«Il futuro dell’Italia dipende dalle donne, e segnatamente dalle donne lavoratrici. Questa deve essere la nostra priorità». Così diceva la Presidente del Consiglio all’ultimo congresso Uil e sottolineava la centralità della famiglia «prima forma di welfare della nostra società».
Il valore del lavoro di cura
Infatti, nel Paese più vecchio d’Europa le famiglie sopperiscono alle carenze dei servizi pubblici e si accollano il peso crescente della cura di minori e anziani. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha proprio calcolato il peso (quindi anche il costo) di questo lavoro di cura: «Nel 2022, il lavoro di cura non retribuito in Italia è stato di circa 66 miliardi di ore, per un valore vicino a 473,5 miliardi di euro».
Il Fondo Inps per casalinghe e casalinghi
Una fatica sbilanciata poiché «grava per due terzi sulle spalle delle donne, con conseguenze sulla loro partecipazione al mercato del lavoro, la qualità dell’occupazione e il pieno esercizio dei loro diritti». Un regalo invisibile allo Stato, che risparmia miliardi. Lo aveva capito nel 1972 il Collettivo Internazionale Femminista che con la campagna Salario al lavoro domestico intendeva smascherare questo sfruttamento e ridefinire i rapporti di genere. Altre battaglie, condotte da Federcasalinghe, hanno portato al Fondo Inps per le Casalinghe e i Casalinghi, spesso criticato perché trasferisce l’onere previdenziale sulle persone a cui è destinato.
Pagare le donne per il lavoro di cura: l’esempio indiano
Eppure, retribuire la cura non è un’utopia. Lo dimostra Prabha Kotiswaran, docente di Diritto e giustizia sociale al King’s College che, a partire dal 2020, ha studiato i trasferimenti monetari incondizionati in favore di 118 milioni di donne, adottati in 12 Stati dell’India. Queste politiche, che pur presentano delle criticità, hanno contribuito a migliorare lo status delle donne che li percepiscono, spiega Kotiswaran nel suo studio appena pubblicato. Si dice che l’amore non ha prezzo, ma ha certamente un costo ed è ora di dargli un valore concreto.