Anna Riccardi parla di Olimpiadi come altri parlano di casa. Le conosce in ogni dettaglio: i corridoi silenziosi dei villaggi, le tabelle orarie che si espandono come mappe, le riunioni che iniziano presto e finiscono tardi, i mille equilibri invisibili che fanno funzionare un evento grande quanto un Paese. Da quattro anni è la Sport Director del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, il cuore pulsante dell’organizzazione sportiva. Una vita dentro lo sport mondiale — World Athletics, CONI, Europei, Mondiali, task force, giurie d’appello — che oggi converge nella responsabilità più complessa e affascinante di tutte. «È un lavoro complesso» riconosce con un sorriso che stempera la fatica. «Parliamo di 2.900 atleti olimpici, 665 paralimpici, 16 discipline olimpiche e 6 paralimpiche, 318 sessioni di gara: è davvero un mosaico. Bisogna incastrare orari, spostamenti, allenamenti. Capire chi gareggia in più specialità, come garantire loro recupero, alimentazione, riposo. Ogni pezzo deve trovare il posto giusto».

Coordinare il mosaico sportivo di Milano Cortina 2026

La parte sportiva dei Giochi è un organismo vivo, fatto di relazioni e continue micro-decisioni. Riccardi deve dialogare con le federazioni internazionali, con i comitati olimpici, con gli staff medici, gli allenatori, gli atleti. «Non è solo coordinamento tecnico» spiega. «È ascoltare, prevedere, saper risolvere problemi prima ancora che si manifestino. È garantire che ogni atleta arrivi sulla linea di partenza nelle condizioni migliori». Milano Cortina è un’Olimpiade diffusa, forse la più diffusa di sempre: 22 discipline distribuite su quattro grandi cluster — Milano, Cortina, Valtellina, Val di Fiemme — con 13 venue olimpiche e 5 paralimpiche. Un territorio vasto 22.000 chilometri quadrati, che abbraccia scenari e identità diverse. «È un progetto innovativo» racconta con orgoglio. «Abbiamo scelto di valorizzare le venue esistenti, portando gli atleti nei luoghi dove il know-how è consolidato. Cortina, Anterselva, Tesero, Bormio: sono territori che vivono di sport, che conoscono il ritmo della neve e la cultura dei grandi eventi. È un modello più sostenibile, più rispettoso, più vicino all’anima delle Alpi».

Un’Olimpiade “diffusa”

L’esperienza che porta con sé le permette di mantenere una calma rara. Una calma che nasce da decenni nelle stanze dove lo sport mondiale prende forma, tra mondiali complicati, olimpiadi in pandemia e mediazioni delicate. «Ho imparato una cosa fondamentale» aggiunge. «Gli atleti hanno bisogno di autenticità. Di sentirsi accolti, di trovare spazi che parlino la loro lingua. E queste Olimpiadi vogliono essere più umane. Più vicine alle persone, soprattutto ai giovani che hanno bisogno di ritrovare nello sport un compagno e non una sfida inarrivabile». Quando parla del suo team, lo fa con una tenerezza quasi inattesa. «Siamo circa 1800» dice sorridendo, come se il numero stesso la sorprendesse ogni volta. «Ed è una macchina enorme, certo, ma funziona perché ognuno ha chiaro il proprio ruolo. Le Olimpiadi non si fanno con gli eroi: si fanno con le squadre, con chi lavora dietro le quinte, con chi non compare mai ma regge tutto».

Essere pronti: la filosofia che costruisce i Giochi

Il futuro si avvicina rapido: 116 medaglie d’oro olimpiche e 79 paralimpiche da assegnare, oltre 90 Paesi attesi, e lo storico debutto dello sci alpinismo, disciplina dalle radici profondissime nel nostro Paese. «Vederlo entrare nel programma olimpico è un traguardo enorme» dice. «Segna un pezzo della nostra identità, restituisce qualcosa alle montagne che ci hanno cresciuti». Poi, quasi senza preavviso, arriva un momento di quiete. Le chiediamo una parola che rappresenti questi Giochi. Non esita, non ci pensa: «Valori. Emozioni. Sono il cuore di tutto. Quando la neve si scioglie e le luci si spengono, è quello che rimane.» Si alza per salutarci, già con la mente rivolta alla prossima riunione, al prossimo incastro, al prossimo dettaglio da sistemare. Poi si ferma un istante e aggiunge un’ultima parola, con un mezzo sorriso che dice molto: «E poi: “pronti”. Bisogna esserlo sempre. Affrontare i problemi, mettersi al servizio. È così che si costruiscono i Giochi».