Amanda a 20 anni, poi al liceo, minorenne. Poi con un’amica, con la mamma, con le compagne di Pole Dance. Tutte queste foto sono finite sul sito Phica.eu che ora, come sappiamo, è stato chiuso. Chiuso dopo 20 anni, poco meno che gli anni di Amanda.
Amanda Campana come tantissime altre donne
E in tutti questi anni, centinaia, migliaia di donne inconsapevoli come lei sono finite nel setaccio dei guardoni da tastiera e in questo calderone di porno inutile: con la sovrabbondanza di contenuti sul web, per tutti ma proprio tutti i gusti, che bisogno c’è di produrne altri rubandoli? «È proprio questo che eccita ancora di più: prendere le immagini altrui, infilarsi nelle nostre vite e manipolarle a proprio piacimento, per il puro gusto del potere, del dominio sul corpo delle donne» dice Amanda Campana che, come attrice, lavorando molto sulla propria immagine, ha una sovrabbondanza di materiale pubblico. Tutto da saccheggiare e godere, condividendo con altri guardoni del web.
Amanda Campana: «Mi sentivo una di loro»
Già, perché questa pare proprio un’attività ad alto tasso di gradimento, visto che sul sito Phica.eu c’erano 700 mila iscritti. Dove sono migrati adesso questi uomini che pensano di giocare, e invece violentano tante, tantissime donne? Li ritroveremo chissà dove, magari tra altri 20 anni, quando il loro testosterone sarà ancora lì pronto per farsi risvegliare. «Mi sono dovuta iscrivere al sito, loggarmi e lasciare i miei dati. È stato umiliante» racconta Amanda Campana. «Mi sentivo quasi una di loro e l’ho fatto per cercare non solo me, ma anche tante mie amiche e colleghe. Purtroppo ci siamo trovate in tante, troppe».
L’oggettificazione anche solo di un viso
Confermo che anch’io mi sono cercata, quando il sito si poteva ancora navigare, nella categoria giornaliste. Ma evidentemente non sono così famosa, o appetibile. Le vip hanno molto più appeal anche se poi, a ben guardare, le donne comuni che ho visto anche io erano moltissime. «Hanno rubato perfino foto del mio viso: mi sono sentita oggettivata nel modo più banale. E mi sono anche sentita in colpa per aver messo in pericolo pure le mie amiche, addirittura mia mamma, che era con me in alcune foto» dice Amanda. «La cosa sconcertante è che se una donna come la maestra, ormai famosa, apre un profilo OnlyFans, tutti sappiamo chi è, mentre queste migliaia di uomini – migliaia – resteranno sconosciuti. E impuniti».
La denuncia serve a far partire le indagini
Una strada però c’è. Sarebbe importante capire se i dati del sito sono stati salvati dalla polizia perché, una volta chiuso, non si possono più rintracciare gli iscritti. «Se la polizia ha cristallizzato i dati e salvati in formato forense, la denuncia in questi casi serve» spiega l’avvocata Marisa Marraffino, esperta in diritti digitali «perché i reati di revenge porn (diffusione illecita di immagini altrui) e diffamazione (i commenti) sono perseguibili a querela: occorre denunciare per far sì che si aprano le indagini. In questo caso le semplici segnalazioni sui social e le denunce (dalle politiche come Valeria Campagna, Alessandra Moretti, Alessia Morani e Lia Quartapelle alle influencer e attrici) sono servite a far chiudere i sito.
Tutto questo purtroppo si ripeterà in altri siti, altre piattaforme, com’è accaduto per il gruppo Facebook Mia moglie, i cui iscritti sono migrati su Telegram. «Io sono stufa, stanca di dovermi sentire responsabile per il male che gli uomini fanno alle donne. La colpa non è nostra. Non è nostra se pubblichiamo foto sui social che vengono poi sessualizzate» dice Amanda.
Cosa puoi fare con le foto sui social
La polizia postale comunque consiglia di restringere il più possibile la privacy, mettere l’autenticazione a due fattori ed evitare di fare sexting. Se possiedi delle foto sul tuo cellulare, puoi sempre bloccare la possibile diffusione: fai login sul sito del garante per la privacy (garanteprivacy.it) e carica la foto. Il sito ne registra il codice e la blocca quando qualcuno cerca di caricarla sul web.
Stesso principio per il sito https://stopncii.org/, altro strumento gratuito a cui aderiscono molti partner (tra cui Facebook Instagram e TikTok, gli stessi poi che censurano i nudi nelle locandine delle mostre, ma impiegano ua settimana a chiudere il gruppo Facebook Mia moglie).