L’Unione Industriali Torino, che il 19 ottobre ha in programma l’Assemblea pubblica dei soci, nel 2026 festeggia i 120 anni. Nata nel 1906 con il nome di Lega Industriale, è stata il fulcro da cui si è poi sviluppata la Confederazione Generale dell’Industria Italiana, Confindustria.
L’Unione Industriali Torino abbraccia tanti settori dal tessile alla robotica
Ampio lo spettro dei settori che rappresenta: a quelli storici dell’industria torinese (metalmeccanica, tessile, chimica, grafica) nel corso degli anni si sono aggiunti tutti i comparti produttivi di beni e di servizi (turistico e alberghiero, logistica e trasporti, energia), fino a quelli più avanzati (robotica, aerospaziale, digital technologies, terziario innovativo). Le imprese iscritte sono oltre 2.300, per un totale che supera i 120.000 dipendenti. Qui di seguito i consigli per aspiranti imprenditrici dati da 6 donne che hanno occupato od occupano ruoli di vertice nelle loro aziende e nella stessa associazione di industriali.
Licia Mattioli è stata la prima donna presidente dell’Unione Industriali Torino
Amministratrice delegata di Mattioli S.p.A., dal 2012 al 2016 è stata presidente di Unione Industriali Torino, prima donna nella storia a guidare l’Associazione, così come accaduto con l’elezione alla presidenza di Federorafi nel 2011. Avvocato per formazione, imprenditrice per vocazione, è Cavaliere del Lavoro e Commendatore. È stata vicepresidente di Confindustria con delega all’Internazionalizzazione e attrazione investimenti ed è oggi la presidente della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino e della Fondazione Ordine Mauriziano.
Secondo lei occorre potenziare gli aiuti per le attività guidate da donne
Come si può favorire e sostenere l’imprenditoria femminile?
«Per favorire l’imprenditoria femminile è fondamentale lavorare sulla conciliazione tra vita professionale e personale: la vera differenza, per chi guida un’impresa, è poter dedicare tempo ed energie al proprio progetto con la necessaria serenità. Sono inoltre importanti incentivi e agevolazioni dedicate, come quelle promosse dalle Camere di Commercio, che possono sostenere concretamente la nascita e lo sviluppo di nuove attività al femminile».
Per diventare imprenditrice sono cruciali impegno e passione
Quali consigli darebbe alle giovani donne che desiderano intraprendere un percorso imprenditoriale?
«Il consiglio che darei alle giovani donne, ma non solo, che vogliono diventare imprenditrici è credere nelle proprie capacità e non arrendersi davanti alle difficoltà. Con impegno, determinazione e passione anche gli obiettivi più ambiziosi possono diventare realtà. È importante, inoltre, non sentirsi parte di una categoria diversa: l’imprenditore non ha genere, contano le competenze, la visione e la capacità di realizzare le proprie idee».
Giorgia Garola ha affrontato pregiudizi nell’azienda di famiglia

Giorgia GAROLA Amministratrice delegata di Scam, impresa del settore metalmeccanico, ricopre all’interno dell’Unione Industriali Torino il ruolo di vicepresidente con delega all’internazionalizzazione e all’attrazione di investimenti esteri, nonché quello di presidente del gruppo AMMA. È inoltre presidente di Ceipiemonte – Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte.
Qual è la principale sfida che ha affrontato nel suo percorso imprenditoriale?
«Ho affrontato un passaggio generazionale molto faticoso, perché il fondatore, mio padre, non voleva lasciare l’azienda a una donna, anche se già lavoravo con lui da tanti anni. Sono molto orgogliosa di dire che ho ereditato l’impresa 8 anni fa, cominciando un percorso di ristrutturazione e innovazione. Oggi, nonostante il periodo pandemico e le condizioni in cui sono subentrata, siamo una realtà sana e solida che vuole crescere e sviluppare nuovi mercati e nuovi prodotti».
Per promuovere i business al femminile serve maggior accesso al credito
Come si può favorire e sostenere l’imprenditoria femminile?
«Ritengo che maggiori attività di orientamento nelle scuole e un dialogo sempre più fitto tra mondo accademico e mondo dell’impresa non possa che giovare a entrambe le parti. Inoltre, è necessario investire maggiormente in formazione e informazione per le giovani donne su temi STEM e sulle materie relative al digitale, alla finanza e all’accesso al credito. Infine, intensificare il dialogo e le occasioni di networking tra donne nel business può contribuire alla creazione di un “ecosistema” aperto e inclusivo e a un’esperienza di ascolto e di scambio reciproco».
Erica Azzoaglio dedica molte attività alla formazione dei giovani

