenere duro anche quando sono stanche, non a fermarsi per occuparsi delle proprie esigenze» spiega Consolo. «Trattarsi in modo materno, a loro, può sembrare una perdita di tempo o un segno di debolezza. Spesso questa difficoltà prende forma da bambine, quando si impara che bisogna essere sempre brave, responsabili e pronte al sacrificio. Un modello che col tempo viene rinforzato: nel lavoro e nella quotidianità contano l’efficienza e la capacità di reggere la pressione. Al contrario, chi riesce più facilmente a prendersi cura di sé ha sperimentato relazioni in cui i bisogni, propri e altrui, venivano ascoltati e legittimati. Contesti che hanno insegnato a riconoscere ciò che si prova e a dare valore alle proprie necessità personali. È da qui che si sviluppa, da adulte, la capacità di trattare anche se stesse con sensibilità e rispetto».
Dall’attenzione ai piccoli gesti di auto-cura
Perché sia davvero utile, l’auto-maternage non può restare un atteggiamento interiore: ha bisogno di tradursi in gesti concreti, proprio quelli che farebbe una mamma attenta. «Bisognerebbe, ad esempio, prepararsi cibi buoni e nutrienti anche quando si mangia da sole, regalarsi le giuste ore di sonno, dire “no” quando occorre e rispettare i propri ritmi senza sentirsi in colpa» suggerisce la dottoressa Consolo. «Allo stesso modo, prendersi cura di sé in modo materno vuol dire dedicare spazio e tempo a ciò che ci fa stare bene, a interessi, progetti e sogni. Senza tralasciare l’aspetto relazionale: “auto-maternarsi” significa anche scegliere con attenzione le persone di cui ci si circonda, privilegiando i legami che si fanno bene e prendendo le distanze da quelli che consumano le nostre energie».
Quando l’auto-maternage alleggerisce i legami
Un atteggiamento di cura verso se stesse cambia profondamente anche il modo in cui entriamo in rapporto con gli altri. «Quando impariamo a riconoscere e rispettare i nostri bisogni e i nostri limiti, diventa più facile comunicarli con chiarezza a chi abbiamo intorno, in famiglia come sul lavoro, senza accumulare tensioni o conflitti inutili» chiarisce la dottoressa Ilaria Consolo. «Allo stesso tempo, l’auto-maternage indebolisce le dinamiche di dipendenza nelle relazioni. Se non pretendiamo più che siano gli altri a colmare mancanze o fragilità che possiamo prendere in carico noi stesse, diventa possibile costruire legami più felici, fondati su un vero scambio, libero e autentico».