Stimola l’ossitocina, abbassa i livelli di stress, aiuta a superare i momenti di crisi, è un antidoto contro la solitudine. Soprattutto, è un campo in cui le donne primeggiano da sempre, al di là degli stereotipi culturali e maschiocentrici che le vorrebbero le une contro le altre, sotto sotto invidiose, gelose, opportuniste.
«L’amicizia è una delle relazioni sociali femminili più potenti e tutte possiamo testimoniarlo: quando siamo bambine, cerchiamo nella compagna di banco una “gemella”, uno specchio della nostra identità. Da grandi, un’amica è la zattera di salvataggio che ci aiuta ad attraversare le tempeste della vita» spiega Daniela Massarani, psicologa in ambito sistemico-relazionale.
Nell’era social dove siamo iperconnessi senza esserci mai visti, le relazioni autentiche riemergono come una necessità «anche e specialmente quando siamo adulte» aggiunge l’esperta. «Durante l’adolescen- za l’investimento emotivo che facciamo nell’amicizia è simile a quello dell’innamoramento: le ragazzine vivono in simbiosi, litigano, pretendono lealtà, non hanno segreti. Diventano persone che, crescendo, potrebbero continuare a guardarsi con la spontaneità dei 15 anni. Le donne che si incontrano in età adulta, dai 30 in poi, si legano in modo meno intenso ma più libero: possono rimettersi in gioco ex novo, esplorano parti di loro che prima non riuscivano a emergere, selezionano emotionship, relazioni specifiche per gestire emozioni particolari, come rivolgersi a una persona solare quando sono tristi o a una più rilassata che le calmi quando sale l’ansia.
Ancora più significative sono le affinità che nascono intorno alle transizioni della vita come il divorzio, la malattia, il caregiving dei genitori anziani, specie tra i 40 e i 50 anni: ci accompagnano magari solo in un periodo di passaggio ma non è detto che siano meno importanti. Io, per esempio, ho conosciuto Chiara perché vicine di armadietto dei nostri figli all’asilo. Entrambe separate, abbiamo condiviso la difficoltà di gestire i weekend con i bambini da sole e ancora oggi ci ritagliamo una volta all’anno una camminata insieme per rifugi, perché ci accomuna l’amore per la montagna».
L’amicizia secondo la Gen X e secondo i Millennials
Se i recenti ritorni in streaming di serie tv cult come Friends e Beverly Hills 90210 “agganciano” la Gen X a un momento mitizzato della sua storia in cui i gruppi di amici contavano più dei rapporti familiari, i Millennials hanno la loro reference in scrittrici come Sally Rooney, che in Parlarne tra amici e nei successivi romanzi ha tracciato la nuova identità delle relazioni fluide dei 30enni.
Che, oltre al precariato e alla disillusione, vivono «la fase esistenziale più intermedia, la loro terra di mezzo» spiega la psicologa. «È il momento in cui ci si concentra sull’affermazione personale e gli spazi per il privato si restringono. È più facile che nascano nuove complicità tra colleghe piuttosto che fuori dalla cerchia lavorativa. Si esce insieme dall’ufficio tardi, si cena fuori per non rientrare a casa da sole, si costruisce un proprio mondo a misura di quei ritmi “io-centrici”, mentre il gap con le amiche d’infanzia già entrate nel circuito matrimonio-figli-chat di scuola si allarga».
La sorellanza, peculiarità tutta femminile
La capacità di tessere legami di sorellanza è d’altronde una peculiarità femminile certificata da due studi dell’università di Berkley e di Santa Barbara, in California. Il primo, pubblicato nel 2025 sulla rivista Current Biology, ha analizzato il meccanismo dell’ossitocina, l’ormone dell’attaccamento: i ricercatori hanno scoperto che si attiva solo quando ci sentiamo a casa e al sicuro, il che potrebbe spiegare la complicità “a pelle” e la chimica che proviamo con alcune amiche, mentre con altre no.
Il secondo, pubblicato su The Royal Society Publishing, si concentra invece sui benefici ancestrali dei legami sociali femminili: le donne primordiali stringevano alleanze perché praticare allomothering, la cura dei bambini da parte della comunità, liberava tempo per procurarsi cibo e risorse, favorendo relazioni di reciprocità, lealtà, generosità e uguaglianza. Ma c’è di più: lo studio svela come nelle situazioni di stress gli uomini reagiscono con la risposta fight-or-flight (combatti o fuggi), le donne con una strategia chiamata tend-and-befriend (“accudisci e stringi amicizia”), hanno cioè comportamenti protettivi e cercano supporto nella rete sociale.
Dalida e Camelia, protagoniste di Bagliori
«È vero: l’amicizia tra donne può diventare una alleanza fortissima capace di oltrepassare i legami di sangue» nota Beatrice Pera, classe 1994, autrice del romanzo Bagliori, appena uscito per Einaudi. «Le protagoniste della mia storia, Dalila e Camelia, non potrebbero essere più distanti. Non sono le passioni ad avvicinarle né il loro sguardo sul mondo: si riconoscono perché hanno gli stessi occhi, perché sentono con la stessa intensità.