Erica Azzoaglio Presidente del CdA di Banco Azzoaglio, una delle realtà più antiche del credito piemontese, è alla guida del Gruppo Credito Finanza Assicurazioni dell’Unione Industriali Torino. Molti i ruoli ricoperti all’interno dell’istituto di credito di famiglia, di cui rappresenta la quarta generazione: dalla contabilità e finanza al servizio legale, alla direzione commerciale. Attenta alle tematiche ESG, ha dato vita alla Fondazione Azzoaglio Best Education, nata per sostenere il tessuto sociale e la formazione dei giovani.
Bisogna restare autentiche senza imitare modelli altrui
Quali consigli darebbe alle giovani donne che desiderano intraprendere un percorso imprenditoriale?
«Direi loro di non cercare scorciatoie né etichette, ma competenza, preparazione e credibilità. Ho lavorato per molti anni in un settore con poche donne ai vertici: questo mi ha insegnato che il rispetto si conquista con i fatti. Essere donna può significare portare uno sguardo diverso, spesso più attento alle persone e alle relazioni, senza rinunciare alla capacità di decidere. La vera sfida è restare autentiche, senza imitare modelli altrui».
L’impresa deve coniugare responsabilità e innovazione
Quali sono le sfide più importanti che gli imprenditori dovranno affrontare nei prossimi anni?
«Vivremo una fase in cui “cambiamento” sarà la parola chiave: innovazione tecnologica, Intelligenza artificiale, transizione energetica e nuovi equilibri geopolitici imporranno scelte rapide. Ma la vera sfida sarà governare questi cambiamenti senza perdere la centralità delle persone. Le imprese che sapranno coniugare innovazione, solidità e responsabilità saranno, penso, quelle più competitive. La finanza dovrà essere un alleato stabile di questa trasformazione».
Per Gabriella Bocca fare l’imprenditore richiede coraggio e curiosità

Gabriella Bocca è Ceo e direttrice commerciale di Lamebo, realtà manifatturiera specializzata nella produzione di lame a spaccare con clienti in 104 Paesi nel mondo, è vicepresidente dell’Unione Industriali Torino con delega all’Europa, mentre in passato ha presieduto Piccola Industria di Confindustria Piemonte e Assomac ed è stata vicepresidente di Fidapa.
Qual è la principale sfida che ha affrontato nel suo percorso imprenditoriale?
«Ogni giorno in azienda è per me una nuova sfida: fare l’imprenditore e guidare l’azienda, ricoprendo nel contempo ruoli associativi e di rappresentanza, richiede determinazione, coraggio, competenze e obiettivi chiari, tanta responsabilità e curiosità. Sono un’imprenditrice con una forte vocazione all’export, un privilegio che mi permette di entrare in contatto con nuove realtà, fissare nuovi obiettivi, crescere personalmente e professionalmente. Ogni giorno mi metto in ascolto e imparo: dal mercato, dai clienti, dai miei collaboratori e dai colleghi imprenditori».
Vanno ancora abbattuti tanti sterotipi di genere
Quali sono le sfide più importanti che gli imprenditori dovranno affrontare nei prossimi anni?
«Fare impresa è un lavoro bellissimo ma impegnativo, che ha un unico obiettivo: creare benessere per l’azienda, per i collaboratori e le loro famiglie, per il territorio, contribuendo a costruire un futuro migliore per la comunità. Oggi l’instabilità e le crisi sono la nostra prova quotidiana. Per il futuro sarà necessario saper interpretare il cambiamento, adattarsi e innovare, superando gli stereotipi di genere e puntando sempre più sulle competenze e sul merito».
Simona Radicci per guadagnarsi la fiducia dei suoi interlocutori ha puntato sulle competenze

