Origini pugliesi, base a Roma, dove si è laureata, Fabrizia Frezza è un’architetta speciale. Insieme all’artista Felice Limosani ha appena firmato l’installazione Archetipi di pace in una chiesa del quartiere Chiaia per la rassegna Edit Napoli, che si è svolta dal 9 all’11 ottobre.
Fabrizia Frezza ha trasformato un castello in un borgo dell’ozio creativo
I suoi lavori – adesso sta curando il progetto di architettura delle Terme del Castiglione a Ischia – raccontano una storia voluta dal destino e iniziata in una data che non si può dimenticare. È l’8/8/88 e alle ore 8 Fabrizia, oggi 63 anni, inizia il suo primo progetto: la collaborazione con Gianni Quaranta, lo scenografo premio Oscar per Camera con vista. Poi è la volta di un castello medievale a Morgnano, su una collina a 8 chilometri da Spoleto. Lo butta a terra e lo ricostruisce interamente, trasformandolo in un luogo che ha tre funzioni: turistico-ricettiva, residenziale, artistico-culturale. Il risultato sarà, come lo hanno definito, il “borgo dell’ozio creativo”.
Riesce a intercettare al meglio la storia e lo spirito dei luoghi
Da allora, progetta alberghi, resort, negozi e ville di lusso, tra cui l’hotel Villa Cimbrone a Ravello, dove si è sposata Ilary Blasi. Ma soprattutto cerca sempre di intercettare il genius loci di un territorio, ovvero la storia, lo spirito. È così che dal suo studio, che è anche uno showroom incastonato dentro il Pastificio Cerere, ex opificio nel cuore di San Lorenzo, a Roma, Frezza è diventata la progettista che più di tutti ha lavorato su luoghi storici per aggiornarne lo stile in chiave contemporanea. Cresciuta negli hotel di famiglia, ha da sempre valorizzato la conoscenza del ramo alberghiero sino a renderla pilastro del suo lavoro.
Suo padre la voleva ingegnere, mentre lei si sognava scenografa
Era quello che voleva fare da grande la Fabrizia bambina?
«Sono figlia di un architetto che sperava per me un futuro nell’ingegneria. In realtà, un po’ ingegnere lo sono, ma alla fine ho sempre desiderato seguire le orme di mio padre. Oggi progetto i luoghi, ma faccio anche altro: l’interior designer e la designer di prodotto».
Ha iniziato con Gianni Quaranta, che però è uno scenografo.
«Sì, mi sono presentata perché all’inizio volevo fare la scenografa, ma Gianni cercava un architetto e ho cominciato così. Poi ho anche seguito con lui i lavori per la villa di Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio dei ministri».
Il lavoro che l’ha lanciata nel mondo è il Capri Palace di Anacapri, un hotel cinque stelle lusso.
«Avevo 33 anni e mi sono trasferita a vivere lì. Quando me l’hanno affidato, l’ho ristrutturato creando delle colonne panciute in stile boteriano, volte e archi. Alla fine, sembravano tutti elementi che già esistevano. Anche la pietra usata per il pavimento sembra antica, in realtà è un cocciopesto che ho lavorato a mano con l’artigiano. Ho trasformato un albergo in una destination. È quello che si fa oggi: ideare un ambiente che offre servizi e attività che ti invogliano a restare non solo per dormire ma anche durante il giorno. Il Capri Palace è diventato subito un unicum e per l’isola è stata una rivoluzione: fino ad allora l’ospitalità era gestita dai locali, poi sono arrivate le catene straniere. A distanza di 30 anni quell’albergo è ancora contemporaneo».
Come salva l’anima dei luoghi mentre li reinventa?
«Mi sono laureata in Restauro: quando entro in un edificio, mi muovo in punta di piedi. Valorizzo gli elementi storici e, per renderli contemporanei, punto sulle forme e i colori degli arredi che disegno io. Credo che il classico reinventato nella contemporaneità sia qualcosa che dura per sempre».
Che futuro ha l’architettura?
«Oggi viviamo immersi in un’atmosfera più “artistica” di un tempo. Con Pinterest e Instagram tutti possono coltivare la bellezza: è una visione accessibile e gratuita. E poi ci sono tanti giovani colleghi in cui credo. I 12 collaboratori del mio studio hanno un’età che va dai 25 ai 40 anni. Con loro ho realizzato il mio nuovo progetto».
Il suo ultimo progetto non è una villa ma un magazine
Una villa?
«No. Un magazine che è anche e-commerce: i mobili disegnati da giovani architetti e realizzati dagli artigiani si possono acquistare. Si chiama Parallelismi e l’ho creato con mia figlia, Alessandra Coccia, che sta per laurearsi al Politecnico di Milano. A lei ho delegato la creazione del sito: non è un gesto da poco, perché – lo devo ammettere – sono un’accentratrice».
È anche una che lavora fianco a fianco con gli artigiani.
«Quando posso, sempre. Adoro le maestranze, cerco pezzi unici anche se imperfetti, l’importante è che arrivino dalle mani dell’artigiano. È tutto ciò che, con la sua produzione massificata, l’Intelligenza artificiale non potrà mai riprodurre».
È felice di poter lavorare con sua figlia
Perché Parallelismi?
«Perché io e Alessandra abbiamo due linee autonome di lavoro, che procedono senza confondersi. La divergenza generazionale oggi si è ridotta grazie ai social, ma la cosa bellissima è che si può andare avanti insieme grazie al confronto».
Come nasce un progetto nella sua testa?
«Ovunque. Anche quando sono in macchina. Una volta, erano gli anni ’90, guardando un finestrino ho progettato una finestra a nastro».
Cosa vorrebbe fare in futuro?
«Le stesse cose di oggi, ma solo quelle che mi divertono. Creare è la mia vita. E poi vorrei continuare a lavorare con mia figlia, è bellissimo».
Piano B, invece?
«Viaggiare più di quanto non faccia adesso. Magari in barca, dove posso portarmi tutto, e fare il giro del mondo».
Con il suo restyling il Capri Palace è diventato il cinque stelle di lusso più chic dell’isola, meta di principi, banchieri e industriali. Da allora lei ha lavorato moltissimo sulla Costiera amalfitana: dal Miramalfi al Furore Grand Hotel. Sembra quasi la sua seconda casa.
«Amo frequentare i posti di mare, in effetti: soprattutto in inverno, quando sono deserti e abbandonati».
Un sogno nel cassetto?
«Spostarmi “in alto” e progettare il mio primo albergo di montagna».