Camelia ha 18 anni e sta ancora cercando la sua identità, Dalila a 30 ne ha costruita una ben definita ma piena di crepe. Si giurano mutuo soccorso, che è la promessa più grande che gli esseri umani possano farsi a vicenda. “Forse ti ferirò o deluderò, forse il nostro rapporto si trasformerà, ma ti assicuro che ci sarò sempre”. Penso che in amicizia la cosa più importante sia non doversi sempre spiegare o giustificare. Sei felice? Lo sono con te. Stai male? Mi siedo accanto al tuo dolore. Tutto quello che dai rimane anche tuo per sempre. Per me è un legame imbattibile».
Tre amiche che si raccontano
Camilla, restaurant manager di 31 anni
«Avevo appena traslocato insieme ai miei due gatti nella mia prima casa in affitto, un piccolissimo bilocale a piano terra, vista marciapiede. Per mantenermi lavoravo part-time in un locale alla sera e di giorno cercavo di finire l’università: Giorgia l’ho incontrata proprio a lezione e ci siamo fiutate subito. Come lei, ero ampiamente fuori corso e indecisa sul futuro nonostante i quasi 30 anni… Con la scusa di scambiarci gli appunti di Diritto penale siamo diventate buone amiche.
Dico buone perché non saprei definire oggi come intendo l’amicizia: non sono il tipo “asciugona” da vocali di 10 minuti, non cerco la complicità che avevo con le compagne di liceo, se devo scegliere come passare uno dei pochi weekend liberi preferisco vedere il mio ragazzo. Però Giorgia rimane una presenza costante, mi fa sentire libera, non mi giudica se non ho ancora figli o mi sveglio alle 12. Soprattutto, c’è nei momenti di crisi: quando è scomparsa mia nonna, per esempio, ha organizzato un team di amiche di supporto; quando lei ha avuto problemi nello studio legale dove fa il tirocinio, mi sono lasciata “ammorbare” per ore. Ci sosteniamo, senza sentirci indispensabili».
Anna, impiegata in casa editrice di 44 anni
«Solo chi è passata da questo percorso può capire il senso di frustrazione che si prova: quando io e mio marito Luca abbiamo ricevuto la diagnosi di infertilità, per paradosso ci siamo allontanati ancora di più. Lui si è buttato sul lavoro, io mi sono ritrovata da sola ad affrontare le cure della Pma, la procreazione medica assistita, con tutto il carico di tensione e fatica che comporta. La mia fortuna? Incontrare Stefania, anche lei nel girone dei dosaggi ormonali, over 40 in ritardo sull’orologio biologico.
Abbiamo condiviso ansie e speranze dopo ogni test di gravidanza, ci siamo scambiate libri, link medici, chat di altre aspiranti madri, persino gli amuleti della nonna! Un pronto soccorso emotivo che auguro a tutte. Il lieto fine, però, è arrivato solo per me: io sono rimasta incinta, Stefy no. Le nostre strade potevano dividersi e non avrei potuto biasimarla, invece mi è stata vicina come una sorella: è diventata la madrina di mio figlio, una splendida zia acquisita, e ha deciso di andare all’estero per tentare, di nuovo, la sua strada per la maternità».
Alba, fisioterapista di 55 anni
«”Chi c’è a fine mese? Andiamo tutte a Londra!”. Ecco un tipico messaggio di Eleonora alle 6 del mattino. Lei è la nostra partner in crime, l’amica che ci spinge fuori dall’ordinario, il nostro booster di vitalità. Sulla chat siamo “le bro”, però giuro che non ci chiamiamo “amo” a vicenda (ride, ndr). Siamo un gruppo di splendide over 50, chi single, chi separata, ci siamo incontrate durante una vacanza-avventura in Turchia e da quel momento pianifichiamo i viaggi insieme, al netto di compagni o fidanzati che ci reclamano. Per i nostri figli e figlie siamo delle boomer vaganti, ma senza di loro io sarei persa. Sono chiusa in studio 10 ore al giorno con i pazienti, alla sera arrivo stremata e ho giusto il tempo di guardare sull’app di incontri se c’è un match interessante…
Oltre ai viaggi, ci unisce l’attività sportiva: la menopausa ci ha costrette a muoverci e siamo diventate anche patite del fitness. Divertirci è il nostro antidoto sia alla solitudine sia al rimuginare troppo sui problemi, che ovviamente ci sono: alcune di noi hanno lottato contro un tumore, altre hanno genitori da accudire, però quando partiamo, be’, siamo solo “le bro”».
Tre libri da leggere sull’amicizia femminile
- Le dirimpettaie di Serena Bortone (Rizzoli). Tina, Gabriella e Maria si incontrano sul pianerottolo di un condominio di Roma. E pian piano diventano indispensabili l’una per l’altra, legate da un’amicizia che dura dagli anni ’60 al Capodanno del nuovo millennio.
- Bagliori di Beatrice Pera (Einaudi). Camelia è cresciuta in comunità, Dalila vive in una casa rifugio con sua figlia. Quando si incontrano, un pomeriggio davanti a un consultorio, si riconoscono. E iniziano a camminare insieme, in un’amicizia che sa di famiglia.
- Il tempo del la la la di Luciana Littizzetto (Mondadori). Lola si sente smarrita all’avvicinarsi dei 60 anni, Maura si trascina in un matrimonio apatico, Ida affronta la vita con slancio. Tre donne molto diverse, unite da un’amicizia profonda. E dalla sensazione di poter diventare qualcosa di nuovo rispetto a ciò che sono sempre state.