L’idea di “bellezza” oggi è una voce in perenne aggiornamento e, nella sua mutevole forma, come nel suo crescente impatto, sta segnando in particolare la vita degli adolescenti. Lo sa bene Rosanna Catizzone, medico estetico e Segretario nazionale SIME, Società Italiana di Medicina Estetica, che a questo tema si dedica con tanta passione.

Rosanna Catizzone nella relazione con i pazienti si ispira a suo padre

La dottoressa (che all’anagrafe è registrata come Annarosa, , «era il nome della nonna paterna che mio padre ha voluto che avessi anche io ma a lui piaceva chiamarmi Rosanna e non è mai cambiato») spiega perché ha deciso di occuparsi del fenomeno. «Sono figlia di un medico condotto che nel paesino calabrese dove vivevamo metteva al primo posto la relazione col paziente. Quando ho deciso di seguire la strada della Medicina sapevo che avrei coltivato la sua stessa attenzione per le persone. Anche oggi, nel mio lavoro, cerco sempre di andare al di là delle richieste che mi fanno e spesso sono la prima a dissuadere i pazienti dal rifarsi, per esempio, le labbra».

Negli ultimi anni sono cambiate le richieste di chirurgia estetica

All’inizio della sua carriera – trent’anni fa – i problemi da risolvere come medico estetico avevano nomi come cellulite, gambe a colonna e culotte de cheval. Oggi le preoccupazioni sono orientate sulle modifiche di labbra, zigomi, naso, zampe di gallina, rughe della marionetta e sono in aumento le pazienti minorenni.

Le ragazze vogliono essere più alte, i ragazzi più muscolosi

«Il pensiero di confrontarci con i giovani per capire come fosse cambiata l’idea di bellezza è nato dieci anni fa con la SIME. Abbiamo realizzato un sondaggio nazionale nella fascia 14/18 anni coinvolgendo una docente di Psichiatria dell’università della Magna Grecia di Catanzaro e dalle oltre duemila risposte arrivate è emerso che l’ideale tra le ragazze non era più la magrezza ma l’altezza, per i ragazzi non più l’altezza ma la muscolarità».

Sono in aumento i giovani che si rivolgono a medici estetici

«Molti hanno confessato di essere stati spinti dai familiari a consultare i medici estetici che davanti ai loro disagi li avevano rassicurati sul fatto che in qualche modo si può sempre intervenire. Le prime chiedevano aiuti per la pelle, l’ipertricosi e la silhouette, i secondi per naso, orecchie a sventola e perché volevano liberarsi dalla peluria» racconta la dottoressa, che vive tra Catanzaro e Roma ed è mamma di Ramona, docente di Lettere in una scuola media di Taverna.

Rosaria Catizzone porta il suo messaggio nelle scuole

«Quando mia figlia mi ha parlato degli effetti positivi tra i suoi alunni della visita di un direttore delle carceri, ho subito pensato che dovevo anche io andare in mezzo a loro. Dovevo entrare in aula. A distanza di dieci anni da quel sondaggio ho ideato “Laboratorio di bellezza”, un progetto educativo rivolto alle scuole medie e superiori per scardinare gli stereotipi social legati a immagini filtrate e irrealistiche, contrastare la dismorfofobia e promuovere un benessere che integri aspetti interiori, emotivi e relazionali».

I giovani rispetto alla bellezza sono legati a tanti stereotipi

«Sono andata nelle classi della scuola di mia figlia per mostrare uno dei quadri esposti al Moba del Massachussetts, il museo dell’arte brutta, e poi quello della Venere di Botticelli. Ho parlato del Canone aureo seguito per creare un’ideale di bellezza universale nelle statue greche, e li ho sottoposti infine anche alla visione di star del passato come Alain Delon. Lui per loro non era bello, mentre lo era un cantante a loro noto. Quando ho fatto un laboratorio simile in una casa di riposo, gli anziani, invece, hanno giudicato belli anche personaggi che non conoscevano. I giovani sono più legati agli stereotipi nelle loro valutazioni, questa è la verità» aggiunge Rosanna Catizzone, coordinatrice delle sezioni locali del SIME con cui ha realizzato questo progetto.

