Mettere il lavoro in stand by per occuparsi di un figlio, di un genitore anziano o di un familiare ammalato è una scelta che in Italia riguarda soprattutto le donne: sono il 75% dei caregiver nel nostro Paese, secondo l’Istat.

E, quando provano a riaffacciarsi sul mercato professionale, quella pausa appare come un’onta da nascondere o da giustificare. Succede nonostante i periodi di inattività – i famigerati “buchi” sul curriculum – rappresentino ormai quasi la normalità: secondo la piattaforma di lavoro LiveCareer, nel 2025 in Italia solo una persona su due poteva vantare un percorso di carriera lineare. Ecco perché bisogna ribaltare la prospettiva: il buco nel c.v.non va percepito più come un vuoto, ma come uno spazio da valorizzare.

L’esigenza di un approccio diverso

Da questa consapevolezza è nato Nuova chance per i talenti femminili di Milano, un progetto di riqualificazione professionale promosso dal Comune di Milano insieme alla CCI France Italie (la Camera di Commercio francese in Italia) e ad AFOL Metropolitana, nell’ambito del Patto per il Lavoro.

L’iniziativa ha coinvolto 30 donne rimaste senza occupazione, offrendo loro un percorso di orientamento, formazione e mentoring tra ottobre 2025 e febbraio 2026 con il supporto diretto delle aziende.

«L’Italia è all’85° posto nel Global Gender Gap Index del World Economic Forum, dopo Nicaragua, Costa Rica, Namibia e Ruanda» ricorda Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e Politiche del lavoro del Comune di Milano. «E anche in una città relativamente “virtuosa” come Milano, dove l’occupazione femminile è circa 10 punti sopra la media nazionale, persistono divari legati al part-time involontario e al salario».

Dopo la pandemia, osserva l’assessora, «l’80% delle persone che hanno lasciato il lavoro erano donne. Solo a Milano parliamo di circa 5.000 casi». Da qui l’idea di contattarle e proporre loro un percorso di formazione e reinserimento. La risposta non si è fatta attendere: oltre 500 candidature, da cui sono state selezionate 30 partecipanti, di varia età, storia professionale e nazionalità.

Le artefici del progetto “Nuova chance per i talenti femminili di Milano”. Da sinistra, Chiara Lattuada, responsabile dei Club Tematici di CCI France Italie; Greta Salina, Direttore Marketing e Affari Pubblici di CCI France Italie; Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano; Orsola Razzolini, presidente di AFOL Metropolitana.
Le artefici del progetto Nuova chance per i talenti femminili di Milano. Da sinistra, Chiara Lattuada, responsabile dei Club Tematici di CCI France Italie; Greta Salina, Direttore Marketing e Affari Pubblici di CCI France Italie; Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano; Orsola Razzolini, presidente di AFOL Metropolitana.

Le nuove competenze acquisite

Il percorso è stato costruito insieme a 13 aziende franco-italiane, tra cui Adecco Italia, Crédit Agricole Italia, Edison, Havas PR, Pierre Fabre, TotalEnergies e Veolia Italia. Le partecipanti hanno lavorato su bilancio delle competenze, revisione del c.v., personal branding, LinkedIn e simulazioni di colloquio, affiancate da mentor aziendali.

«L’idea era far entrare queste donne nelle imprese e metterle in contatto con i professionisti delle risorse umane» spiega Chiara Lattuada di CCI France Italie. Arrivavano da ambiti diversi – dalla moda alla comunicazione, dal marketing al back office – ma tutte avevano lasciato una carriera già avviata per dedicarsi alla famiglia.

«Il lavoro di cura sulle spalle delle donne è spesso invisibile e poco riconosciuto» aggiunge Lattuada «e diventa penalizzante quando si prova a rientrare nel mercato del lavoro». Eppure quelle stesse esperienze sviluppano capacità organizzative, gestione delle priorità, resilienza. «Le aziende hanno potuto constatare da vicino quanta energia e quante competenze ci siano in persone che magari non hanno avuto percorsi lineari e che in altre occasioni si sarebbero probabilmente lasciate sfuggire».

L’ostacolo mentale da superare: le storie di Milena e Alessandra

Milena Giusto, 43 anni, una delle partecipanti al percorso, ha lavorato a lungo nella moda, fino a ricoprire un ruolo manageriale.

Poi, due anni fa, ha deciso di lasciare il lavoro per assistere un familiare. «Avevo più tempo per riflettere, nascevano idee ma anche dubbi» racconta. «Un peso silenzioso era il pensiero di come gli altri avrebbero interpretato quella pausa dal lavoro. In che modo giustificare il mio ritiro?».

Quando ha saputo del progetto del Comune di Milano, ha avuto la sensazione che parlasse anche a lei. «Mi ha aiutata a riscoprire e valorizzare le mie competenze, restituendomi fiducia e consapevolezza. Ho capito che il mio non era un vuoto da giustificare, ma un tempo che mi ha permesso di cambiare e rafforzarmi».

Per Alessandra Nacci, 52 anni, il punto di svolta è arrivato dopo una pausa ancora più lunga. «Ho lavorato per 15 anni in una multinazionale nel settore finanziario, poi 11 anni fa ho lasciato il lavoro per dedicarmi a mio figlio, nato con una patologia rara» dice.

«Nonostante mio marito e io fossimo nella stessa azienda, lui guadagnava più di me e dunque ci sembrava logico che fossi io a fermarmi». In tutti questi anni, però, Alessandra ferma non lo è stata mai: ha frequentato corsi artistici, collaborato con associazioni e con la comunità scolastica. «Sono stata psicologa, medico, tassista… E ho lavorato gratis» ricorda sorridendo. «A un certo punto mi sono chiesta: perché non trasformare tutte queste esperienze in qualcosa di concreto?».

Il valore dell’esperienza

Un messaggio importante arriva dalle aziende coinvolte. «Il caregiving non dovrebbe essere visto come un vuoto» spiega Valentina Roticiani, capo della comunicazione di TotalEnergies. «È un periodo in cui si sviluppano competenze concrete: gestione del tempo, problem solving, empatia, capacità organizzative. Soft skills che, paradossalmente, nelle aziende si imparano con corsi ad hoc».

Durante il progetto le Hr hanno lavorato con le partecipanti su come riconoscere e raccontare in modo propositivo l’esperienza acquisita lontano dal lavoro. I primi risultati sono stati incoraggianti: l’80% si sente più consapevole delle proprie competenze, metà ha già inviato nuove candidature e alcune hanno sostenuto colloqui o avviato collaborazioni. Il cambiamento più significativo è stato però lo stesso per tutte: aver trasformato una pausa necessaria da ostacolo a risorsa, per sé e per gli altri.

Nuova chance per i talenti femminili di Milano: l’appuntamento

Il percorso Nuova chance per i talenti femminili di Milano si conclude il 30 marzo con un Job Day dedicato alle donne. L’evento si svolge a BASE Milano e riunisce le aziende coinvolte, dando un’occasione concreta di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Oltre alle 30 partecipanti al programma di upskilling lanciato dal Comune, potranno prendervi parte le altre 500 che si sono candidate all’apertura del bando a settembre 2025. Obiettivo: ampliare le opportunità di reinserimento professionale e rafforzare il dialogo tra imprese e talenti femminili.