Le amiche che si perdono e le nuove che arrivano
Ci siamo perse, a un certo punto. Come si perde ogni cosa diventando adulti: i libri di Herman Hesse, i braccialetti con il nome, i diari dei Peanuts. Per un po’ ci siamo sentite senza rete. Io in una grande città del Nord dove tutto corre, tu in un paese tra le montagne aspre dove vivono i lupi e il tempo cammina. Mi sono chiesta a lungo cosa ci ha tenute insieme per tanti anni. Selvatiche entrambe, ma per il resto agli antipodi. E forse per questo complementari, diversamente addomesticate dalla vita. Per un po’ mi sono sentita sradicata. In orbita dentro un mondo alieno e inesplorato. Finché un’altra marziana mi ha acciuffato e portato sul suo Pianeta. L’asteroide B612, come quello del Piccolo Principe. E, insieme a lei, nuove amicizie hanno iniziato a germogliare.
Compagne di viaggio nelle fasi della vita
Ogni tappa della mia vita ha nomi di donne che l’hanno accompagnata. Sorelle, confidenti, complici con cui ho scoperto parti di me che non conoscevo, custodi di segreti, sodali di bisbocce e di scemate, rivali inaspettate, compagne di viaggio. Alcune sono rimaste, altre si sono fermate agli armadietti del nido o ai corsi di yoga per principianti. In fondo, ha anche questo di bello l’amicizia: che non ti annoda a un patto permanente, non ti obbliga alla fedeltà. Ti lascia la libertà di crescere, cambiare, contraddirti, senza chiedere spiegazioni, come invece fa l’amore. Per questo quello finisce. Non tiene conto del nostro divenire. Essere tante cose dentro una stessa biografia: ragazze, madri, amanti, lavoratrici indefesse o insoddisfatte, figlie modello e pessime persone. Le amiche ci assolvono dalla nostra incontinenza e strabordanza. Ognuna si prende un pezzo di noi, tenendoci intere.
Quelle che restano per strada e poi ti mancano
Ma c’è una fase in cui, senza sparire, quelle presenze basilari arretrano, restando sullo sfondo. È quella in cui la vita va veloce e ci travolge. Portando amori, mutui, biberon, pillole del giorno dopo, carriere work in progress o precariati devastanti, parenti con l’Alzheimer, secondi matrimoni, lauree, bypass. Si va in apnea con bombole d’ossigeno non sempre cariche e si riemerge che si è grandi. Grandi tutti. Noi, i figli, le case comprate con mutui trentennali, i problemi che ci sembravano già enormi a fondovalle e invece erano minuzie. Saperlo prima. E lì, di colpo, ci troviamo sole. Abbiamo rimbalzato troppe cene, troppe chiamate mentre eravamo in call, troppi compleanni… Come si fa a ricucire dopo tanta assenza? Recuperare la confidenza? Chiedere: usciamo? Si fa. Perché non c’è niente di più vitale e nutriente di un’amica, quando la vita ti ha strapazzato a sufficienza. Non c’è nessuno che ti capisca meglio e sappia divertirsi come te, con la stessa leggerezza dei 20 anni. La stessa ironia. Gli uomini con il tempo diventano pesanti e brontoloni. Le donne lievi, come pasta madre.
Le nuove amicizie arrivano anche in età adulta
E allora è il momento di ricucire oppure di imbastire nuove relazioni. Buttarsi. Si pensa che le amicizie nascano solo da giovani e invece possono sbocciare sempre. E hanno il vantaggio della pluralità. Perché non badano più ai contesti e alle età. Sono accoglienti, larghe, indulgenti. Non inquinate dalla gelosia, non inibite dalla vergogna o dalla buona educazione. Chiedono, non impongono. Propongono, non pretendono. Sanno lasciare in pace. Sono l’antidoto migliore ai nidi vuoti e alle separazioni, un doping per l’umore, un pungolo contro la pigrizia, un regolatore naturale di serotinina e di self-confidence. Ma dove si trovano le amiche? Ovunque, oltre che nella rubrica del telefono. Per strada, in ufficio, al corso di pilates, persino nel palazzo. Basta saperle riconoscere. E fare un sorriso. Non aspettavano altro.