Gli adolescenti si ispirano spesso a modelli estetici quasi impossibili

Lo scopo era introdurre messaggi estetici in controtendenza rispetto a quelli in voga sui social. L’avventura è stata sorprendente. «Entrando in aula ho scoperto che i ragazzi si ispirano alla perfezione, a modelli quasi impossibili, e sceglierebbero la medicina estetica per farsi solo un selfie più bello. Ho spiegato che in una ragazzina non hanno senso i filler perché la morfologia del viso cambia crescendo. Le tracce del filler restano e si sommano puntura dopo puntura nonostante il riassorbimento. Si crea quindi una modifica del profilo.

Rosanna Catizzone crede che la medicina estetica debba avere un approccio etico

Parlo con loro perché i loro occhi cercano conferme che devono arrivare da altri campi che non siano il corpo» dice la dottoressa, che è sostenitrice di un’idea di medicina estetica che sia anche etica.

Invita i giovani a puntare anche sulla postura e la gentilezza

Il progetto ha coinvolto le classi seconde di una scuola di Taverna, paese natale del pittore barocco Mattia Preti. «Ho detto che loro che erano nati nel paese di un artista come Preti dovevano tendere alla bellezza sapendo che la bruttezza in realtà non esiste. Molti rimanevano sconvolti davanti al mio ragionamento su quanto il garbo, la postura, la gentilezza, il portamento rientrassero nella bellezza».

I ragazzi si sono raccontati tramite autoritratti

Un disegno fatto da una ragazzina di seconda media nel progetto Laboratorio di bellezza della dottoressa Rosanna Catizzone
Un disegno fatto da una ragazzina di seconda media nell’ambiro del progetto Laboratorio di bellezza della dottoressa Rosanna Catizzone

«Ho chiesto infine a tutti di farsi degli autoritratti e di raccontarsi» speiga la dottoressa Catizzone. «Uno studente che si era disegnato sovrappeso con brufoli ha scritto: “Anche se non tutti mi apprezzano, io sono però un fiore che nasce ogni mattina”».

Il suo progetto sulla bellezza ha già coinvolto 400 ragazzi

«Dopo un anno sono ritornata nelle stesse classi per vedere cosa era cambiato tra i ragazzi che, a quel punto, erano in terza» aggiunge Rosanna Catizzone. «Ho chiesto di rappresentare una scena di bellezza e di cambiare la stessa in una di bruttezza. Per i ragazzi quest’ultima era identificata con la guerra e la violenza sulle donne. Sono venute fuori immagini forti che non mi aspettavo». Il progetto è stato esteso lo scorso anno alle scuole superiori di sette Regioni italiane con 400 ragazzi coinvolti.

Ha stimolato molte riflessioni sul body shaming

«Abbiamo parlato del body shaming e abbiamo chiesto dei feedback su whatsapp per rispondere alla domanda “Cos’è la bellezza per te?”. Una ragazza ha scritto: “Mi sono sentita molto brutta fino a oggi, ma qui ho capito che posso cambiare l’idea che ho di me stessa”. Un altro ragazzo ha commentato: “Mi sono reso conto di sedermi sempre in modo scomposto e questa cosa in effetti non mi rende bello”. Sono stati momenti importanti. Riflettere lo è, la bellezza è un concetto integrato fatto di tante cose ma questi ragazzi non lo sanno» precisa Rosanna Catizzone.

La dismorfofobia è in aumento sia tra i giovani sia tra gli adulti

«Sa cosa mi ha colpito? La dismorfofobia c’è sempre stata ma adesso è così diffusa tra giovani e adulti, che spesso persone che si rivolgono a me, poi vanno dallo psichiatra. Si tratta, in quei casi, non tanto di insoddisfazione per il disagio di una parte del corpo che non piace, ma di qualcosa con radici più profonde». Di lavoro da fare ce n’è tanto. Per questo il Laboratorio non si fermerà. «È riproposto anche per quest’anno in altre scuole di tutta Italia» conclude la dottoressa «e, dove sarà approvato, si farà».