La misura della nostra distanza si copre in quattro piccoli passi. 232 centimetri di corridoio tra la porta della mia camera e la sua. Prima ce li mangiavamo con un balzo, ora hanno preso vita. Possono inclinarsi fino a trasformarsi in una salita di montagna o allungarsi di chilometri, talvolta da percorrere controvento, senza guanti né cappello. Mia figlia quattordicenne è alle prese con i primi cicli mestruali, io con gli ultimi. Due periodi agli antipodi ma sorprendentemente affini, in cui in questo momento storico tante altre donne si stanno avventurando. «È un allineamento inedito e molto comune, conseguenza dell’aumento dell’età media in cui le italiane affrontano il primo parto, che è passato dai 29,1 anni del 1991 ai 32 anni nel 2018» spiega Laura Turuani, psicologa, psicoterapeuta, socia dell’Istituto Minotauro di Milano, autrice di Le schiacciate (Solferino).

Mestruazioni e menopausa: fasi opposte ma trambusti simili

L’adolescenza imperversa in una stanza, il climaterio nell’altra: la quotidianità è minacciata da un doppio tsunami emotivo. «Pur trovandosi in fasi apparentemente opposte, mamma e figlia finiscono per vivere trambusti simili» chiarisce Turuani. «Succede perché l’ipofisi manda alle due donne segnali quasi speculari. Nel corpo della ragazza inizia a stimolare la produzione degli ormoni femminili, in particolare degli estrogeni, che rivoluzionano il mondo interno ed esterno. In quello della madre, la stessa ghiandola endocrina comincia a comunicare che la produzione ormonale è ballerina e si sta riducendo».

Sbalzi d’umore e insicurezze

Le mestruazioni di entrambe tendono a essere irregolari. «Da una parte non c’è ancora del tutto e dall’altra non c’è – quasi – più la ciclicità che accompagna le donne per tanti anni: una sorta di danza che si ripete ogni mese e che ci porta a sperimentare una gamma molto ampia di sensazioni, inciampi e punti forti, dall’ondata di energia in concomitanza con l’ovulazione, all’irritabilità quando entra in gioco il progesterone» suggerisce Chiara Gregori, ginecologa e sessuologa, autrice di Oggi mi sento una favola! (Becco Giallo). L’alternanza di stati d’animo – aggravio e, insieme, superpotere delle donne, che possono così guardare la realtà da tanti punti di vista differenti – è adesso più estrema e imprevedibile. Per la figlia come per la madre. Tra sbalzi d’umore, insicurezza, l’impressione (a tratti spaventosa) di perdere il controllo, la voglia di piangere o di spaccare tutto.

Il climaterio è una seconda adolescenza e può avvicinare

«Il climaterio è una specie di seconda adolescenza» afferma la dottoressa Turuani. «Anche se sente di non capirci niente, in realtà ora la mamma ha a disposizione strumenti prodigiosi per comprendere cosa sta succedendo alla figlia, così sfuggente ed enigmatica. Come lei, non deve solo affrontare cambiamenti e disagi a livello fisico: è chiamata a elaborare perdite e separazioni, reali o simboliche, e a mettersi in gioco a livello identitario e sociale. Sono veri e propri compiti evolutivi, sia per la figlia che si affaccia alla vita adulta, sia per la madre che si ritrova a fare bilanci e a ridefinire se stessa».

Un nuovo equilibrio basato sulla tolleranza e cura di sé

Chi ha cinquant’anni o giù di lì, lo sa: gli strumenti di controllo e performance che ci hanno sostenuto per anni, nello sfiancante tentativo di essere super efficienti in famiglia e sul lavoro, oggi vacillano. «Facciamo fatica a tenere il ritmo, e non lo desideriamo neanche più» osserva la psicologa. «È tempo di trovare un nuovo equilibrio, fondato su tolleranza, gentilezza e cura di sé, da trasmettere alle figlie, perché crescano senza l’ansia di dover essere sempre all’altezza». Ma perché questa e le altre lezioni che stiamo abbozzando adesso – fase fertilissima, in barba agli ormoni – arrivi a destinazione, dobbiamo prima di tutto (ri)stabilire un contatto.