Simona Radicci è proprietaria di Caseificio Pugliese F.lli Radicci S.p.A., storica realtà agroalimentare in cui convivono le tradizioni produttive d’eccellenza della Puglia e del Piemonte, è la presidente dell’Associazione Industrie Alimentari dell’Unione Industriali Torino.
Qual è la principale sfida che ha affrontato nel suo percorso imprenditoriale?
«La mia sfida più grande è sempre stata abbattere gli stereotipi e vincere certi retaggi culturali: osare, andare controcorrente e dimostrare il mio valore in contesti dove spesso serve uno sforzo in più per essere considerate all’altezza. Ho affrontato resistenze sia in famiglia sia nel mondo del lavoro. Quando ho iniziato, a 25 anni, la vera prova è stata guadagnarmi la fiducia di interlocutori più maturi, dimostrando sul campo la solidità delle mie competenze».
Il consiglio per le giovani è di investire sulla propria formazione
Quali consigli darebbe alle giovani donne che desiderano intraprendere un percorso imprenditoriale?
«Il consiglio che sento di dare è di pensare sempre “out of the box”, senza fermarsi alla superficie. Non bisogna mai smettere di essere curiosi: per fare la differenza occorre studiare i problemi a fondo, curare i dettagli e non lasciare mai nulla al caso. In un percorso professionale si incontrano inevitabilmente degli ostacoli, ma la chiave è non mollare, continuare a investire sulla propria formazione e, soprattutto, credeè conre con totale decisione nel proprio valore e nelle proprie idee».
Anna Ferrino è a capo di un’impresa leader nel mondo dell’outdoor

Anna Ferrino è la direttrice generale di Ferrino & C. S.p.A., azienda nata nel 1870 e divenuta brand leader nel mondo dell’outdoor che nel 1906 partecipò alla fondazione della Lega Industriale, l’attuale Unione Industriali Torino. È Cavaliere del Lavoro e nel 2024 l’ADI l’ha insignita del Compasso d’Oro alla carriera. Già vicepresidente dell’Unione Industriali Torino, è oggi la vicepresidente della Fesi, nonché consigliera di amministrazione di Assosport.
Per favorire le imprese al femminile serve molto più supporto per la genitorialità
Come si può favorire e sostenere l’imprenditoria femminile?
«Serve un ulteriore cambiamento culturale e un considerevole miglioramento del supporto alla genitorialità. I congedi parentali hanno migliorato leggermente la situazione, ma il tema degli asili resta irrisolto. Molta dell’imprenditoria femminile è ancora legata ad attività di piccola dimensione e a precisi ambiti (cura, ospitalità, ristorazione). Occorre quindi lavorare per stimolare ulteriori iniziative imprenditoriali facilitando la burocrazia e l’accesso al credito. E bisogna ridurre le barriere gerarchiche e di genere. Investire in leadership inclusive significa garantire che il talento sia riconosciuto ovunque, permettendo alle donne di affrontare con più serenità i percorsi di carriera».
L’impresa deve creare profitto ma anche valore condiviso
Quali sono le sfide più importanti che gli imprenditori dovranno affrontare nei prossimi anni?
«La sfida principale è la trasformazione verso “modelli di ecosistema” dove l’impresa crea valore condiviso oltre il profitto. Occorre quindi coniugare sostenibilità e know-how con mercati molto mutevoli, preservando l’etica aziendale. L’adozione dell’AI diventa imprescindibile e va affrontata non solo per ottimizzare i processi, ma come leva strategica per analisi predittive e personalizzazione dell’offerta. L’imprenditore dovrà guidare questa trasformazione digitale con umanità, mantenendo il focus sulla qualità e sui propri valori e preservando il capitale umano e aziendale».