Controlli al seno, al cuore e al sistema cardiovascolare gratuiti per le donne vittime di violenza. Un’iniziativa unica quella della rete D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che organizza a partire da gennaio 2026 delle giornate di prevenzione in ambito senologico e cardiovascolare, per mettere la salute al centro della rinascita delle donne. Il progetto si chiama La salute è di tutte. Contro la violenza di genere, per il diritto delle donne alla salute, ed è realizzato da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, con il supporto di Novartis, azienda leader nell’innovazione in ambito farmaceutico.

La salute delle donne vittime di violenza

Il progetto nasce da un’indagine svolta su 207 donne nei centri antiviolenza da D.i.Re, da cui emerge che le donne che subiscono violenza stanno male. E non solo per la situazione in cui vivono. Non riescono a fare prevenzione e a malapena chiedono aiuto al medico quando hanno dei sintomi.

Le donne infatti tendono a riversano le cure sempre prima di tutto agli altri, lasciando se stesse in fondo all’agenda. Un’agenda che, in caso di violenza, diventa ingestibile, a causa di problemi pratici e logistici: un marito che non lascia soldi, o che sottrae le chiavi della macchina, o che opprime mentalmente al punto di pensare di non meritare cure e salute.

donne che camminano su un prato
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Le donne non fanno prevenzione

La violenza quindi agisce come fattore strutturale di impoverimento della salute mentale: produce ansia, isolamento, senso di colpa, fatica a fidarsi di sé e degli altri. Anche la precarietà economica e lavorativa incide in modo diretto sulla possibilità di prendersi cura della propria salute. Le donne che si occupano di figli e famiglia, o che si trovano in situazioni di disoccupazione o lavoro precario, risultano meno presenti nei percorsi di prevenzione. Questo non per mancanza di consapevolezza, ma perché la cura di sé resta spesso subordinata alla sopravvivenza quotidiana e/o alla cura degli altri.

La violenza impatta sulla salute delle donne

Quando però cominciano a essere seguite da un Centro Anti Violenza, vedono migliorare il proprio benessere fisico e mentale. Tutto questo, e molto di più, viene mostrato, nero su bianco, dall’indagine svolta da D.i.Re. «Dalla nostra indagine è emerso ciò che in realtà intuivamo – sottolinea Cristina Carelli, presidente di Dire. «La violenza impatta sulla salute delle donne, in particolare sulla possibilità di fare prevenzione. Le donne mettono sempre al centro qualcos’altro, soprattutto quando si trovano all’interno di una situazione di violenza, e purtroppo la loro salute passa in secondo piano. La loro salute, invece, è un elemento fondamentale per la libertà futura. Prendersi cura della propria salute può essere una leva per procedere più velocemente nel percorso di uscita dalla violenza. Stare bene significa avere più energie per affrontare un periodo complesso e per ricostruire la propria autonomia».

Quasi la metà non fa screening

Dall’indagine emerge che quasi la metà delle donne non ha mai partecipato a una campagna di screening. Quasi una su due (39,1 per cento) è separata o divorziata e 3 su 4 (76,8 per cento) hanno uno o più figli. Più della metà (54,2 per cento) ha un lavoro eppure dichiara di avere difficoltà economiche.

Questa fotografia, rende comprensibile perché le donne facciano fatica a curarsi: un fardello familiare pesante, accompagnato dalle ferite provocate dalla violenza e da problemi economici, le tiene lontane dalle campagne di prevenzione. A mala pena si curano quando i malesseri sono già conclamati. Infatti quasi la metà delle donne (48 per cento) va dal medico solo in presenza di sintomi , lo stesso per le visite di screening: ricorrono a questa opportunità solo il 37,2 per cento.

Il malessere mentale delle donne

Nei commenti ai questionari, emerge che le donne che hanno vissuto esperienze di violenza si trovano spesso in condizioni di salute psicologica più fragili rispetto a quelle fisiche. Le donne raccontano come la violenza subita influisca anche sul piano mentale, provocando ansia, paura, depressione. Il senso di colpa domina e l’autostima cala a picco. Quasi una su cinque (19,3%) definisce “cattiva” la propria salute psicologica percepita, segnalando, quindi, un disagio psicologico di vario grado. Oltre il 70% delle intervistate ha sperimentato episodi di solitudine nel corso dell’anno. Circa il 60% delle partecipanti ha usufruito di supporto psicologico o psicoterapia negli ultimi 12 mesi.

Da gennaio 2026 screening in alcuni CAV della rete D.i.Re

Per tutte loro, la rete D.i.Re prevede un calendario di appuntamenti in una selezione di centri antiviolenza della rete D.i.Re su tutto il territorio nazionale, con visite gratuite per le donne e colloqui dedicati alla prevenzione del tumore al seno e delle malattie cardiovascolari, che sono tra le principali cause di morte tra le donne in Italia, in particolare nelle fasce d’età comprese tra i 35 e i 55 anni.