Fai un passo indietro per accogliere tua figlia

Fare un passo indietro e mettersi in ascolto: è sempre questo il presupposto per riuscire a entrare in sintonia con le figlie adolescenti (e pure coi figli). «Se non ci sono urgenze da gestire, la madre deve lasciare che sia la ragazza a cercarla, anche perché più insiste più lei si allontanerà: affermare di “non aver bisogno” la aiuta a non sentirsi più piccola e dipendente» riflette Laura Turuani. Nonostante gli ormoni per aria e la tristezza che affiora di fronte alla porta della figlia, sempre chiusa, la mamma dovrebbe saper attendere e lanciare un messaggio forte e chiaro: quando vuoi, io sono qui. Sono qui pronta ad accogliere le tue parole, senza banalizzare ciò che provi, senza spaventarmi se sei triste o arrabbiata, perché le emozioni negative fanno parte della vita. Sono qui salda, affettuosa, ma non invincibile».

Le difficoltà condivise sono terreno d’incontro

Trasformare le difficoltà condivise in un terreno d’incontro è l’altra mossa chiave. «Si può pensare di stringere con la figlia un patto di collaborazione, raccontandole cosa ci sta capitando e spiegandole che ci sono momenti in cui ci sentiremo tutte e due molto sensibili e che aiuterebbe cercare di essere accoglienti l’una con l’altra» afferma la dottoressa Gregori. «Senza drammatizzare né minimizzare, ricordando che le adulte siamo noi, potremmo riconoscere le nostre fragilità e mostrarle, non appena possibile, un atteggiamento costruttivo e curioso nei confronti di quello che sta succedendo a entrambe».

Dare il buon esempio: il corpo è prezioso a ogni età

Una volta creato uno spazio di dialogo, «tra i bagagli da mettere a disposizione di nostra figlia, se lo desidera, c’è la nostra esperienza col ciclo mestruale» spiega Gregori. «Con empatia, senza imporre il nostro vissuto come assoluto, potremmo aiutarla a gestire aspetti pratici e sintomi e, soprattutto, a riconoscere che il corpo, con le sue montagne russe, non è un nemico ma un fedele compagno di viaggio. Capire che, ad esempio, l’umore scivola a causa degli ormoni – e che poi torna a risalire – è liberatorio.

Un rassicurante dato di fatto che vale anche per la mamma in perimenopausa: a un certo punto, pure per lei, le giornate grigie passano, i colori ricominciano a brillare». «Anche il modo in cui la madre accetta l’invecchiamento diventa un insegnamento di valore» interviene la dottoressa Turuani. «Non competere con la giovinezza, non rincorrere modelli di bellezza artificiosi, tenersi stretto un gruppo di amiche con cui confrontarsi – ridere, piangere, parlare – e puntare a liberarsi, finalmente, dal bisogno di conferme esterne, da quei classici sguardi dei maschi, che per tanti anni abbiamo lasciato ci definissero. Dando il buon esempio, trasmettiamo tanti messaggi fondamentali e una verità vitale: il corpo è prezioso a ogni età. Noi lo siamo, a 14 anni come a 50». Adesso prendo la rincorsa, Anita, e vengo a dirtelo.

Io in menopausa e tu con le prime mestruazioni. Parliamo di noi?

Un momento in cui dedicare un pensiero in più al nostro benessere? Noi segniamo sull’agenda il 18 ottobre, giornata della menopausa. Per tantissime donne (i dati parlano di 17 milioni in Italia) che sono arrivate in questo periodo della vita può essere una bella occasione per volersi più bene. Anche con un controllo in più. In 170 strutture (quelle degli ospedali con il bollino rosa di Fondazione Onda) consulenze, colloqui ed esami strumentali vengono offerti gratuitamente nell’Open weekend, dal 17 al 19 ottobre (sul sito www.bollinirosa.it tutte le info). Si parla di menopausa anche nello speciale La clinica della longevità che andrà in onda su Real time il 16 ottobre alle 21.30. Protagoniste quattro donne che raccontano la loro esperienza e come hanno portato e condiviso i loro bisogni con un team medico specializzato.