La fine dell’anno, si sa, è il momento migliore per un bilancio di ciò che si è fatto e per mettere a fuoco i prossimi obiettivi. Insomma, quale periodo migliore per stilare un elenco di buoni propositi? E se invece quest’anno provassi a mettere a punto una “to-don’t list”? La “lista delle cose da non fare”, secondo gli esperti, può essere persino più utile. Ecco perché.

È tempo di “To-don’t list”

A rilanciare i benefici di una “to-don’t list” o “Holiday list” è stato nei giorni scorsi il New York Times. La domanda di partenza è semplice: cosa desideri fare durante le vacanze? O meglio, come suggerisce il quotidiano della Grande Mela, che cosa “non” vorresti fare? Il consiglio di Jancee Dunn, autrice di un editoriale sul giornale americano, è di mettere a punto due liste, inserendo più voci possibili in entrambe. Ovviamente nel secondo elenco dovrebbero esserci soprattutto tutte le quelle attività che sono maggiormente fonte di stress. E altrettanto naturalmente il risultato sarà quello di avere una lista delle cose da non fare più lunga rispetto a quella delle cose da fare. Ecco che, secondo gli esperti, scriverle entrambe può essere molto importante.

Spazio alle cose da non fare

Il concetto di “don’t list” è stato sviluppato in modo approfondito da Tom Peters e Jim Collins, autori del manuale In Search of Excellence: si tratta di un bestseller dei due business guru, considerato il libro che ha cambiato il modo di approcciarsi al mondo degli affari. Il concetto chiave è proprio quello di pensare non tanto a come diventare produttivi, ma a cosa impedisce di esserlo, per poter smettere di disperdere le energie in ciò che crea stress e consuma, in ciò che distrae e rallenta. Insomma, “less is more”, verrebbe da dire.

Agende troppo affollate, giornate troppo piene

L’idea di poter “rendere di più” e persino essere “migliori” se si fanno molte cose, quindi, viene smontata dagli esperti. Al contrario, può essere più utile (e piacevole) focalizzarsi su ciò che è davvero importante, eliminando o riducendo il non importante. In questo modo, infatti, si «libera spazio mentale perché ci aiuta a chiarire cosa non aggiunge valore alle nostre vite e che quindi possiamo scegliere di smettere di fare. Eliminando ciò che è superfluo, recuperiamo energia e attenzione da dedicare a ciò che conta davvero», spiega Irene Bosi, career coach.

I vantaggi di una to-don’t list

Ma i vantaggi di un “to-don’t list” non finiscono qui. «Ci protegge dalle distrazioni: abbiamo giornate pienissime di stimoli e perdersi è facile. Una “to-don’t list” identifica in anticipo le trappole tipiche, come per esempio controllare compulsivamente le notifiche, dire di sì per abitudine, affrontare micro-task che sembrano urgenti, ma non lo sono – prosegue Bosi – Aiuta anche a riconoscere e rompere automatismi dannosi: molti comportamenti da evitare sono routine consapevoli, metterli nero su bianco li rende visibili e quindi modificabili. Inoltre rafforza i confini personali: scrivere cosa non fare significa stabilire limiti chiari: cosa non accetto, cosa non è una mia responsabilità. Infine, ti ricorda che ogni don’t è un do per te stessa: ogni volta che eviti un’attività che ti toglie energia o che è superflua ma ti prende tempo, recuperi tempo per qualcosa di significativo o che ti fa stare bene».

Come deve essere la lista delle cose da non fare

Spesso, quando si pensa una lista di buoni propositi – che siano cosa da fare o non fare – si associa all’idea di un decalogo. Ma un elenco, per essere efficace, può essere anche più breve, come sottolinea la career coach: «Per essere davvero efficace, una “to-don’t list” non deve essere troppo lunga, bastano circa 5 punti. Oltre quel numero, rischia di diventare l’ennesimo elenco da gestire, mentre il suo valore sta proprio nella chiarezza e nella sintesi. Meglio poche regole centrali, molto chiare, che diventano punti di riferimento quotidiani utili a cambiare il modo in cui vivi le tue giornate».

I buoni (non) propositi di fine anno

Dar voce ai desideri, ai propri obiettivi futuri, dà l’idea di avere un orizzonte positivo davanti a sé, al quale rivolgere lo sguardo in modo positivo. Il pensiero di avere nuove prospettive è legato anche alla fiducia nel futuro. Per questo è valida in ogni periodo dell’anno e per chiunque: «La “to-don’t list” è utile a tutti e non solo come buon proposito di inizio anno. Certo, può essere un ottimo esercizio di “reset” a Natale o a Capodanno, ma il suo vero valore emerge nella routine quotidiana. Invece di aggiungere l’ennesimo elenco, ci invita a sottrarre. Ed è proprio per questo che può servire a chiunque si senta sopraffatto, a chi ha la tendenza a dire sempre sì, a chi perde tempo in automatismi o a chi ha bisogno di recuperare spazio mentale», chiarisce Bosi.

I consigli speciali per le donne

Se i benefici sono potenzialmente per tutti, per le donne possono esserlo anche in misura maggiore: «Noi donne spesso viviamo giornate “a incastro”, in cui lavoro, cura del prossimo, relazioni e imprevisti si sovrappongono. Una to-don’t list può diventare un alleato prezioso perché aiuta a proteggere i confini personali. Ecco qualche suggerimento pratico:

1. Non dire “sì” per automatismo. Il senso di responsabilità è un valore, ma non deve trasformarsi in sovraccarico.
2. Non mettere sempre le esigenze degli altri al primo posto. La cura degli altri non deve cancellare la cura di sé.
3. Niente multitasking forzato. Essere multitasking non è sempre un superpotere, può diventare anche un drenaggio di energia. Quando possiamo prendiamoci il lusso di fare una cosa alla volta.
4. Non sentirsi in colpa quando si delega. Delegare non è una mancanza: è una strategia che permette di distribuire il carico e di respirare.
5. Non sottovalutare i micro-tempi di recupero. Anche cinque minuti di pausa sono preziosi: non vanno sacrificati “perché sì”.
6. Non accettare standard irrealistici. La perfezione è un mito culturalmente costruito. Accettare che “abbastanza bene” è spesso sufficiente permette di risparmiare energie e di vivere con più leggerezza.