Con l’inizio delle scuole in alcune regioni d’Italia i social sono tornati a riempirsi di scatti di bambini e ragazzi, postati da genitori orgogliosi della loro prole, con indosso grembiulini, zaini in spalla, ma soprattutto sorrisi stampati sul volto, più o meno spontanei. Sorrisi, appunto, che significa volti in bella mostra sulle bacheche delle piattaforme e potenzialmente in tutto il web. Come se la questione dei siti sessisti non fosse bastata alle madri e ai padri, e come se il monito del Garante della Privacy ai genitori, a non pubblicare foto indiscriminatamente, fosse caduto nel vuoto. Eppure qualche segnale di controtendenza arriva e, a sorpresa, viene dai vip. Gli stessi che fino a ieri erano i principali fautori dello sharenting.
Troppe foto dei figli sul web
«Foto e video con in primo piano il loro viso e sullo sfondo la targa della scuola che frequentano faranno il giro del mondo e saranno, per sempre, a disposizione di miliardi di persone». Così Guido Scorza, avvocato e componente del Garante della Privacy, in una lettera aperta pubblicata su StartupItalia alla vigilia del primo giorno di scuola. Una lettera che fa riferimento alle immancabili foto scattate dai genitori per essere postate sul web, senza pensare che possano essere intercettate da quelli che Scorza chiama «mostri, capaci di «presentarsi davanti a scuola dei nostri figli o di intercettarli online per adescarli».
Il monito del Garante
Come ricorda Scorza, si tratta di persone pronte «a utilizzare quelle foto per generare, grazie ai nuovi servizi basati sull’intelligenza artificiale, ogni tipo di materiale pedopornografico da distribuire nei mercati internazionali». Uno scenario molto più concreto e soprattutto frequente di quanto non si possa pensare. Lo sanno bene i vip, quei personaggi famosi che – almeno fino a poco tempo fa – erano i primi a mostrare i figli sui propri account, diventando di fatto i maggiori attori dello sharenting.
Il dietrofront dei vip
Eppure qualcosa sta cambiando e non è solo l’effetto dell’inchiesta sui siti sessisti, perché qualche influencer, attrice, cantante, ecc. ha iniziato non solo a smettere di condividere momenti di vita familiare con i propri followers, ma persino a rivolgersi a professionisti di cybersicurezza per accertarsi che le foto già postate dei figli non fossero finite su siti “inappropriati”. «Capita di frequente soprattutto a personaggi vip. A noi si sono rivolti, per esempio, alcuni personaggi famosi i cui figli si sono ritrovati in corpi che non sono i loro, in filmati pedopornografici», testimonia Riccardo Meggiato, Consulente in informatica forense e cybersecurity, CEO di MeggiatoLab.
Cristina Chiabotto dice no alle figlie sui social
«Quando ho vinto Miss Italia, i social non c’erano: io ci lavoro, con i social, però possono essere anche pericolosi e ferire. Da mamma vorrei evitare che le mie figlie soffrissero per qualche commento o giudizio negativo. Quando pubblico foto di casa e di famiglia, copro sempre il volto delle bambine. Non lo faccio per manie di grandezza, da famiglia reale, ma per proteggerle», ha dichiarato Cristina Chiabotto in una recente intervista. Ma non si tratta dell’unico caso. D’altro canto i rischi di finire vittime nel Deep nude è molto elevato.
Quando l’AI “spoglia” bambini e adulti
Come racconta ancora Meggiato, «Un paio di soubrette ci hanno chiesto aiuto scoprendo le immagini dei loro bambini online. Francamente spero che il caso dei siti sessisti sia di monito, soprattutto per gli adulti». Proprio indagando su Phica.eu e sul gruppo Facebook “Mia moglie” sarebbe emerso che tra le foto destinate a utenti adulti, sarebbero finiti anche scatti di minori. Questi, così come chiunque, può anche essere di fatto “spogliato” con l’AI: è il fenomeno del Deep nude, che ormai è alla portata quasi di tutti, non necessariamente di hacker informatici. «Oggi pubblicare immagini di bambini è semplicissimo per chi ha un po’ di dimestichezza con la tecnologia digitale», conferma Meggiato.
Genitori orgogliosi, anche se postare foto sui social
Da qui l’invito di Scorza ai genitori a non postare foto dei figli online: «Pensiamoci due volte. Magari condividiamo quella foto con amici e parenti attraverso le app di messaggistica o, meglio ancora, mostriamogliela sul nostro smartphone». Secondo il Garante, infatti, «non c’è soddisfazione del nostro orgoglio di mamme e papà che valga i rischi ai quali esponiamo i nostri figli sbattendone online le foto del primo giorno di scuola». Una considerazione condivisa dagli addetti ai lavori, anche alla luce del fatto che rimanere vittime di pornografia è facile anche per gli adulti.
Il caso: lo shock di trovarsi su siti pornografici
Il caso del gruppo “Mia moglie” e della piattaforma Phica.eu sono emersi solo negli ultimi giorni, ma la realtà è che esistono da tempo e si aggiungono ad altri analoghi. Come racconta ancora Meggiato, «Noi stessi, qualche anno fa, siamo incappati in Phica.eu quando una cliente che si era rivolta a noi dopo aver saputo che alcune sue foto vi erano finite all’interno, ovviamente a sua insaputa e senza il suo consenso. Lo aveva scoperto in modo fortuito: aveva partecipato alle selezioni di Miss Italia e, una volta arrivata alle fasi finali, si era vista escludere perché l’organizzazione aveva individuato alcuni scatti – definiti “disinibiti” – online. Ma lei non aveva postato nulla volontariamente. Avevamo poi accertato che erano appunto state pubblicate sul quel forum», racconta Meggiato.
Come proteggersi?
La domanda, dunque, è come proteggersi per evitare spiacevoli sorprese. «È pressoché impossibile proteggere le proprie immagini al 100% – sottolinea Meggiato – negli anni si sono fatti diversi tentativi, provando soprattutto con codici che fungono da fingerprint, da impronte digitali di una foto, e che quindi dovrebbero consentire di individuare un proprio scatto. Il problema è che i cellulari salvano le foto in JPG, un formato universale, e nel momento in cui un’immagina abbandona il nostro smartphone per essere inviata a qualcuno o postata online, di fatto non è più nostra». Anche rintracciarla in rete è difficilissimo: «Se si tratta di vip, che hanno tratti ben distinguibili, è un po’ più facile, altrimenti è quasi impossibile: molti siti hanno password di protezione: si dovrebbe chiedere ogni volta l’autorizzazione al magistrato, il che non è sostenibile», conclude l’esperto.