Certe storie sembrano scritte per sorprendere, tante sono le coincidenze. Che, per chi ci crede, sono quel singolare incastro di fatti che ti fa pensare che, alla fine, doveva andare proprio così. La storia di Francesco Saverio Matera, designer italiano fondatore di Materia Adapt, è una di queste.
Materia Adapt: dalla Basilicata a Milano
Porta il cognome della città in cui è nato 26 anni fa. In Basilicata frequenta il liceo artistico ma, più di Giotto e Botticelli, ama le sneakers. Le disegna, le smonta e le corregge, perché vuole capire come sono fatte. Del resto, è un giocatore di calcio, il che fa di lui un consumatore esigente. «L’abitudine che avevo ai tempi della scuola è stata il mio punto di partenza» dice. Poi, nel 2020, con il Covid arrivano anche una serie di infortuni: la sua carriera professionistica sul rettangolo verde termina.
Ma la ruota della vita fa un altro giro: nel 2021 Francesco vince una borsa di studio per il corso di Fashion Design allo IED di Milano. «In 3 anni sono riuscito a vincere numerosi concorsi, alcuni dei quali legati alla Camera Nazionale della Moda. Con la cifra messa insieme nel 2023 è nato, come progetto di laurea, Materia Adapt». È questo il nome del suo marchio di moda e, ovviamente, non è casuale. «Richiama il mio cognome, ma anche la mia città natale, scavata nella roccia. Mi piace l’idea che i suoi colori e le sue texture materiche siano riprodotte nelle mie creazioni».
Francesco Matera: il Dna di Materia Adapt è la mia famiglia
Il progetto di Francesco ruota attorno all’ideazione di capi adattivi, ovvero pensati per facilitare il gesto di vestirsi a persone con una disabilità fisica o cognitiva, temporanea o permanente. «La mia storia familiare mi ha educato alla necessità di abbigliamento e accessori immaginati e realizzati per essere pratici, funzionali, ma anche attrattivi in fatto di stile. Ho visto i miei genitori arrabattarsi ogni mattina per vestire mio fratello in sedia a rotelle. Semplificare quell’operazione è diventata una missione».
Alla componente territoriale e biografica se ne aggiunge una terza: l’esperienza da atleta, che ha reso Matera un creativo molto attento alla performance. «Ascolto sempre il corpo: già mentre disegno una linea mi chiedo se potrà assecondare il movimento».
Francesco Matera è tra i protagonisti di una mostra durante la Fashion Week di Milano
Ora, dopo l’esperienza nell’ufficio stile delle calzature di Moncler e quella da Stone Island, dove arriva a soli 23 anni come footwear designer, il suo nome spicca tra i talenti italiani che stanno contribuendo a ridefinire il futuro della nostra moda. Al punto che è tra i protagonisti della mostra Future Threads: Italy’s New Wave, curata da Sara Sozzani Maino, CNMI International New Talent and Brands Ambassador, a Palazzo Morando in occasione della Milano Fashion Week in corso.
Francesco ama definire Materia Adapt «il primo brand di moda adaptive, funzionale e inclusivo». Ma come nasce un capo con queste prerogative? «Il punto di partenza è sempre un problema reale, studiato insieme ai diretti interessati, talvolta si tratta anche di atleti paralimpici. Poi si passa alla creazione di un prototipo, che viene testato e infine ingegnerizzato» chiarisce. «Per il momento abbiamo individuato due macro categorie di prodotto: capi pensati per rendere autonoma la persona con disabilità e capi che facilitano chi presta aiuto, attraverso l’integrazione di magneti e zip».
Le linee guida di Materia Adapt
Le linee guida delle collezioni sono tre: il rispetto della circolarità, attraverso l’utilizzo di fibre naturali riciclabili; la durabilità, da garantire con tessuti resistenti a strappi e usura; l’innovazione a zero scarti. Quest’ultima è favorita da tecnologie come quella seamless, senza cuciture, quella flatknit, macchinari a tessitura piana, e la stampa 3D che permette di creare capi su misura e senza residui.
È facile intuire che la creatività non possa fare a meno di tecniche avanzate e, quindi, costose. «Lo scorso febbraio Materia Adapt ha debuttato alla Fashion Week di Milano con la presentazione dell’archivio: una rappresentazione a 360 gradi di ciò che è stato fatto fin dall’origine del progetto» racconta.
Strutturare un brand
«Ora vorrei sviluppare collezioni pensate davvero per il mercato, dal target fashion più classico a quello sport e performance. Ma non si può non parlare di soldi. Per strutturare un brand come il mio occorre una cifra compresa tra i 600.000 e i 3 milioni di euro. Per il momento mi sto autofinanziando grazie a consulenze creative».
I riconoscimenti non sono mancati. Francesco Saverio Matera è anche il vincitore del Camera Moda Fashion Trust Grant 2026, un premio di 70.000 euro da investire nella crescita e nello sviluppo del suo marchio. «Quando sono entrato tra i primi 10 candidati alla vittoria sono rimasto sorpreso. C’erano progetti molto più strutturati, alcuni avviati da tanti anni. Io ero appena uscito da un’esperienza aziendale ed ero a tempo pieno su Materia Adapt da soli 2 mesi. Ero quasi più un emergente che un finalista» ricorda.
Verso Los Angeles 2028
Vincere, dice, è stato il riconoscimento di una visione: «So di avere tra le mani qualcosa che può avere un forte impatto, perché risponde a un bisogno reale, a un vuoto di mercato che oggi non ha davvero concorrenti». Questa consapevolezza lo aiuta a mettere a fuoco anche i prossimi passi. Uno su tutti: arrivare preparato alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove vorrebbe affermare Materia Adapt come primo brand di riferimento nel mondo dell’adaptive fashion, sia sul fronte estetico sia su quello della performance. «Il mio sogno più grande è vestire una Nazionale, italiana o straniera, dalla testa ai piedi, prima, durante e dopo le gare» confida.
Nell’attesa si augura che le nuove generazioni di creativi siano sempre più sensibili al tema della moda adattiva, «perché sarebbe bello collaborare». Anche se la soddisfazione maggiore resta il ringraziamento e il riconoscimento di chi le sue creazioni le ha indossate, restituendo la prova evidente che possono davvero migliorare la vita di qualcuno. E che, ancora una volta, i vestiti sono molto più che agglomerati di stoffa.